5 AGOSTO 2017

INTERVISTA A CURA DI GIULIA DE ANTONIS

 

Si  potrebbe iniziare con la vostra storia, raccontatela.

 

Umberto (chitarrista): Il tutto nasce dal mio ritorno in Calabria e dalla voglia di suonare dei vecchi pezzi che avevo in cantiere, ma poco dopo il progetto andò scemando per impegni personali degli altri membri del gruppo. A questo punto entrò in gioco un vecchio amico, o meglio ancora un fratello acquisito (Fabio dei Bad Trip), che mi consigliò di contattare un giovane bassista e cantante di nome Giando. Con lui si instaurò subito una buona sintonia, ma poco dopo fummo abbandonati anche dal batterista. La ricerca del nuovo batterista si concluse con Giorgio che con grande entusiasmo entrò a far parte del progetto. Dopo qualche prova nella formazione a tre ci rendemmo conto che con un’altra chitarra avremmo potuto migliorare il nostro sound e che Alessandro era il nostro uomo! I suoi arrangiamenti, diversi dai miei, hanno apportato una maggiore peculiarità all’identità dei Deep Valley Blues. Da questo momento abbiamo iniziato a lavorare sodo per fare uscire il nostro primo lavoro e il nostro primo videoclip.

 

Stile musicale particolare, cosa potete riferire a riguardo?

 

Umberto: Non abbiamo un solo riferimento, non ci piace una categoria sotto cui inserirci. Cerchiamo di creare dei pezzi “interessanti” per l’ascoltatore che poi, a sua volta, può aiutarci ad individuare i nostri punti di forza o le nostre mancanze e – perché no? - etichettarci secondo un genere preciso.

Giando (bassista e cantante): Possiamo dire che il genere a cui siamo più affini è lo stoner, ma non ci piace inquadrarci in un solo genere. Non aver delimitato a prescindere le nostre composizioni e suonare senza limitarci a un solo genere ci aiuta a dare sempre il massimo!

 

Come pensate venga visto dal pubblico il vostro primo lavoro? E voi invece come lo vedete?

 

Umberto: Abbiamo cercato di fare un lavoro che risultasse piacevole all’ascolto, che coinvolgesse dall’inizio alla fine e tenesse alta l’asticella d’attenzione dell’ascoltatore. Abbiamo cercato, per questi motivi, di racchiudere più stili anche all’interno dello stesso pezzo. Io li immagino come le curve di una bella ragazza, curve sinuose che non ti stanchi mai di ammirare.

 

Potete parlare dei vostri testi? Avete in particolare un paroliere e un compositore?

 

Giando: I testi dei Deep Valley Blues partono dalle esperienze che ho vissuto in prima persona. Durante un periodo in cui ho avuto momenti veramente negativi ho ricevuto la chiamata di Umberto e ho pensato: “bhè sarebbe il momento giusto per buttare tutto questo fuori attraverso la musica”. Così sono partito da Prey, in cui mi vedevo come una preda che doveva reagire diventando cacciatore. Hell of a Month (il nostro primo singolo), che può essere tradotto come “un mese d'inferno” oppure  “che c*zz*  di mese”, in cui con ironia ed in maniera metaforica racconto tutto quello che mi stava succedendo inseguendo qualcosa che era vano. Così anche Ashes in the wind e Banzai evidenziano l’importanza dei sentimenti negativi e di come, per forza di cose, l’amore per sopravvivere debba diventare odio...

Durante la scrittura di Death Valley Blues invece ho immaginato un ambiente ostile in cui alla fine però si poteva trovare pace ed il testo è venuto fuori naturalmente. Infine, nella breve strofa di Space Orgasm parlo di un delirio psichedelico e dell’incontro con qualcosa di paranormale.

 

Rivolgendosi ai fondatori di Deep Valley Blues, é stato faticoso creare e portare avanti il progetto? Raccontate gli aspetti più entusiasmanti della vostra “avventura”.

