4 SETTEMBRE 2017

DOMANDE A CURA DI GIULIA DE ANTONIS

 

Pur essendo una domanda sempre presente nelle interviste ed anche molto scontata sarebbe bello sapere cosa vi ha spinti ha creare questo progetto.

 

Ha a che fare con la nostra natura. Non ci facciamo molte domande logistiche, commerciali, non abbiamo un piano scritto e ci affidiamo molto alle emozioni, alle quali leghiamo un linguaggio o più linguaggi musicali, quelli che ci risultano più familiari o che ci incuriosiscono di più. La musica è uno dei pochi aspetti della vita che ci permette di sperimentare la libertà, ed è quindi il senso di libertà che ci spinge a esistere come band. 

 

Cosa potete dire riguardo al nome? In base a cosa é stato scelto?

 

Stiamo attraversando un periodo nel mondo in cui grandi masse di persone si spostano da Sud a Nord per ragioni quali fame e guerre. Le linee del nord sono quindi una proiezione di felicità e riscatto, sono delle strade immaginarie che noi identifichiamo però anche con il dolore profondo di staccarsi dalle proprie radici e procedere verso l’ignoto. E soprattutto a Nord si va verso la libertà, ma una libertà che costa sangue e fatica.

 

Di cosa si parla in genere nei testi delle vostre tracce? chi é la mente che scrive le parole e chi le composizioni?

    

Non abbiamo testi. Siamo una band strumentale. Nell’ultimo lavoro, “the Fearmonger”, abbiamo inserito dei “recitativi” in italiano, che sono un intermezzo narrativo e psicologico fra i brani. Aumentano il collante del concept e aiutano la fruizione delle emozioni musicali, le conferiscono ancora più potenza e significato. E’ un sistema che non abbiamo certo inventato noi, ma è la nostra scelta artistica.

 

Ci sono sentimenti o stati d’animo che vorreste trasmettere agli ascoltatori mediante la vostra musica?

  

Assolutamente sì. La musica è un linguaggio che deve comunicare un qualcosa, altrimenti diventa un noioso esercizio di stile e tecnica. Rispetto al primo disco “Farts from SETI code” stiamo andando verso una maturazione concettuale sempre più ambiziosa. Stiamo sperimentando noi stessi. Siamo affascinati da questa sfida ed è la nostra ricerca interiore, non solo musicale.

 

Brani interessanti quelli creati da voi, quali influenze avete? Ognuno di voi ha portato qualcosa di “proprio” nel progetto?

 

Diciamo che è ormai difficile stabilire chi ha portato e cosa, sono 5 anni che suoniamo insieme e ne abbiamo passate tante, belle e meno belle. Abbiamo un background comune, poi ci possono essere differenze nelle sfumature, ma è una identità molto condivisa la nostra. Le influenze ci sono inevitabilmente e derivano dalle tantissime band che hanno fatto scuola  nei generi progressive, rock, fusion. Abbiamo una predilezione generica e ideologica per gli anni 70, compresi i grandi gruppi prog italiani, ma anche i Rush e gli Aristocrats fanno parte dei nostri punti di riferimento musicali e non siamo affatto chiusi su questo.

 

Trovate facile unire i gusti musicali di ognuno di voi?

 

Abbiamo già risposto in parte. Se non fosse così sarebbe difficile la convivenza, specialmente in un gruppo strumentale, dove non c’è la voce che determina gli indirizzi musicali e artistici da prendere. 

 

Avete avuto esperienze in altri progetti? Se sì, hanno influenzato i lavori di Northern lines?

 

Sì ovviamente ognuno di noi tre ha avuto e ha altri progetti. Dipende molto se il taglio tende più al professionismo o alla creazione artistica. Parlo personalmente, mi è capitato di suonare liscio per ragioni di paga, eppure non ritengo che questa esperienza abbia influenzato la vita compositiva dei Northern Lines

 

Cosa potete riferire riguardo ognuno di voi?

 

Ci piace che sia il nostro suono a riferirlo. Ognuno di noi tre sta compiendo un percorso individuale oltre che di gruppo. Il baratro, nella musica, è sempre a un passo ed è una sfida continua fra momenti in cui sembra possibile e altri in cui sembra tutto compromesso. Facciamo affidamento sulla passione che ci mettiamo e sulla nostra tenuta psicologica oltre che sulle soddisfazioni che ci regala il pubblico, sia i fedelissimi che i nuovi. Noi suoniamo per gli altri, non per noi stessi. 

 

Quale pensate sia il punto di forza dei vostri prodotti musicali?

 

E’ uno in particolare:  non trattiamo la musica come “prodotto”, ma come ispirazione e stimolo interiore. Ecco perché poi capita che molti apprezzano la nostra musica anche non essendo conoscitori e cultori del progressive. Le etichette e i cliché  limitano le possibilità e non ci piacciono molto.

 

Come vi vedevate nell’immaginario infantile? Ciò che attualmente avete é ciò che sognavate già da bambini o si tratta di un desiderio arrivato in seguito?

 

Chi fa musica, a qualsiasi livello, è sempre un po’ bambino e gioca con i suoni esattamente come durante l’infanzia giocavamo con costruzioni o macchinine. La sensazione è simile. In questo non siamo cambiati molto. E i sogni sono sempre stati talmente grandi che sono rimasti quasi del tutto intatti. Non siamo arrivati, ma siamo appena partiti.

 

Un piccolo spazio a piacere per riferire qualcosa di interessante...

 

Prima di tutto ci tenevamo a ringraziarvi per lo spazio che ci avete dedicato, mandando un enorme saluto ai vostri  lettori (proggers e non) vi lasciamo qui di seguito i link dove poterci trovare ed ascoltare la nostra musica.

Ciao! 

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