9 NOVEMBRE 2017

DOMANDE A CURA DI GIULIA DE ANTONIS

 

Parlando del nome scelto per il progetto “Shine Of Menelvagor”, cosa può dire a riguardo?

 

A costo di sembrare ripetitivo o scontato in un ambito come quello del metal estremo, ho scelto di utilizzare per questo progetto un moniker tratto dagli scritti di J.R.R. Tolkien, inesauribile fonte di ispirazione per centinaia di bands in ogni angolo del mondo. In particolare, Menelvagor è una costellazione, raffigurante lo “Spadaccino del cielo”, meglio noto tra gli appassionati con il suo vero nome, ovvero Túrin Turambar. Rimasi colpito da questo nome fin dalla prima volta che lo lessi, nonostante (la costellazione, non il personaggio) abbia un peso assolutamente effimero nella letteratura tolkieniana.

 

Cosa l’ha spinta a mettere in piedi un progetto musicale? Quando è nata la sua passione per la musica?

 

La passione per la musica è presumibilmente innata, è qualcosa di istintivo che quasi tutti, anche semplici ascoltatori distratti, possiedono, o dovrebbero possedere; quindi è praticamente impossibile per me farla risalire ad un preciso momento. Per quanto attiene invece alla scelta di dar vita ad un progetto musicale, questa risale a circa 8-9 anni fa, tra la fine del liceo e gli albori della carriera universitaria. Tra i vari progetti in cui sono attualmente impegnato, Shine of Menelvagor è il più remoto. Nonostante ciò, esso è rimasto qualcosa di concettuale per molto tempo, per l’impossibilità, da parte mia, di mettere su carta (o, in questo caso, su nastro) quanto creato. Molti dei brani originari sono confluiti nel primo full-lenght “Walking the Icepath to the Wanderers’ Plateau”, altri hanno subito variazioni, altri ancora hanno virato su coordinate più estreme, tali da dover essere pubblicate sotto altro moniker, ovvero Kalaallit Nunaat, di cui a breve sarà realizzato uno split album con il progetto lombardo Au Revoir.

 

Sicuramente c’è qualcosa che l’ha indotta a praticare un genere musicale così oscuro e forse definibile anche “complesso” e coinvolgente dal punto di vista psicologico, ci sono emozioni o sentimenti che in particolare vuole trasmettere?

 

A differenza di ciò che potrebbe apparire ad una prima impressione e ad un primo ascolto, “Walking the Icepath to the Wanderers’ Plateau” non ha come obiettivo quello di esaltare l’oscurità, o di trasmette il maligno all’animo dell’ascoltatore. Le sonorità opprimenti ivi contenute sono semplicemente qualcosa che, a parere di chi scrive, è assolutamente indicato ad immergere il destinatario in una situazione di introspezione e di isolamento dal mondo esterno, indifferentemente dalla capacità o volontà di questi di comprendere ed apprezzare il messaggio veicolato dalla musica stessa.

 

Parlando di testi e composizioni, cosa può dire a riguardo?

 

Le liriche contenute nei brani sono, come è facile immaginare, spesso legate al mondo tolkieniano, ma non nella maniera semplicistica in cui si può essere portati a pensare. L’ispirazione fantasy non è nient’altro che uno strumento retorico che consente, tramite l’utilizzo metaforico dello stesso, di comunicare la nostalgia del passato e la paura nei confronti di un futuro incerto, come in “Perceptions By The Keeper Of An Ancient Wisdom”; la serena piacevolezza della solitudine (es. la title-track); o ancora, viceversa, l’oppressione che spesso assoggetta l’animo umano, come in “Thoughts Of Ungoliant”. Un rammarico è quello di non aver potuto inserire i testi nel booklet del CD, ma mi riservo la possibilità di pubblicarli in altre modalità, se non in una ristampa dell’album stesso.

 

Dunque le sue tracce da quanto si può comprendere sono ispiratte alla letteratura di un grande pilastro, J.R.R. Tolkien, ci spieghi cosa pensa di questo riconosciuto autore, come é nata la passione per i suoi scritti?

 

La passione per Tolkien in verità non è stata immediata, ma graduale. Il primo approccio è avvenuto a scuola, ma la giovanissima età non mi ha dato la possibilità di apprezzare il valore di un “mattone” come il Signore degli Anelli, o di scritti a dir poco ostici come il Silmarillion. Al liceo vi è stato poi un nuovo avvicinamento ai suoi scritti, e ciò, inutile negarlo, anche grazie all’influenza che gli ascolti stessi ebbero su di me, primi tra tutti gli album dei mitici Blind Guardian. Da qui in poi, l’interesse per Tolkien è cresciuto sempre più, fino a darmi la possibilità di apprezzare scritti minori come “Il Fabbro di Wotton Major”, “Roverandom”, o addirittura “Le lettere di Babbo Natale”. L’apice della “follia” tolkieniana, è ovviamente giunto con l’idea di mettere in piedi un progetto musicale prettamente Tolkien-inspired.

 

Come associa e coniuga un genere musicale abbastanza “pesante” come quello da lei praticato al mondo magico, mitologico e fantastico creato dallo scrittore precedentemente citato?