 

Umberto: Sì, lo è stato! In alcuni momenti abbiamo seriamente pensato di lasciar perdere tutto, ma poi la dea bendata ci ha assistito e siamo riusciti a trovare la squadra per poter andare avanti.

 

Come mai avete assegnato un nome così particolare al progetto?

 

Umberto: Il nome, in alcuni casi, potrebbe essere fuorviante, ma nei nostri pezzi ci sono molti giri ispirati al blues e anche la sonorità vuole portare l’ascoltatore nella “profonda vallata del blues”.

 

La parola originalità secondo voi che peso può avere in materia musicale?

 

Umberto:  per quanto riguarda la musica, fare quello che si sa fare e farlo col cuore e con passione: eccola qui l’originalità.

Giando: Ha molto peso, l’originalità oggi è fondamentale. Non possiamo ricalcare per sempre ciò che è stato fatto nel passato! Basta veramente poco per proporre qualcosa di diverso, bisogna essere più se stessi ed essere fiduciosi, ma soprattutto non aver paura di credere in quello che si fa.

 

Avete delle influenze musicali da parte di altre band?

 

Umberto: I miei ascolti vanno dai Portishead ai Prodigy, dai Queen ai Sepultura, dal blues anni 40 al folk irlandese.

Giando: Tutti noi abbiamo delle diverse band a cui ci siamo ispirati per dare una forma a questo progetto. Personalmente tento di prendere ispirazione da tutti i miei ascolti, che vanno dalle band più conosciute all’underground locale. Se devo fare dei nomi: Black Sabbath e Motorhead in primis, da loro è partito tutto l’hard rock come lo conosciamo oggi.

 

Se si parlasse di innovazione in campo musicale cosa vi verrebbe in mente? Pensate che in Italia la scena Metal e Rock potrebbe avere successo?

 

Umberto: Penso di sì, anche perché il rock è la base della musica e penso sia difficile trovare qualcuno che non lo apprezzi in quanto tale.

Giando: Mi viene in mente un promoter che decide di puntare su bands valide partendo dal territorio, un locale che finalmente viene agevolato per l’organizzazione di serate e un gestore che ci crede veramente aiutando la scena musicale, mi vengono in mente musicisti che non si fanno la guerra e che si aiutano a vicenda. Magari sono un sognatore, ma secondo me già partendo da piccolissime cose si può crescere anche in Italia.

 

Per quanto riguarda il Blues, cosa potete riferire? Da dove é nata la passione per tale genere musicale?

 

Umberto: La mia passione per il blues è nata nel periodo tra gli ultimi anni di scuola e l’inizio dell’università quando, per curiosità, mi avvicinai all’ascolto di Hendrix. Sono rimasto esterrefatto da questo personaggio tanto che decisi di capire da dove venivano certi riff e scavai scavai fino ad andare ad ascoltare e ad apprezzare il blues puro.

Giando: Ho ascoltato tanti brani sia dei Cream che di Hendrix, come anche di Chuck Berry e altri, ma mi piaceva in maniera particolare trovare un artista che non facesse blues e si ispirasse comunque ad esso per la composizione di nuovi brani. Posso affermare, senza pensarci a lungo, che il blues è alla base di molta musica moderna perché permette di esprimere al massimo tutte le emozioni di chi suona.

 

Reputate difficile mettere in sintonia le influenze dei vari generi musicali da cui é composta la vostra musica?

 

Umberto: Per ora ci viene abbastanza naturale e speriamo che continui così!

 

Concludete con qualche parola a vostro piacimento.

 

Umberto: Vorrei augurare ai lettori un buon ascolto, sperando che il nostro intento trovi riscontro.

Giando: Salutiamo i lettori di Insane Voices Labyrinth! Speriamo che possiate apprezzare questo nostro primo lavoro o quantomeno darci un’opinione, non importa che sia negativa o positiva, perché solo chi ascolta può aiutarci a migliorare.