7 LUGLIO 2017

DOMANDE A CURA DI GIULIA DE ANTONIS

 

Per iniziare si potrebbe parlare dei nomi d’arte, come sono stati scelti da voi? Per quale ragione?

 

Ciao a tutta la redazione di Insane Voices Labirynth. La scelta dei nomi d’arte rappresenta la volontà di descrivere, in estrema sintesi, la personalità di ogni componente dei Regardless of Me: Mr.Dark è l’Oscurità Raziocinante, Arys Noir la Grazia che si sviluppa per partenogenesi. Bullet è invece l’Irruenza e The Grand Duke la torva Custodia della Tradizione. 

 

La line-up sembra essere cambiata, se possibile saperlo, come mai? Vi trovate bene attualmente?

 

Esattamente: nel Giugno del 2016 la band si è separata consensualmente dall’intera sezione ritmica. Dopo molti anni insieme è normale che all’interno di un consesso sempre molto attivo si sviluppino idee differenti sull’indirizzo da dare al proprio percorso musicale.Io sono subentrato durante lo stesso mese al basso, mentre Bullet è stato reclutato qualche mese più tardi alla batteria. Ricordo anzi con molto piacere la telefonata di Mr. Dark: mi trovavo in Tunisia a visitare le rovine di Cartagine quando ricevetti la sua telefonata. Inutile dire che mi precipitai pochi giorni dopo a Milano per iniziare a provare. Attualmente riteniamo di aver raggiunto un notevole equilibrio all’interno della band: non ci sono tensioni particolari e ognuno si esprime musicalmente come meglio crede.

 

Potrebbe sembrare un argomento che si discosta un po’ dal tema “musica”, ma le copertine dei vostri lavori sono molto curiose, interessanti e si potrebbe anche dire elaborate, cosa potete dire a riguardo? Questi artwork hanno un loro messaggio da trasmettere? Lo trovate un elemento fondamentale?

 

Non c’è dubbio: benchè i i Regardless of Me non abbiano mai registrato un Concept album, è però evidente che sussista un legame forte tra i brani che compongono ogni album ed i relativi Artwork. A questo proposito  vorrei proprio farti l’esempio di Pleasures and Fear, il secondo lavoro della band: lì, la copertina dell’album ben rappresenta il milieu concettuale che si dipana attraverso ognuno dei nove brani contenuti nel lavoro. La figura indiana rappresentata è una divinità ibrida, mozza, una Kali/Ganesh orfana  dei tratti tipici delle due Deità: se infatti  è da una parte assente l’inquietante “cerchio” di braccia  che contraddistingue Kali, manca dall’altra il Padma, il Fiore di Loto, simbolo della più alta meta dell’Evoluzione umana.E’ dunque l’allegoria per via negativa dell’Uomo stesso che,  intrappolato nell’eterno e incompiuto atto di farsi Dio, si affida al Vacuum Mysticae e dunque al dolore di un’esistenza rinunciataria: che è appunto il tema affrontato da ogni singolo brano sotto punti di vista differenti.

 

A quale lavoro della vostra carriera musicale per ora vi sentite più legati? Potete spiegare le ragioni? Oltre ciò, é possibile avere un vostro parere per quanto concerne l’ultimo lavoro?

 

Per quanto riguarda i primi due lavori, vorrei risponderti più da ascoltatore che da componente della band: The World Within è un disco estremamente melodico. E’ stato catalogato, a mio avviso in maniera errata, nel calderone gothic per la presenza di voce femminile e di chitarre pesanti. Sfugge però dall’orbita gothic in maniera evidente, soprattutto per la notevole presenza di parti trip hop che lo vanno a collocare in un ambito più “prog”, se mi si accetta il termine “prog” in maniera un pò più ampia. Pleasure and Fear è invece un lavoro in generale più oscuro: la componente metal è ancora più evidente e aggressiva ed il mood generale dell’album trasuda fuoco. Ci sono dunque momenti di entrambi lavori che apprezzo molto. Discorso a parte va fatto per il nostro nuovo album, “The Covenant”, che stiamo registrando proprio in questi giorni e che uscirà dopo l’estate per l’etichetta Sleaszy Rider Records: sarà un album molto diverso dai precedenti.  Senza togliere il piacere della sorpresa posso dirti che si punterà su un impianto melodico ancora più coinvolgente e su arrangiamenti elettronici e sinfonici maestosi, senza mai rinunciare alla componente trip-hop. Mr Dark utilizzerà, così come accade per le live performance, la sua chitarra a 11 corde. Da parte mia sto invece facendo un ampio utilizzo del basso Fretless, incorporando in alcuni passaggi dei nuovi pezzi alcune frasi tipiche dell’Oud arabo e dello Zurna, strumenti di cui sono un fanatico da tempo immemore e il cui fraseggio non è riproducibile con un basso con i tasti.

