15 MARZO 2018

DOMANDE A CURA DI LOREDANA GARRA

 

Chi sono gli Obscura Amentia? Di dove siete? Cosa vi ha portato ad intraprendere questo progetto?

 

Due amanti della musica estrema che hanno deciso di dar voce ai propri pensieri e di conoscerli ulteriormente, è un modo di studiare la nostra parte più inconscia e di prendere parte al lato più nascosto di noi.

Siamo italiani, il progetto è nato al Nord, ora siamo al Sud, più in là si vedrà... ora come ora è inutile specificare. 

Il progetto è nato come tanti altri, per l'amore per il genere, in seguito ci siamo creati un'identità.

 

Come mai un duo? Quali sono state le vostre precedenti esperienze musicali?

 

Un duo perché è un progetto troppo intimo per poter aggiungere un altro volto ad esso. Prima di esso abbiamo suonato in altri gruppi, nulla di importante per la scena.

 

Da dove attingete le vostre ispirazioni e a quali artisti (non solo musicisti) fate riferimento?

 

Veniamo continuamente ispirati dalla natura, ogni qual volta possiamo perderci nei suoi suoni ed essere lì tra gli alberi, di fronte alle cascate, dove poter mirare il cielo lontano dalla monotonia giornaliera; dai film come quelli di Dario Argento ed ogni pellicola che mostra il lato peggiore dell'umanità e quello più orrorifico, che fa riferimento alle nostre paure; le opere scritte quali romanzi e poesie di ogni epoca, ultimamente nello specifico le opere classiche greco-romane, le opere romantiche e pre-romantiche e il realismo russo (esempio doveroso: Dostoevskij); la pittura romantico-decadente (su tutti Caspar David Frederick, Dante Gabriel Rossetti, Klimt e Lawrence Alma-Tadema); ovviamente la musica: black metal in ogni sua forma, folk, post-bm, death metal e doom metal.

 

Parlateci di "The art of the human decadence":

 

Il nostro terzo album rappresenta un insieme di stati d'animo che un'anima in pena prova dopo che ha volontariamente scelto di calpestare le proprie radici e la natura cercando la perfezione nell'artificio umano: la continua ricerca di quiete ignorando e distruggendo l'unico elemento in grado di dargliela. Non è un concept album, è l'elemento di base di ogni canzone. Alcune di esse trattano maggiormente del dolore e dell'agonia, altre di incubi ed illusioni, altre di tristezza e apatia: è un seme a cui abbiamo dato tanta acqua abbastanza da farlo crescere e ramificarsi soffocando ciò che di buono abbiamo, il nostro male è il protagonista dell'album.

 

Avete altri due album indipendenti alle spalle, cosa è cambiato e come si è evoluto il vostro processo compositivo?

 

È cambiato tutto man mano che il tempo scorreva e che maturassimo a livello mentale e musicale: l'intento iniziale, il genere, le influenze, le idee, tutto. Siamo passati dal comporre raw black metal atmosferico a swedish black metal dalle tinte doom fino a un doom/black metal dalle tinte depressive. Il processo compositivo è rimasto più o meno lo stesso ma per il prossimo album le nostre risorse sono migliorate, grazie a chi ci supporta.

 

Songwriting, chi se ne occupa maggiormente? Cosa volete dirci riguardo ai testi? Quali sono i vostri temi principali e ricorrenti? Quali i significati?

 

Black Charm principalmente si occupa del songwriting mentre Hel dei testi: le liriche sono più che importanti, non sono solo riempitivi come per alcuni; sono i messaggi che ciò che comunemente chiamiamo "anima" vuole dare a chi ci ascolta, parte da uno sfogo, uno schiaffo nei confronti della nostra realtà per poi divenire un qualcosa di ben più ragionato, così da essere più tagliente e sincero. I temi più trattati sono gli umori, gli stati d'animo di un attimo o relativi alla natura, gli errori e le punizioni ad essi correlati.

 

Chi cura l'aspetto grafico e che importanza date all'impatto visivo legato alla vostra musica?

 

Entrambi ci occupiamo della grafica e dell'impatto visivo: riteniamo che sia estremamente importante, soprattutto per i tempi in cui viviamo. L'immagine solitamente aiuta anche a distaccarsi dalla realtà ma non è questo il nostro caso perché vogliamo rendere visibili gli orrori che ognuno di noi ha dentro, infatti non usiamo maschere che possano illudere chi ci ascolta di trovare in noi un attimo di svago da tutto ciò.

 

Volete raccontarci qualcosa di particolare sul videoclip omonimo?

 

Una faggeta con alberi altissimi che ci circondano mentre filmiamo istanti di luce e candore, di purezza ed illusione a cui fa seguito il nero più totale e la disperazione. Metafora dell'infanzia verso la consapevolezza della vita? La cecità che fa posto alla verità? O semplicemente la rappresentazione del testo, ovvero l'ignoranza che scopre ciò che l'illusione ha sempre taciuto e la mortificazione di aver perso per sempre la sorgente di tutto ciò di cui realmente necessitiamo (ovvero la natura)?

 

Siete intenzionati a suonare dal vivo?

 

Creiamo musica per un rapporto intimo con essa, l'ideale del nostro ascoltatore è colui che la recepisce nell'intimità del suo luogo sicuro che possa permettergli di varcare la soglia del suo inconscio. Quindi non crediamo che il live faccia per noi.

 

Come vedete il vostro inserimento nell'attuale realtà metal italiana? Vi considerate una band estrema? Avete side project? Su cosa vi concentrerete nell'immediato futuro?

 

Ci consideriamo una band estrema in ambito underground e speriamo che più italiani possano avvicinarsi alla nostra realtà. Non abbiamo side-project ed attualmente stiamo lavorando per organizzarci al meglio affinché il prossimo album sia il migliore che abbiamo mai fatto. Siamo in continua evoluzione.

 

Grazie per la vostra disponibilità, in conclusione quale esortazione volete fare ai lettori di I.V.L.?

 

Grazie a voi per questa opportunità, possiamo solo invitare chi sta leggendo a conoscerci meglio ascoltando "The Art Of The Human Decadence" e a seguirci per avere info in merito al nostro prossimo album a cui presto inizieremo a lavorare.