17 SETTEMBRE 2017

DOMANDE A CURA DI GIULIA DE ANTONIS

 

Per iniziare raccontate la vostra storia, chi siete?

 

Un saluto a te, Giulia, e a tutti i lettori di Insane Voices Labirynth. Noi siamo i Phoenix Again, un gruppo bresciano dedito al Prog-Rock di stampo soprattutto strumentale. Nasciamo a Brescia, con il nome Phoenix, nel 1981 su idea di tre fratelli, Antonio, Sergio e Claudio Lorandi, e di Silvano Silva. La nostra “storia” sembrava interrotta nel 1998, quando la band si è sciolta, ma nel 2007, dopo la prematura scomparsa di uno dei membri fondatori (Claudio Lorandi), noi Phoenix siamo tornati e abbiamo aggiunto l’avverbio “Again” al nostro monicker originale. In questi dieci anni di “nuova vita” abbiamo dato vita a un energico processo di pubblicazione dei materiali da noi composti nei vent’anni precedenti: abbiamo ritrovato una passione e una determinazione che ci ha permesso di toglierci parecchie soddisfazioni.      

 

Il vostro stile musicale é molto variegato, sembra essere frutto di qualcosa di profondo, come potete descriverlo?

 

La nostra vena compositiva prende sempre le mosse da un atto iniziale d’istinto cui segue inevitabilmente un lavoro di rifinitura che porta al “confezionamento” definitivo di un brano. Potremmo nominarti due nostre tracce per confermarti quanto detto: Cianuro Puro (“ThreeFour”, 2010) e The Bridge Of Geese (“Unexplored”, 2017). Il riff rabbioso di Cianuro Puro nasce da non sappiamo bene quale istinto primordiale di Claudio che, durante le prove per un concerto, l’ha abbozzato, probabilmente senza nemmeno pensare che poi gli altri componenti della band potessero seguirlo con tanta naturalezza; l’introduzione di The Bridge, invece, è stata composta da Antonio una mattina… mentre guidava il suo furgone per andare al lavoro in officina! Ovviamente, come detto, a questo processo istintivo deve seguire necessariamente il momento dello sviluppo vero e proprio del brano, fase che può richiedere pochi giorni come una vita intera!     

 

Potete fare una panoramica di tutti i vostri lavori? Cosa potete dire riguardo la vostra ultima fatica “Unexplored”?

 

I nostri lavori hanno una storia che parte da lontano, negli anni ’80. La maggior parte delle nostre composizioni che è possibile trovare nei tre album pubblicati fino ad oggi, “ThreeFour”, “Look Out” e “Unexplored”, sono un completamento o, meglio, un perfezionamento, degli arrangiamenti degli “early years” del gruppo. Potremmo anche dire che ciò che è cambiato nel corso di questi ultimi dieci anni è l’intento con cui “facciamo musica”. Nel 2007 Sergio, Antonio e Silvano hanno iniziato l’avventura “Phoenix Again” spinti dalla necessità di dare una forma definitiva ai lavori composti in gioventù e, ancor più, per commemorare un fratello e un amico: Claudio. Possiamo quindi affermare che “ThreeFour” (2010) è l’album che più di tutti tende all’obbiettivo commemorativo: la fase di registrazione ha infatti previsto il recupero delle tracce di chitarra che Claudio aveva registrato negli anni al fine di poterle inserire all’interno dei mixer finali. Ancora oggi tutto il ricavato ottenuto dalle vendite dell’album è devoluto in beneficenza: in questi anni abbiamo sempre cercato di organizzare nella nostra città, insieme alle più importanti associazioni attive nella ricerca sul cancro (AIL, AIRC et alia), un concerto in memoria di tutti gli amici che ci hanno lasciato, il cui ricavato è sempre stato devoluto nella sua totalità. Questa necessità di operare in memoria di qualcuno, specialmente di Claudio, ci muove tutt’ora e, finché avremo la possibilità di recuperare sue opere, che siano pittoriche o musicali, per poterle inserire nei nostri album, continueremo a farlo. La sua voce è presente in “Look Out” (2014), all’interno della traccia Invisible Shame, mentre la sua mano da artista è visibile all’interno della copertina del nostro ultimo disco, “Unexplored” (2017).