 

Sicuramente come tutti i progetti anche Regardless Of Me possiede un compositore ed un paroliere, chi si occupa di tali mansioni? Da dove vengono idee ed ispirazioni?

 

Assolutamente: Mr Dark è il Deus ex Machina dei Regardless of Me. Da sempre si occupa integralmente della stesura dei pezzi: una vera e propria macchina da riff che trae ispirazione   dal vissuto umano e che canta l’odore dolciastro delle miserie dell’esistenza.

 

Da dove proviene il nome del progetto? Quando é nata l’idea di fondarlo? La passione per il genere musicale da voi scelto e praticato esiste da molto tempo? Come é nata? Se possibile parlate di esso da un vostro punto di vista e date una vostra opinione a riguardo.

 

I Regardless of Me sono stati fondati nel 2007 da Mr. Dark, cioè un anno dopo l’uscita del suo disco solista Devotion Materialize. Il monicker deriva dalla presa di coscienza concreta della caducità umana, destinata a non poter eludere la sofferenza semplicemente volgendo lo sguardo alla propria dimensione metafisica. L’amore per il metallo ci accomuna tutti da anni: sia io che Mr.Dark abbiamo però gusti ampi, Jazz e Fusion sono generi a cui ci sentiamo particolarmente legati. Personalmente sono un fan accanito anche di musica etnica.

 

Vi siete proposti obiettivi importanti per il futuro? Potete parlare di qualche vostro sogno nel cassetto riguardante il progetto?

 

Due sono attualmente gli obiettivi che ci proponiamo:  suonare il più possibile dal vivo e promuovere la nostra musica. 

 

Cosa potete dire riguardo i vostri live? Avete preferenze tra estero ed Italia? Se sì, per quali ragioni?

 

Un Live crediamo sia l’esperienza più bella a prescindere dal luogo in cui si svolge: personalmente suonare ”fuori” mi alletta di più. Non per esterofilia, ma perchè si ha la possibilità di conoscere e di venire in contatto con realtà differenti.

 

Potete riferire qualcosa riguardo la vostra tecnica e vla scelta di suoni? Se possibile sarebbe bello avere un vostro parere.

 

Ognuno di noi ha  gusti differenti: ci accomuna però la passione per alcune band, quali Meshuggah e Massive Attack, che rappresentano ad oggi la più importante influenza sul sound dei Regardless of Me. 

 

Quali sono i contenuti dei vostri testi? Comemai avete scelto tali argomenti? Vi sentite legati ad essi da qualcosa?

 

Come ti accennavo poco sopra i testi dei Regardless of me sono tutti incentrati sull’Esperienza umana nel suo complesso. In due parole, si rinuncia all’Onirico e si va a metter mano al “Fango” dell’anima.

 

Cosa ne pensate del mercato musicale odierno? Avete idee per migliorarlo? C’é inoltre una nuova usanza attualmente, la pirateria informatica, che sembra essere molto diffusa, come vedete questo fenomeno in relazione allo sviluppo della scena musicale underground?

 

La pirateria informatica è un cancro difficile da estirpare: scaricare illegalmente un disco che poi forse nemmeno si ascolterà,  (o anche un programma per fare musica), è lo specchio dei tempi che corrono: arraffare tutto per non godere appieno di nulla. Soluzioni non ce ne sono: ci si affida alla maturità dell’ascoltatore finale:  ça va sans dire.

 

Pensate di potervi aprire un giorno verso nuovi generi musicali oppure pensate di rimanere sempre fermi nello stesso? Se qualcosa é stato tralasciato aggiungete qualcosa in più a vostro piacimento.

 

Assolutamente si: nessuna barriera. La musica è soprattutto questo. Grazie per l’intervista e a presto.