17 NOVEMBRE 2017

DOMANDE A CURA DI GIULIA DE ANTONIS

 

Diatomea è il nome del vostro progetto, nome appartenente ad un particolare organismo unicellulare, però ciò che interessa è il significato che voi stessi gli attribuite, per quale ragione lo avete scelto?

 

La scelta del nome Diatomea è dovuta al doppio rimando simbolico che ci pareva portare con sé questa alga unicellulare. Un primo significato si lega alla diatomea in quanto organismo vitale primordiale, metafora dell’esistenza e della singolarità della persona; un secondo significato deriva invece dal fatto che, sedimentando come fossile, la diatomea crea un minerale - la diatomite - utilizzato per la fabbricazione della dinamite. Alla prima simbologia della vita se ne intreccia quindi una seconda più esplosiva e dirompente, distruttiva se vogliamo. La Diatomea letta in questa bipolarità ci pareva quindi un’ottima descrizione stilizzata della nostra musica, energica e dirompente ma accompagnata da momenti più riflessivi, distesi e intimi.

 

Dieci anni di carriera festeggiati creando il primo full-length, come mai avete deciso di attendere un periodo non definibile breve prima di creare un album? Descrivete questo nuovo lavoro.

 

Vero, dieci anni non sono pochi, ma crediamo che, per essere credibile e interessante, una proposta musicale debba raggiungere una propria identità e un adeguato livello tecnico, diciamo una certa maturità, prima di proporsi al pubblico. In questi anni di condivisione dello stesso percorso musicale abbiamo lavorato duramente per migliorarci come musicisti e per definire un nostro vocabolario espressivo che, speriamo, risulti distinguibile e personale per chi ascolta. Abbiamo prodotto diversi demo/EP e abbiamo modificato la nostra formazione con l’obiettivo di perfezionarci e definirci come gruppo. Crediamo perciò di non aver buttato via del tempo, ma di averlo speso per costruire qualcosa di solido.

 

Facendo un passo indietro, chi ha deciso di creare il progetto? Come vi siete conosciuti?

 

Come spesso succede, tutto è cominciato dalle ceneri di un gruppo cover: si trattava di un tributo agli Slipknot in cui militavano Matteo (all’epoca al basso) e Mattia (alla chitarra). Parliamo circa del 2006, non si trattava del gruppo preferito di nessuno dei due, ma di un buon pretesto per suonare gli strumenti che, fino a non troppi anni prima, utilizzavamo solo nelle nostre camerette! Il progetto aveva basi poco solide e ha avuto una durata lampo di un solo live, ma ha avuto anche il merito di farci conoscere, di cementare una profonda amicizia e di farci capire che la nostra volontà era quella di comporre brani originali. A quel punto ci serviva un batterista e la scelta è stata quasi scontata dato che il fratello maggiore di Matteo, Fulvio, suonava già da anni e aveva alle spalle una buona esperienza con gruppi della zona. Alle prime composizioni strumentali mancava a quel punto solo una voce, ma non è stato affatto semplice trovarla: ci sono voluti diversi mesi e parecchi tentativi per trovare Christian, che conoscevamo già per la sua militanza in band locali. La formazione così definita è stata la struttura alla base dei primi anni dei Diatomea fino al 2013, momento in cui Matteo ha deciso di passare alla chitarra ed è entrato nella formazione Simone, tuttora responsabile delle basse frequenze.

 

Raccontate dei lavori fatti finora: cosa ne pensate?

 

La primissima registrazione è stata “Dimmi com’è” (2007), una presa diretta di cinque pezzi registrati in fretta e furia in un’unica giornata al Nadir studio di Tommy Talamanca. È seguita una seconda tappa sempre al Nadir, nel corso della quale abbiamo steso il demo in quattro tracce “Fuori moda” (2011), la nostra prima vera registrazione multitraccia. Come anticipato, le prime produzioni sono state demo, e per molti di noi hanno rappresentato il primo approccio allo studio di registrazione; col senno di poi crediamo siano state tappe formative, importanti per prendere confidenza con lo studio e per sviluppare uno stile originale. Dopo l’esperienza maturata in anni di live e un cambio di formazione, con l’arrivo di Simone, abbiamo pensato di aver raggiunto un livello di preparazione e un’originalità tali da poter finalmente pensare a un full length vero e proprio. Così ci siamo rivolti al Blackwave studio di Fabio Palombi dove, in seguito ad una prima registrazione di prova per conoscerci reciprocamente, abbiamo deciso di registrare “Diatomea”, uscito appunto quest’anno.

