01 LUGLIO 2017

DOMANDE A CURA DI GIULIA DE ANTONIS

 

 

Il progetto Stilema sembra aver avuto un percorso particolare, generato da una sorta di evoluzione, come é avvenuto tutto ciò? Perché?

 

Gianni: Il progetto iniziale prevedeva una band acustica, con sonorità folk e testi in italiano. Per me, che venivo dal rock e dal metal, era una bella opportunità per poter comporre ed interpretare qualcosa di diverso. Ma col tempo ho capito di sentirmi molto più a mio agio circondato da chitarre elettriche e batteristi che usano il doppio pedale. Dopo la novità iniziale, ho cominciato ad avere nostalgia di “casa”, abbiamo quindi virato il nostro sound, prima verso il folk-rock ed ora verso il metal, pur rimanendo saldi su alcune caratteristiche, come l’uso di strumenti classici ed etnici, e le sonorità folk

 

Si denota una certa affezione alle origini folk, é una vostra passione? Cosa pensate di questo genere musicale?

 

Gianni: Quando andai in Irlanda, mi innamorai delle sue terre, così come della sua musica. Da quel momento il mio modo di comporre ne è stato influenzato. Sicuramente, quelle poche volte che non ascolto heavy metal, il folk è il genere che più mi attrae, racconta al meglio le usanze e la storia di ogni popolo. 

Federico: La musica folk è la traduzione fedele della storia, del clima e dei sentimenti che animano i popoli. E per questo motivo spesso è il modo più immediato e genuino per comunicare qualcosa attraverso la musica, senza essere fraintesi.

 

C’é stato un periodo in cui la band non era attiva, se é possibile saperlo, per quale ragione?

 

Gianni: La musica rimane ancora oggi un qualcosa a cui possiamo dedicarci quando abbiamo finito di assolvere i nostri rispettivi “doveri quotidiani” (studio, lavoro…). Se aggiungiamo che eravamo distanti gli uni dagli altri centinaia di chilometri, si può ben capire quanto fosse difficile e dispendioso incontrarci, organizzare prove etc. Abbiamo tenuto duro ma poi ci siamo arresi e ci siamo dedicati ad altro. Oggi la line-up è in gran parte cambiata e, fatta eccezione per Alessia che vive a Bologna, abitiamo tutti qui in provincia di Roma, quindi le cose vanno decisamente meglio. 

 

Il progetto gode della presenza di una vasta gamma di strumenti, come é nata per ognuno di voi la passione per essi? Siete soddisfatti dei risultati da voi ottenuti?

 

Federico: Ero e sono amante dei Litfiba degli anni '80 e '90. Ghigo Renzulli, chitarrista e autore di molti brani della band fiorentina, con le sue melodie semplici e accattivanti, spesso esotiche, e il suo suono tagliente, è il motivo per cui ho cominciato a strimpellare la chitarra!

Alessia: Non è stato il suo timbro, la sua voce, né il suo repertorio caratteristico.

Incredibilmente, tra tutti gli aspetti del flauto, sono stata attratta dal suo luccichio.

Come una sorta di gazza, mi sono innamorata di quello strumento luccicante e così ho iniziato a studiarlo prima in una piccola banda di paese, poi con lezioni private e infine in conservatorio. Oggi è diventato parte integrante della mia vita. E' ormai una prolungamento del mio corpo.

Domenico: Ho iniziato a suonare la batteria a 16 anni, ma non me ne ricordo il motivo, è passato troppo tempo da allora

Frenk: Da piccolo studiavo pianoforte, ma è solo ascoltando il metal che mi sono appassionato davvero allo strumento, ho continuato quindi il discorso anche attraverso le tastiere. Negli Stilema, ad oggi ho suonato anche il basso, ma sinceramente l’unico motivo per cui l’ho suonato è stato perché non trovavamo un bassista.

Gianni: Che poi Alessia suona anche il basso, ma non abbiamo ancora trovato un accordo con il Dr. Frankenstein (Jr) per aggiungerle un paio di braccia di scorta, e comunque con il flauto è più brava. 

Per quel che mi riguarda, ho sempre usato gli strumenti per accompagnarmi nel canto. Ho ancora molte tecniche da migliorare, mi sento un inetto quando ascolto Fabio Lione, Ralph Scheepers o Bruce Dickinson, per fortuna che c’è Vasco Rossi che mi dà coraggio. Quel tizio mi fa venire dei deliri di onnipotenza non indifferenti.  

 

La line-up é variata rispetto al passato, é possibile sapere perché? Vi trovate tutti in sintonia con la formazione attuale?