 

Sarebbe di certo interessante poter sapere se Tolkien avrebbe apprezzato un genere musicale estremo come il metal, data l’incommensurabile mole di bands che attingono a piene mani dalle sue opere, ma data la sua spiccata vicinanza alla religione cristiana, ciò è alquanto difficile da immaginare. Ad ogni modo, come detto in precedenza, il mio modo di “utilizzare” la narrativa tolkieniana non è volta a incensare il male, come in altre band quali Gorgoroth et similia, ma solo a creare, grazie all’ausilio di tematiche trascendenti come la letteratura fantasy o la mitologia, un terreno fertile alla libera riflessione dell’ascoltatore, in antitesi alla concreta (e spesso triste) realtà esterna.

 

E’ stato pubblicato il primo e nuovissimo lavoro del progetto Shine Of Menelvagor: partendo dal titolo, cosa può dirci di esclusivo a riguardo? C’è in particolare una traccia per cui nutre forti sentimenti o che comunque preferisce alle altre?

 

“Walking the Icepath to the Wanderers’ Plateau” è di certo un titolo inusuale e ostico, ma assolutamente indicato a rappresentare il concept, non propriamente unitario a dire il vero, che vi è dietro l’album. La solitudine, e il perenne girovagare, sono situazioni ideali, a mio modo di vedere, per far crescere il proprio pensiero. Non è un caso che molti noti filosofi del non lontanissimo passato, come ad esempio Nietzsche, usassero camminare a lungo in completa solitudine. Si può dire, nonostante io ami tutte i brani presenti nell’album, che proprio la title-track sia, probabilmente, la traccia per me più rappresentativa.

 

Esistono svariate forme di arte, oltre alla musica ce ne sono altre di suo interesse?

 

La letteratura e la pittura, o il disegno in generale, specie se connesso alla mitologia o alla fantasia, sono le forme d’arte che apprezzo maggiormente. Nel mio personale gotha degli artisti, posto di assoluto rilievo ricopre il noto pittore norvegese Theodor Kittelsen, con i sui dipinti al tempo stesso realistici e fiabeschi, uno tra tutti “The waterfall”.

 

Forse sembrerà una domanda scontata, ci sono in particolare degli idoli o dei progetti da cui trae ispirazione o per la quale nutre una grande stima? Se sì, le hanno impartito particolari lezioni?

 

Per quanto riguarda il fronte prettamente musicale, un idolo indiscusso è sicuramente Varg Vikernes, il quale ha oramai raggiunto lo status di leggenda con le sue opere, e quindi indifferentemente dagli eventi criminosi legati alla sua persona ed a buona parte della scena black metal norvegese e non. Un’altra fonte di ispirazione innegabile è di certo il danese Nortt, che con il suo funeral doom dilatato e, oserei dire, “tridimensionale”, ha influenzato non poco la scrittura dei brani presenti sul full-lenght. Stesso discorso vale per la one man band australiana Elysian Blaze. Per quanto attiene al lato morale e strettamente personale, la stima totale va alla mia famiglia, quantomeno fino alle generazioni passate con cui ho avuto modo di interfacciarmi, che mi hanno trasmesso i valori scontati ma oramai desueti del lavoro, del sacrificio, del rispetto e dell’amore per la propria terra.

 

Specificando che per crescita in questa domanda non sia inteso solamente l’aumentare del successo ma anche una cosa a livello personale, se può riferirlo, c’è qualcosa o qualche evento in particolare che l’ha aiutata a crescere a dal punto di vista musicale e stilistico?

 

In verità non riesco ad identificare uno specifico momento che possa aver dato una spinta al mio percorso artistico, presumibilmente è stata la semplice voglia di fare che, in sinergia con il consueto pregio-difetto degli autodidatti di muoversi al di fuori di schemi precostituiti, mi ha dato la possibilità di realizzare un lavoro che, come esordio assoluto, reputo molto soddisfacente, grazie anche ai buoni riscontri che ho ottenuto su più fronti.

 

Risulterà assurdo in certi termini, ma esiste un personaggio che appartenga alla mitologia o comunque del regno fantastico per cui nutre particolare simpatia?

 

Non è affatto una domanda assurda: la lettura, o l’interesse per la storia e la mitologia, avrebbero ben poco valore se non vi fosse una qualche forma di empatia ed immedesimazione nei confronti degli eventi e di determinati personaggi. In particolare, nutro “rispetto” e simpatia nei confronti di Gandalf, notissimo personaggio delle saghe tolkieniane, per via della saggezza di cui si fa portatore ed a cui, per l’appunto, è dedicato il brano  “Perceptions By The Keeper Of An Ancient Wisdom”.

 

Per concludere questa intervista, c’è qualcosa di esclusivo o di cui non si è trattato che vuole riferire ai lettori di Insane Voices Labirynth? 

 

Colgo l’occasione per comunicare che sono attualmente in fase di composizione del secondo full-lenght di Shine of Menelvagor che, a livello lirico, sarà di fatto un concept album sulla storia di Beren e Lúthien, da poco pubblicata postuma dal Christopher Tolkien, figlio dello scrittore. Ovviamente, il tutto sarà trattato in forma di metafora, come già in “Walking the Icepath to the Wanderers’ Plateau”. Comunico poi che chiunque volesse contattarmi può farlo tramite la pagina Facebook di Shine of Menelvagor o all’indirizzo mail bloodrencher@virgilio.it. Infine, l’occasione mi è grata per ringraziare tutta la redazione di Insane Voices Labirynth per avermi dato l’occasione di parlare dettagliatamente del mio progetto.