 

Dal punto di vista stilistico ci sono stati grandi cambiamenti dal 2007 ad oggi?

 

Sicuramente sì, in dieci anni si cambia come persone, ci si conosce musicalmente meglio tra componenti del gruppo, si cresce insieme e si scoprono nuove possibilità espressive, e tutto ciò inevitabilmente modifica lo stile di una band. Nonostante la volontà di fondere parti legate alla tradizione metal a sezioni più melodiche ci contraddistingua sin dagli inizi, possiamo forse leggere il nostro percorso come un passaggio da sonorità e composizioni più radicate nel crossover e nel nu-metal a uno stile più originale, tecnicamente più maturo e orientato all’ibridazione, all’apertura a contaminazioni musicali provenienti non solo dall’alternative metal/rock ma anche dal rock puro e dalla musica anni ‘70. Se poi agli inizi è difficile non ispirarsi più o meno consapevolmente ai propri idoli musicali, crediamo e speriamo di essere progressivamente riusciti negli anni a maturare una nostra identità. Di fatto non si è trattato tanto di scelte consapevoli quanto di un’evoluzione naturale, legata all’ampliamento del gusto musicale di ognuno di noi e alla volontà di esprimerci musicalmente in maniera più spontanea.

Cosa potete riferirci riguardo i testi e le composizioni? C’è in particolare qualcuno che le crea?

 

La scintilla iniziale per la genesi di un pezzo è quasi sempre un riff o una progressione strumentale delle chitarre, ma si tratta in genere di una bozza o di una struttura vaga, alla quale viene gradualmente aggiunta una sezione ritmica e infine una linea vocale che, in base alle sensazioni che la musica suggerisce, si concretizza in un testo. Le liriche sono stese principalmente da Christian ma spesso, quando il tema di fondo ha finalmente preso la sua forma, Mattia si confronta con Christian per valutare eventuali soluzioni alternative o integrazioni. L’idea di fondo è sempre quella di far crescere il pezzo insieme, col contributo di ogni elemento del gruppo, nella convinzione che un lavoro condiviso porti con sé un valore aggiunto e una ricchezza irraggiungibile attraverso il lavoro isolato di un singolo.

 

A questo punto non si può evitare di chiedere di cosa parlano le vostre tracce...

 

I testi di “Diatomea” si dividono principalmente in due nuclei tematici distinti ma tra loro connessi: la critica alle maggiori contraddizioni della società contemporanea e la reazione che il contesto socio-politico e le sue zone grigie generano nell’interiorità delle persone. Critica sociale e indagine sulla soggettività dunque, due argomenti che ci pareva ben si accostassero ai due significati simbolici di cui parlavamo prima a proposito del nome Diatomea: singolarità e vita dell’individuo da una parte, energia esplosiva e contrapposizione, dall’altra. Resici conto di questo parallelismo la scelta per il titolo omonimo ci è sembrata quella più azzeccata.

 

Si sa che avete partecipato a dei live, anche se sembrerà una richiesta generica, raccontate l’emozione che si prova e come vivete quei momenti.

 

Raccontare un’emozione a parole non è semplice, di solito ci riesce più semplice farlo attraverso la musica! Possiamo solo dire che ogni live, sia nel caso del piccolo locale con volti amici in prima fila o del festival con nuovi spettatori a cui voler dimostrare di che pasta si è fatti, dà una scossa adrenalinica profonda, che scuote e fa sentire vivi. Nelle serate giuste poi, quelle in cui si riesce a coinvolgere il pubblico, si viene a creare una connessione veramente particolare, tramite la quale tutta l’energia spesa nella stesura dei pezzi viene finalmente condivisa con qualcuno che apprezza e sembra vedere per un attimo quella parte di te che hai riversato nella stesura della tua musica. Vivere queste emozioni insieme ai componenti del proprio gruppo poi, crea un legame davvero prezioso e forse unico, che speriamo di poter coltivare ancora per molti, molti anni.

 

Qual è la vostra opinione in merito alla scena musicale italiana?