Quest’ultimo platter rappresenta di certo un piccolo cambiamento nel nostro sound. Innanzitutto l’inserimento del cantato in dosi per noi poco consuete, ma non solo questo. Nell’album si percepisce un intervento maggiore anche da parte dei tre giovani musicisti che sono entrati nella line-up già per le registrazioni di “Look Out”: Andrea Piccinelli, Marco Lorandi e Giorgio Lorandi. Dopo il banco di prova del 2014, con “Unexplored” hanno preso maggiore confidenza con l’attività di registrazione in studio e sono stati parte attiva per la realizzazione della release. Un’ultima ma importante questione riguarda la pubblicazione: per la prima volta, abbiamo unito le nostre forza a quelle di una casa discografica, la Black Widow Records, collaborazione di cui siamo estremamente soddisfatti!  

 

La copertina sembra un luogo fantastico e rappresenta molto il titolo “Unexplored”, è stata una semplice scelta mirata oppure dietro l’artwork si cela qualcosa di seriamente importante?

 

La scelta è stata piuttosto complicata in realtà perché almeno fino all’inverno scorso l’album avrebbe dovuto intitolarsi in modo diverso. Quando però la decisione finale è caduta sul titolo “Unexplored”, la scelta di utilizzare questa grafica è stata immediata. Lo sfondo è infatti quello di un dipinto a olio di Claudio, “Riflessi d’autunno” (1990), e noi non abbiamo fatto altro che aggiungere un po’ di nebbia per adattare il tutto all’aggettivo “inesplorato”.  

 

Una domanda prevedibile: chi è il compositore e chi il paroliere? Cosa volete trasmettere con la vostra musica?

 

Alla fase compositiva dei brani hanno preso parte attiva tutti i membri del gruppo: ovviamente i brani che sono stati composti negli anni ’80 hanno visto la partecipazione di Antonio, Sergio, Claudio e Silvano, mentre per le composizioni nuove, come “The Bridge of Geese”, hanno collaborato anche i più giovani. Le parole di “That Day Will Come” sono state scritte da Sergio Lorandi e da Karin Pilipp (che è anche l’autrice delle foto presenti nei booklet di “Look Out” e di “Unexplored”), mentre il testo di “To Be Afraid” è stato scritto da Claudio Lorandi e l’amico Bruno Peli a metà anni ’90.

Cosa vogliamo trasmettere con la nostra musica? Beh, prima di ogni altra cosa la nostra passione. In un certo senso, i Phoenix sono un progetto che funge innanzitutto come hobby: non rappresenta il lavoro di nessuno di noi perché, anche se ci piacerebbe, non ci basterebbe per vivere! Pertanto non abbiamo spinte o obblighi che ci spingono a comporre brani che debbano per forza corrispondere a necessità di mercato. Le composizioni dei Phoenix vogliono pertanto trasmettere quello che è il nostro gusto per la musica, nella speranza, ovviamente, che qualcuno possa emozionarsi insieme a noi sui nostri lavori. E, almeno per il momento, siamo entusiasti del riscontro positivo che abbiamo ottenuto nel panorama prog-rock in Italia e all’estero.

 

Interessante il nome del progetto, come lo avete scelto?

 

Come già detto, il nome originale del gruppo è Phoenix, ed è stato scelto perché la band sorge dalle ceneri del Gruppo Studio Alternativo, di cui Sergio, Claudio e Antonio costituivano il nucleo fondatore. La sera stessa in cui il G.S.A. si è sciolto, i fratelli Lorandi hanno dato vita, insieme a Silvano, ai Phoenix. La dicitura “Again” è stata introdotta nel 2010 quando, con la pubblicazione dell’album “ThreeFour” sentivamo la necessità di distinguerci dai numerosi gruppi rispondenti al nome di Phoenix. Inoltre, nell’avverbio “ancora” abbiamo trovato semplicemente il trait d’union con quello che la band aveva sempre rappresentato per noi: senza Claudio non sarebbe mai più stata la stessa, però siamo comunque riusciti a mantenere viva l’essenza primigenia del progetto.

 

Quali artisti preferite? Hanno influenzato molto il vostro stile?

