29 DICEMBRE 2017

DOMANDE A CURA DI ALEXANDER DANIEL

 

At the Dawn. Una delle realtà underground power/heavy metal più valide in Italia, sia in campo strumentale, sia in campo vocale. Giovani, nati nel 2011, concorrono nel panorama discografico con un EP e due full-length. Band “dalle molteplici sfaccettature”, creatori dell’accezione “dawniano” e sempre attivi per quanto riguarda concerti e live, come tutte le band gli At the Dawn ne hanno vissute sia di positive sia di negative. Insane Voices Labirynth è felice di presentarvi, qui di seguito, un’intervista esclusiva, soprattutto a seguito del loro inatteso split-up di breve durata.

 

La domanda che sorge spontanea ad inizio di questa intervista potrebbe quasi essere banale: Come mai avete dichiarato il gruppo come split-up alla fine del 2016, nonostante poi siate riusciti a trovare nuovi membri?

 

Ciao Alexander, alla fine del 2016 avevamo deciso di chiudere perché per noi Mattia era una parte fondamentale, subito dopo anche Vittorio ha deciso di prendere altre strade e noi tre (Vinci, Viaggi e Stefano) abbiamo pensato che si potesse scrivere un nuovo capitolo e ricominciare a lavorare con persone nuove, e siamo orgogliosi di farvi sapere che abbiamo trovato tre ottimi elementi che presenteremo nel corso del 2018.

 

Parliamo dell’album più recente, “Land in Sight”. Uscito nel 2015 per la milanese Bakerteam Records – label che ha collaborato con gruppi underground del calibro Ephyra, Lahmia, Nightglow, Svlfvr e via dicendo– si presenta quasi nelle medesime accezioni di “Countdown to Infinity” (EP) e “From Dawn to Dusk” (debut album). È dunque proprio questa la vostra impronta digitale, un power/heavy metal medesimo, che si evolve nella sua qualità d’uscita?

 

Hai espresso esattamente la nostra idea, l’impronta è quella, ma la nostra “particolarità” è che non ci siamo mai dati dei canoni precisi e abbiamo sempre suonato quello che ci piace senza troppe barriere. Tutto quello che è venuto fuori in “land in sight” è stato un naturale proseguo di “From dawn..”.

 

Che immagini vi evoca la musica che scrivete? Sono arbitrari scenari create dalla vostra mente o qualcosa di indefinito rispetto una forma?

 

Tutte le nostre canzoni nascono dalla mente di uno di noi tre, ma la storia vera e propria nasce dai testi che sono tutti opera di Stefano (che per queste cose, personalmente, lo reputo un vero genio).

 

Parliamo del videoclip “A Crow with No Wings”, divenuto quindi singolo ufficiale prima dell’uscita del secondo album. Fra tutte le canzoni più epiche che avreste potuto scegliere (come “Through a Darkened Sky” o “The Day When Heroes Die”), perché proprio la #11?

 

Abbiamo scelto “Crow” perché era la più evocativa e la più “semplice” da realizzare. Complice il fatto di tempi molto stretti di realizzazione, aiutati però dal clima perché il paesaggio innevato è una zona molto bella della natura di casa nostra.

 

Nel videoclip sono presenti scene particolari, oltre voi che suonate: un signore anziano che legge una favola a due bambini e Stefano De Marco che passeggia incappucciato in un bosco di ghiaccio. Qual è la chiave di lettura del video, pensando al legame indissolubile fra il titolo della traccia e le scene?

 

La storia prende ispirazione dal “trono di spade”, racconta di questo guardiano che sacrifica la propria vita per il suo credo, il signore che legge la storia è lui da anziano (come si può notare alla fine del video, quando appoggia il libro, ci sono abito e spada). Una piccola curiosità, il signore è il mitico Giorgio, padre di Viaggi, mentre una delle bambine è la figlia grande di Stefano.

Insomma, un video girato in famiglia!

 

La partecipazione di Letizia Chiozzi dei Synful Ira alla traccia “Rosamund’s Suite (The Revenge)” dona all’album la sua femminilità e, in un certo senso, un altro tipo di sensibilità armonica. In futuro, saranno presenti partecipazioni canore “rosa” sul vascello degli At the Dawn?

 

La partecipazione di Letizia per noi è stata davvero sentita e la ringraziamo ancora perché si è dimostrata una persona umile e con un grande talento. Per quello che riguarda le collaborazioni, ci sono tante idee e non ti escludo che possa tornare una voce femminile in qualche nostro brano.

 

Dato che si è parlato di futuro, il 2018 vedrà solo nuovi concerti o state già lavorando ad un futuro terzo album?

 

In realtà, alla fine del 2016 avevamo già il terzo album pronto e lo studio prenotato dal mitico Simone Mularoni, ma le cose poi sono cambiate e abbiamo dovuto fermare tutto. Ora siamo ripartiti, stiamo lavorando il materiale per farlo suonare al 100% col nuovo suono ATD grazie all'apporto dei tre musicisti nuovi, che sono sicuro porteranno grande rivoluzione al nostro sound.

 

Che impressioni avete del genere che suonate qui in Italia? Pensate che heavy metal e power metal non siano entità morte?

 

Credo che il genere, soprattutto in Italia, viva di vita propria, e tante realtà siano un vanto per il nostro paese, come i DGM, RHAPSODY OF FIRE, LABYRINTH, solo per citarne alcune, e anche l’underground è ancora molto attivo, quindi per rispondere alla tua domanda, il Power/Heavy è vivo e vegeto!

 

Fra i vari momenti degli At the Dawn, quale dei vostri eventi amate ricordare di più? E quale meno?

 

Unica risposta per due domande, la data al RockPlanet di spalla ai mitici ANCIENT BARDS. Data bellissima perché ci ha dato una grande e bella risposta del pubblico, ma purtroppo diciamo “amara” in quanto l’ultima con la formazione storica.

 

L’ultima domanda è finalizzata a farvi conoscere un po’ più in profondità di quello già si può intendere andando a visitare la vostra pagina Facebook: esiste sul vostro vascello un’entità capace di tenervi uniti e non permettere che voi vi sciogliate una seconda volta e, se sì, ce la descrivereste con le vostre parole?

 

Il bello del nostro gruppo è che siamo innanzitutto persone che amano il genere e la musica, e noi tre anche grandi amici sotto il palco. Al momento è presto per dirlo, ma credo che anche i 3 nuovi membri “dell’equipaggio”, diventeranno parte fondamentale. Qualunque sia il nostro futuro, penso che cercheremo sempre di portare la nave in porto, fare rifornimenti e ripartire per nuovi mari e nuove avventure.

 

Grazie per avere dedicato a noi, fan e ascoltatori il vostro spazio e la vostra pazienza nel rispondere ad ogni domanda. Siamo giunti ai saluti finali, quindi. Approfittatene per lanciare alle “scorrerie” del vascello il vostro più roboante grido di riconoscimento!!!