13 MAGGIO 2018

DOMANDE A CURA DI MELISSA GHEZZO

 

Salve ragazzi, benvenuti su Insane Voices Labirynth.

Partirei subito con il chiedere del perché la scelta del Doom ovvero...perché avete scelto di esprimere i vostri pensieri attraverso questo particolare genere di metal?

 

Ciao, sono Valerio, il cantante, grazie dell’ospitalità. Mah, guarda, messa in questo modo sembra che sia stata solo una decisione conscia e ponderata ma in realtà è stato anche molto spontaneo: è stata la musica a condurci dove siamo ora. Onestamente, non sentiamo neanche di poterci riconoscere in un unico genere musicale, né come ascoltatori (io ad esempio oggi ho ascoltato Bruno Bavota, Sonic Youth, Bohren & Der Club Of Gore, Brian Eno) né come musicisti: i nostri gusti sono molto ampi e vari e questo spero e credo si rifletta nelle nostre canzoni. Personalmente credo che si possa dire che la nostra musica sia un ibrido tra shoegaze, post rock, slowcore e doom ma ci piace che ognuno trovi la sua definizione: il modo in cui viene classificata la nostra musica ci riguarda fino ad un certo punto. È recentemente uscito il videoclip del pezzo “Between the dark and shadows” e tra i commenti su Youtube è spuntato un utente che ci ha definiti “deep metal”: ecco, questa espressione, che definisce la sostanza della nostra musica più che la forma, ci è piaciuta molto. 

 

Il progetto RIM è nato nel 2013 da Gianluca Lucarini, successivamente è nata la band con l'arrivo del paroliere Valerio Granieri. Perché l'esigenza di creare una vera e propria band lasciando da parte la condizione di “one man band”?

 

Con Gianluca ne abbiamo parlato diffusamente, prima di iniziare questo viaggio. Lui aveva un’idea, un mood, la voglia di staccarsi dalla musica che aveva sempre suonato e che forse non lo rappresentava più del tutto. Io, per parte mia, avevo le  mie influenze e il mio stile: avevamo lo strumentale “Until my eyes go blind”, che lui già aveva da parte, ed ho iniziato quindi a scrivere degli altri pezzi. Quando abbiamo iniziato a suonare insieme queste canzoni per arrangiarle e renderle definitive (all’epoca suonavo anche la chitarra) abbiamo subito capito che la condizione era cambiata e che dovevamo essere una band. 

 

All'attivo ci sono due dischi, “Karma Anubis” del 2015 per a Wintersleep Records e “Away from Light” per Solitude Productions del 2018. Cosa c'è di diverso tra il primo ed il secondo album?

 

Tante cose. Anzitutto la durata: il primo è un ep, il secondo un full length. Poi, paradossalmente, il livello di sintesi e coesione: “Away from light”, seppur più lungo, è molto più focalizzato e compatto: la formazione che lo ha arrangiato è più stabile e suona insieme da più tempo e la differenza si sente, inequivocabilmente. A livello stilistico, gli ingredienti sono più o meno gli stessi, credo, ma suoni e produzione di “Away from light” chiaramente, sono di livello superiore. Lavorare da subito con gente come Fabio Fraschini (bassista di Novembre ed Arctic Plateau), con Gianluca Divirgilio (Arctic Plateau), affidare il mastering a Dan Swano…professionisti del genere innalzano all’istante il livello di un prodotto musicale, non c’è dubbio. 

 

Parlatemi un po’ di questo nuovo disco “Away from Light” uscito lo scorso marzo.

 

Ci soddisfa molto. I suoni sono scuri ma definiti, le melodie sono forti e severe. Certo, a distanza di tempo si trovano sempre dettagli che si vorrebbero aggiustare ma un disco è la fotografia di come si è al momento in cui lo si scrive e lo si registra, è normale vederlo diversamente guardandolo da più lontano, un po’ come osservare una propria foto non tanto recente. Sentiamo che ci rappresenti ancora piuttosto bene, le recensioni per ora sono state ottime, ogni volta che usciamo dal vivo lo sentiamo crescere e prendere più vita: è una bella sensazione. Come dicevo prima, è un disco compatto ma abbastanza vario: abbiamo declinato il nostro sound con diverse sfumature e, crediamo, senza perdere una coerenza di fondo. Ne siamo orgogliosi. 

 

In questo ultimo album c'è stato un cammeo della voce dei Novembre, com'è stata l'esperienza lavorativa insieme a Carmelo Orlando?

 

Che dire: è stato senz’altro emozionante visto che siamo tutti fan dei Novembre e che, a prescindere dai gusti, non si può comunque non nutrire ammirazione per loro ed il loro ruolo (fondamentale) nella genesi della “nostra” musica in Italia, in anni peraltro molto, molto diversi da quelli che viviamo oggi. A livello umano ci siamo trovati subito benissimo e, a livello artistico, chiaramente, è stato fantastico: Carmelo in studio fa impressione, ero a bocca aperta. Solo lui poteva rendere al meglio le urla disperate del finale di “Paranoia Pitch Black”, è stato perfetto.  

 

La vostra musica è fortemente influenzata da bands come Paradise Lost, My Dying Bride, Anathema, Katatonia... Cosa rappresentano queste bands per vostra realtà musicale?

 

Senz’altro dei riferimenti e dei punti di partenza: sono band che ammiriamo molto, anche come ascoltatori. Ma non voglio sembrare pretenzioso ed arrogante se dico che vogliamo, appunto, considerarle dei punti di partenza e non delle stelle polari da seguire: stiamo tentando di tracciare, per quanto possibile, una strada personale. Certo, nella “musica con chitarre” è stato detto più o meno tutto ma c’è ancora spazio per ibridare tutte queste splendide cose “già dette” in una sintesi propria: stiamo tentando di fare questo.  

Definite i Rome in Monochrome un trionfo di rassegnazione e isolamento, una maschera austera che occulta il nosense della vita... Da cosa scaturiscono queste affermazioni ed emozioni?

 

Dal fatto che, personalmente, sento sempre di più la vita umana come qualcosa di sbagliato e non riesco a scendere a patti con il senso di schiacciamento che mi dà guardare il cielo stellato e sentirmi minuscolo ed insignificante al suo confronto: sentiamo e percepiamo la nostra stessa esistenza come il centro nevralgico del Tutto mentre invece la realtà è che tutto ciò esiste a prescindere da chiunque di noi. Questa violenta discrepanza mi sembra lo scherzo di un dio crudele. 

 

Ultima domanda e una riflessione: qual è il vostro punto di vista sull'attuale scena metal italiana?

 

Che c’è tanta, tanta bella musica e che mi sembra si lavori sempre troppo poco per scopi comuni e sempre troppo per scopi personali, anche perché il modo in cui viene percepita la “nostra” musica dal “mercato” mainstream (ma anche indipendente, purtroppo)  mette molto in difficoltà tutti. Vorremmo contribuire ad abbattere alcune di queste barriere: non abbiamo alcuna paura ad approcciare un pubblico diverso dalla “nicchia”. Siamo qui per chiunque voglia ascoltarci.  

 

Grazie per aver dedicato un po’ del vostro tempo ai nostri lettori. 

 

Grazie a voi.