 

Ormai la musica, non solo in Italia ma nella maggior parte del mondo, ci pare ridotta più a intrattenimento che ad arte o espressione autentica di chi suona. Viviamo in un’epoca in cui si consumano voracemente singoli, non più album, usati come sottofondo per un’estate e poi dimenticati. È un’epoca in cui si seguono pop star usa e getta che, nel giro di una stagione, verranno rimpiazzate dal nuovo vincitore del talent di turno. Non solo preoccupa il vuoto di significato e di vero talento della musica contemporanea mainstream, ma anche il fatto che questo circuito di fatto tagli fuori dai giochi le realtà musicali più sinceramente mosse dalla volontà di esprimersi musicalmente, siano queste band o cantautori. Fortunatamente non mancano eccezioni e segnali di speranza, come il continuo fiorire di band interessanti nella scena live underground, anche composte da talentuose nuove leve, o al rinnovato e crescente interesse per gli LP e la conseguente riconsiderazione degli album come opere complete nella loro interezza. Vedremo se in futuro questi barlumi positivi daranno i loro frutti, ma siamo certi che il fascino della musica dal vivo, sia dei grandi nomi sia dei gruppi underground, non tramonterà mai.

Cosa vi lega all’arte musicale, se è possibile saperlo, seguite altre passioni oltre questa?

 

L’esperienza di ognuno di noi con la musica è unica, così come la motivazione che ci ha portato a voler imbracciare uno strumento. Per tutti noi la musica è comunque stata un forte fattore di socializzazione e un tassello importante nella definizione della nostra identità specialmente nel periodo adolescenziale, epoca dei primi ascolti scelti consapevolmente, attraverso i quali si incomincia a dare forma alla propria personalità musicale. Inoltre durante gli anni ’90 e i primi duemila, il savonese è stato veramente ricco di musica dal vivo e i frequenti concerti nei locali storici della zona, ormai purtroppo decimati, hanno sempre rappresentato non solo importanti occasioni di incontro per i ragazzi, ma anche un fondamentale stimolo per invogliarli a voler diventare parte attiva della scena musicale. Diciamo perciò che il nostro legame con la musica non può prescindere dal contesto in cui siamo cresciuti e abbiamo mosso i primi passi. Quanto alla seconda parte della domanda, oltre ai Diatomea abbiamo tutti altri interessi più o meno connessi con la musica: tra di noi c’è chi colleziona cd e vinili, chi ama mettere mano all’elettronica degli strumenti o degli effetti per chitarra, chi si prepara ai live facendo sport, pugilato, giocando a calcetto, facendo downhill in bmx o salendo sulla moto. Ma la musica è sicuramente un punto fermo per tutti noi, qualcosa con cui abbiamo un legame più profondo rispetto a un semplice passatempo.

 

Ci sono artisti da cui traete ispirazione o che comunque vi hanno dato un incoraggiamento a creare Diatomea?

 

Sin dagli esordi abbiamo cercato di non farci influenzare eccessivamente e di creare musica originale, ma è davvero difficile fare tabula rasa e non farsi condizionare, più o meno consciamente, dai propri artisti di riferimento. Forse ciò che nel lungo periodo ci ha salvato dal diventare la copia carbone di altre band è il fatto che abbiamo tutti gusti musicali molto eterogenei, che attingono da generi ed epoche anche molto distanti. Possiamo perciò nominare un gran numero di band di riferimento anche molto differenti tra loro, come Rage Against the Machine, Korn, Metallica, Pantera, Sepultura, Deftones, Machine Head, Porcupine Tree, Tool, Opeth, Linea 77 ma anche artisti decisamente distanti dal metal come Nirvana, Steven Wilson, CCCP, De Andrè, Verdena, Doors, Pink Floyd, King Crimson, Led Zeppelin, Stevie Ray Vaughan, Il Teatro degli Orrori, Foo Fighters.. potremmo proseguire per ore! In generale crediamo fermamente che mantenere viva la curiosità e la voglia di scoprire sempre nuova musica sia uno stimolo importante per mantenersi prolifici e non ripetersi.

 

Se avete qualcos’altro da riferire ai lettori di Insane Voices Labirynth avete uno spazio per farlo...

 

Anzitutto vorremmo ringraziare voi per lo spazio che ci avete dedicato per parlare di noi e del nostro album, e i vostri lettori, per averci sopportati e aver letto l’intervista sino in fondo! Li salutiamo con una piccola anticipazione: a breve pubblicheremo il videoclip del primo singolo estratto da “Diatomea”; si tratta del nostro primo video in assoluto, di cui siamo estremamente soddisfatti e che non vediamo l’ora di condividere con chi ci ascolta. Non vogliamo rivelare troppi dettagli, ma possiamo dire che è stato girato in un luogo a noi caro e rappresenta perciò una tappa molto importante per noi. Li invitiamo quindi a non perderci d’occhio! Un saluto.