5 APRILE 2018

DOMANDE A CURA DI GIULIA DE ANTONIS

 

Per cominciare, quando avete deciso di intraprendere questo cammino inaugurando il progetto Discordant Hemispheres? Cosa ha dato innesco a tutto ciò?

 

Il progetto nasce un paio di anni fa dall'amicizia tra Manno (basso) e Patarca (voce), già attivi in altre band. Non potendo esprimere a pieno le loro idee, hanno deciso di formare un nuovo gruppo per spingere le loro capacità al limite.

 

La vostra musica sembra essere un mix di generi, che si direbbe anche inaspettatamente piacevole, vi rimane difficile creare armonia tra le varie differenti tonalità?

 

È proprio quello che desideravamo. Ogni componente ha un background diverso e ognuno vede la musica da una prospettiva unica. Ovviamente ci vuole molto lavoro per riuscire a far emergere e amalgamare il tutto, ma altrimenti non sarebbe stata abbastanza divertente come sfida; il nostro processo creativo è molto minuzioso, ma porta grandi soddisfazioni.

 

C’è qualcuno in particolare che si occupa dei testi e delle composizioni?

 

Le composizioni nascono principalmente da Manno (basso), che cura anche la direzione artistica del gruppo, e poi lavorate assieme a Scarinci (chitarra) e Cafini (tastiera). Dei testi si occupa Patarca (voce) contemporaneamente allo sviluppo del brano.

 

Parlate dei lavori che avete creato fino ad ora…

 

Il primo pezzo ad esser stato creato è Paradise (is not here). Volevamo un pezzo che puntasse al technical death, che fosse armonico ma che non deviasse verso il death melodico. Dato che ci piace molto spezzare il ritmo e spiazzare abbiamo deciso di creare una ballad piano e voce intitolata Hell che fosse un prequel di Paradise per quanto riguarda il testo, e c'è un riferimento anche nel finale. Con Dicembre volevamo rialzare i bpm e dirigerci verso suoni più gothic elettronici. Creare un qualcosa che destabilizza ma punta allo stesso tempo anche ad affascinare.

 

Da dove è arrivata l’idea di creare tutti singoli? Sembra una scelta insolita e curiosa.

 

L'idea è più che mai lo specchio di questa società. Dopo un anno che provavamo da soli con la drum machine e che non avevamo la possibilità di appoggiarci a nessuno (lato economico) per poter fare un disco della qualità voluta, abbiamo deciso di autofinanziarci e di fare il disco “a rate”. Quindi un pezzo alla volta, una registrazione alla volta, una copertina alla volta, una collaborazione alla volta (data l'assenza ormai assodata di un batterista) ed ecco qui il progetto a singoli.

 

Attualmente quale pensate sia il vostro “cavallo di battaglia” tra i brani da voi creati?

 

Sempre il prossimo in uscita!

 

Ci sono altre band o personaggi da cui traete ispirazione?

 

Un'enormità: andiamo dal progressive anni 70 al tech death dei giorni nostri, come per esempio gli Area, la PFM, i Dream Theater, Opeth, BTBAM e tanti altri.

 

Ci sono altri progetti di cui fate o facevate parte?

 

Certamente. Patarca e Scarinci suonano con gli Hybridized, e Manno con gli Hamnesia e gli Ilios.

 

Che tipo di emozioni vorreste trasmettere con la vostra musica?

 

Tutte le emozioni che esistono. Per questo ogni pezzo è differente.

 

Ci sono altre passioni che avete oltre alla musica?

 

Diverse, molte delle quali spesso influenzano le nostre canzoni (e proprio a questo proposito stiamo preparando una bella sorpresa che però ora non possiamo svelare): la lettura, i fumetti, i videogames sono tra le nostre più grandi passioni oltre la musica.

 

La band può definirsi giovanissima, ci sono particolari programmi per il futuro?

 

Band giovanissima, a parte per il cantante Patarca..! Continueremo con i singoli, facendo uscire l'album completo + un "extra" quando sarà pronto e, a sorpresa, faremo dei live.

 

Uno spazio dedicato a voi.

 

Vorremmo che chiunque senta i nostri pezzi dia un feedback, positivo o negativo che sia. In questo periodo la difficoltà per i gruppi è più quella di arrivare al pubblico che creare un buon prodotto. Abbiamo tantissima musica valida che, per svariate cause, non riesce neanche ad arrivare all'orecchio dell'ascoltatore, non potendo così ricevere giudizio o riuscire a diffondersi, e per questo ci piacerebbe quindi che chi ascolta i nostri pezzi ci faccia sapere cosa ne pensa, e ci aiuti a diffonderli se reputa valido il nostro prodotto.