 

Qui si potrebbe aprire un capitolo lungo quanto “Guerra e pace”! Del panorama musicale ci piacciono tantissime velature: dal folk al pop rock degli anni ’70, dai cantautori italiani ai country-men americani, dai Led Zeppelin ai Beatles. Insomma, tutto ciò che più ci garba lo ascoltiamo. Certamente il nostro sound è profondamente influenzato dai maestri del progressive inglese e nostrano: Genesis, Gentle Giant, King Crimson, Mike Oldfield, Le Orme, Banco del Mutuo Soccorso. Diciamo che questi nomi rappresentano il punto comune a tutti i membri dei Phoenix Again, poi ognuno ha le proprie inclinazioni personali: Inti Illimani, Mahavishnu Orchestra, Opeth, Dream Theater. È normale che qualche influenza nel nostro stile musicale sia percettibile, però cerchiamo di mantenere una linea compositiva che percepiamo come la più fedele: nella nostra musica rientrano parecchi generi diversi e molto spesso ci divertiamo nel comporre dei mesh-up tra stili differenti. Si pensi ancora a The Bridge of Geese, che accosta un’introduzione ambient, un primo sviluppo del riff con sonorità acustiche quasi medievali, una sezione centrale spiccatamente rock-fusion e un finale sinfonico! 

 

Come é nata la voglia di creare un progetto e la passione per il genere musicale che praticate?

 

La passione per la musica è una “malattia” che ci ha colpiti tutti fin da piccoli! Quando si inizia a suonare uno strumento e si iniziano a percepire i primi progressi su di esso, la voglia di creare un gruppo musicale diventa un’esigenza inevitabile. Suonare su un palco, condividere la propria musica con altri appassionati del proprio genere musicale: sono tutte sensazioni per cui vale la pena continuare a credere nei propri sogni. La passione per il progressive rock nasce ovviamente dai membri più “anziani” della band, che hanno vissuto sulla propria pelle l’esplosione dei grandi del genere, mentre per i più giovani la passione nasce da una ricerca continua.

 

Ci sono persone che amano l’innovazione in musica, altre che invece preferiscono i canoni classici, voi cosa ne pensate?

 

È una domanda un po’ “scomoda” perché ovviamente il senso stretto della parola “progressive” implica una necessità di guardare avanti e, per fare ciò, spesso si deve uscire dagli schemi. Ci sembra invece che al giorno d’oggi sia più impellente la necessità di fare musica guardando “indietro” per cercare di recuperare sonorità e metodi compositivi dai grandi degli anni ‘70. Come diceva Bernardo di Chartres, «noi siamo nani sulle spalle di giganti» e, di conseguenza, siamo spesso costretti a confrontarci con chi ha creato grandi opere nel passato. L’obbiettivo, però, dovrebbe essere sempre quello di proporre qualcosa di nuovo: più che all’innovazione matta e disperata, si dovrebbe puntare all’originalità.

 

Avete obiettivi ambiziosi per il vostro progetto? Se sì, quali?

 

Non abbiamo progetti ambiziosi. Certo, ci piacerebbe poter rendere la musica dei Phoenix Again un impiego a tempo pieno e indeterminato, però bisogna essere realistici: non sono i tempi migliori per la promozione del prog-rock, nonostante i lodevoli e grandi sforzi di alcuni personaggi noti del settore (come lo staff di Black Widow Records, Massimo Cataldi de La Casa di Alex, Gianmaria Zanier di Radio Vertigo One e molti altri). Ad oggi, il nostro obbiettivo più ambizioso è quello di incrementare la nostra attività “live”, magari riuscire anche a suonare all’estero. Nell’aprile del 2018, infatti, replicheremo l’esperienza olandese, dove siamo riusciti a creare un bacino di sostenitori che ci ha già sostenuti durante un concerto nel 2015. Speriamo inoltre di riuscire a estendere il nostro piccolo tour di presentazione di “Unexplored” anche al di fuori del nord dell’Italia. Per il momento, però, i lavori per l’organizzazione sono ancora in corso! 

 

Potete riferire qualcosa di importante che non sia già stato domandato...

 

Desideriamo salutare i lettori lasciando le “coordinate” per trovare tutte le informazioni e gli aggiornamenti riguardanti la band: potete infatti seguirci sul nostro sito web (www.phoenixagain.it) e sulla nostra pagina Facebook ufficiale (https://it-it.facebook.com/phoenixagain/). 

Per l’acquisto dei nostri dischi, invece, potete rivolgervi al nostro profilo Bandcamp (phoenixagain.bandcamp.com) o al sito di Black Widow Records (www.blackwidow.it).   

 

LINE-UP:

Sergio Lorandi: voce e chitarre

Marco Lorandi: voce e chitarre

Andrea Piccinelli: tastiere

Antonio Lorandi: basso e cori

Giorgio Lorandi: percussioni

Silvano Silva: batteria