6 MAGGIO 2018

DOMANDE A CURA DI MELISSA GHEZZO

 

Risposte di Moreno (Chitarra dei Labyrinthus Noctis)

 

Labyrinthus Noctis sono una band milanese attiva dal 2003, in cosa consiste il vostro progetto?

 

Vogliamo cercare di portare avanti una proposta che comprenda una musica, diciamo, fuori dagli schemi e dalle convenzioni, e un relativo spettacolo live dalle diverse suggestioni. La sensazione di un viaggio, insomma, che è la percezione che molti han provato ascoltando il nostro ultimo lavoro.

 

Vi definite Goth/Doom/Prog/Space/Avantgard metal. Questi generi mescolati tra loro non potrebbero essere un rischio nella comprensione del vostro essere da parte del pubblico?

 

Beh, il nostro pubblico, quello che ci segue da anni, già sa a cosa va incontro ascoltando la nostra musica. E, come essa è di difficile etichettatura, così pure la nostra audience non si porta appiccicata addosso alcun emblema, essendo composta da gente che ascolta di tutto. Il pubblico “occasionale” invece, spesso resta un po’ sorpreso e sviato all’inizio, ma poi capisce, fa sua la materia, ed entra nel contesto e, il più delle volte, ci apprezza.

 

Lo scorso 16 aprile, è uscito il vostro terzo lavoro “Opting for the Quasi-Steady State Cosmology” che racchiude una cover di un'importante artista italiana ovvero Mia Martini, “Padre Davvero”. Qual è il motivo che vi ha portati a scegliere una canzone così impegnativa ed omaggiare questa grande voce scomparsa nel lontano 1995?

 

Probabilmente la volontà di reinterpretare un bellissimo brano, e quella di non scegliere una canzone banale. Andando così indietro nel tempo (1971) siamo riusciti anche a stare alla larga da un contesto modaiolo.

 

Nell'aprile del 2017 è stata inserita in formazione una nuova voce, quella di Ivy, presente nel nuovo lavoro “OFTQSSC”. Mi parlate un po’ di questo disco?

 

E’ un album che in un certo senso continua il discorso del precedente (“DUNNOS”), ma se ne slega essendo molto più vario e sperimentale: credo sia, al momento, il nostro più alto punto d’arrivo, avendo richiesto anche diversi anni tra per la sua realizzazione. Suoni ed argomenti trattati rimangono inalterati rispetto ai due lavori precedenti: brani lunghi, sperimentali, atmosferici, gotici, malinconici legati a tematiche e testi che riguardano lo spazio, il viaggio verso realtà ignote, la solitudine, l’alienazione… Siccome hai nominato Ivy, completo il discorso dicendo che la sua presenza e collaborazione ci han permesso di “uniformare”, con la sua voce, un lavoro decisamente eterogeneo e ampio, come tu stessa hai evidenziato: cori di Sin e guest a parte, Ivy ha prestato le sue corde vocali su tutto l’album, creando appunto un effetto di “stabilità”, che secondo me ci voleva, dopo le voci “alternative” usate per “DUNNOS”.

 

Ho ascoltato con insistenza un'altra cover realizzata, cover di una band simbolo del dark ambient/neofolk inglese... i “Death in June”. Quali sono le band che hanno maggiormente ispirato il vostro sound in questi anni?

 

Ognuno, nella band, ascolta generi e gruppi estremamente diversi. Tieni conto che io, Aeb ed Ark (nocciolo primordiale del gruppo) ci siamo conosciuti più di 20 anni fa in ambienti principalmente black-metal (!!)… Ma, se ascolti tutta la produzione dei LN, converrai con me che noi siamo tutto, tranne che black-metal! Nel corso degli anni ci siamo appassionati a tutt’altri generi e gruppi (però devo dire che già nel nostro “periodo black” non siamo mai stati chiusi e prevenuti verso musica “altra”) per cui ora ognuno di noi, a chioma d’albero, ascolta tutto e il contrario di tutto. Posso dirti i miei gusti personali: folk-metal, musica medievale, trance, dark, ebm, synth-pop, prog italiano, cantautori italiani…

 

Com'è il vostro approccio con la realtà musicale fuori dal nostro paese?

 

Suppongo tutti nella band ascoltino principalmente band straniere. Io sicuramente. Principalmente, vorrei sottolineare, perché poi ascoltiamo anche tanta musica italiana, specialmente gruppi a noi vicini, tipo amici o band a noi affini. Quindi per noi la musica straniera è molto importante, anche perché è dall’influenza di band estere (ormai datate) che è nato il nostro progetto.

 

Ci sono mai stati momenti in cui è vacillata la vostra convinzione sul creare musica ed in base a questo la voglia di non continuare a suonare?

 

Credo che questo presentimento sia stato sempre presente in noi e sempre lo sarà: è l’aspetto più umano ed emozionale, quando si ha tra le mani una “creatura” come la nostra, e credo di parlare a nome di tutti i musicisti. E’ il timore di non riuscire, di sbagliare, timore di essere stanchi, di non andar più d’accordo con gli altri. E’ estremamente umano e naturale, quindi inevitabile e probabilmente necessario e costruttivo! Infatti noi ci siamo ancora…

 

Ultima considerazione... Qual'è il vostro punto di vista su questa odierna difficile realtà musicale italiana?

 

Probabilmente ti riferisci alla realtà delle band emergenti nell’ambiente metal: tutti vogliono suonare e, perché no, fare qualche soldo, se non addirittura campare di musica. Alle volte ci si presentano compromessi: alcuni li accettiamo, altri no. Il totale che ci rimane non sempre è la somma aritmetica delle parti messe in gioco. Quindi a volte devi scegliere: prendere o lasciare. Il “booking” secondo me aiuta parecchio (ovvio, viene un po’ meno la tua indipendenza e autonomia, ma tant’è) e mette in moto la macchina, che non sono solo i musicisti, ma tutto l’indotto dei service, dei locali, delle zine, eccetera. Certo, potremmo provare a darci tutti all’hip-hop, al latinoamericano o alle tribute-band, dove la realtà è più rosea suppongo: questione di gusti e scelte: io, piuttosto, mi tiro un colpo…