 

Gianni: Siamo un gruppo numeroso, è quasi fisiologico che ci sia gente che va e viene. I motivi sono stati svariati, dai problemi succitati che ci hanno portato anche al lungo periodo di pausa, fino a semplici incompatibilità caratteriali. L’importante è che ci sia un nucleo saldo che porti avanti il discorso, la sintonia risiede in questo.

 

Musica etnica arricchita con note classiche e Metal, sembra essere una scelta particolare, come riuscite a legare questi generi? Qualcuno in particolare si occupa della composizione?

 

Gianni: Tutti i brani dei nostri dischi, compreso l’ultimo lavoro “Ithaka”, sono stati composti da me. Le linee melodiche di violino e flauto le abbiamo sempre scritte a quattro mani io ed Alessia, mentre gli altri strumenti di norma li arrangiamo tutti insieme in sala prove. Personalmente sono stato sempre attratto dalle contaminazioni musicali e credo che l’heavy metal sia tra i generi più adatti a legarsi con qualsiasi altro approccio musicale. Scrivo ciò che mi piace, cercando di essere il più possibile libero da ogni stereotipo di sorta.  

Devo aggiungere che sul prossimo disco, già in pre-produzione, saranno presenti tra gli autori delle canzoni anche Federico e Francesco. Per quel che riguarda Francesco, è anche autore degli arrangiamenti orchestrali delle tastiere già su “Ithaka”, e nei prossimi brani darà il proprio contributo anche per quel che riguarda le linee di violino e flauto.  

 

I testi delle tracce sono interessanti, se possibile spiegate il motivo della scelta degli argomenti trattati e da cosa deriva questo vostro interesse. Chi é che si occupa di scriverli?

 

Gianni: Anche stavolta, almeno fino ad oggi, sono stato io l’autore di tutti i testi. Mi piace l’idea di un testo simbolico, che da un punto di vista estetico possa avere anche l’aspetto di una fiaba, ma che parli di volta in volta di qualcosa di specifico, che può partire da una sfera più personale e introspettiva, per arrivare alla politica, religione o cronaca in generale. Il tutto è comunque legato alle emozionalità che mi creano certi fatti più che altri. Insomma, non mi sentirete mai cantare un mero trattato politico in rima, anche perché lo interpreterei nella stessa spassosa maniera con cui il presidente della repubblica fa il discorso di fine anno. 

 

    Cosa pensate riguardo i vostri lavori? Pensate siano abbastanza apprezzati? E’ possibile avere un paragone tra loro? Cosa potete riferire riguardo l’EP “Ithaka”

 

Gianni: Il nostro primo lavoro omonimo, era completamente acustico, registrato in presa diretta in una sorta di studio improvvisato in mezzo alle Alpi. Nel locale c’era una temperatura media di zero gradi, ma avevamo una piccola stufetta che ci impediva l’assideramento. Non c’era ancora il violino, ma avevamo un bouzoukista, fu lui ad ospitarci in questo posto paradisiaco tra le montagne. Ma all’epoca non eravamo molto pratici di registrazioni, il risultato fu molto casareccio. Tuttavia i brani, per quel che erano, furono abbastanza apprezzati, al netto dei loro suoni terribili. 

Seguì  l’Ep “2:3”. Il nostro chitarrista Federico Mari entrò nella line-up, ed il folk acustico degli esordi si trasformò in folk – rock. Registrammo il disco in uno studio abbastanza rinomato qui a Roma, seguiti da un fonico professionista, che però non aveva molta dimestichezza con il nostro sound, visto che di base si occupava di musica leggera. E’ ovvio che la produzione era di gran lunga migliore rispetto al nostro esordio, ma anche in questo caso non fummo soddisfatti a pieno dei suoni. In ogni caso, abbiamo ricevuto delle valutazioni discrete dai siti, e il disco ci permise di fare diverse serate. 

Ed infine arriviamo ad “Ithaka”. Il disco contiene tre brani, registrati nello studio del nostro bassista Francesco, che ne ha curato anche il mix ed il mastering. E’ un breve lavoro che può essere definito come un ponte dovuto, tra il nostro passato ed il nostro futuro.

A livello di arrangiamento è molto più ricco di qualsiasi cosa abbiamo fatto in passato. Abbiamo inserito le tastiere e con esse l’elemento sinfonico, per troppo tempo rimasto una delle più grandi mancanze del nostro sound, almeno per come la vedo. 

La title-track è ispirata all’omonima poesia di Kavafis, che riprende il tema della vita come viaggio. E’ la canzone più lunga, articolata e sinfonica delle tre proposte. Abbiamo deciso di inserire in essa anche un passo della poesia originale di Kavafis, che ho cantato in greco. Poi abbiamo “Girone Dei Vinti” che potrei definire come la cosa più vicina ad una alcohol song, riprende un po’ le sonorità dei brani più da taverna dei Mago De Oz. Infine c’è “Sole D’inverno” che è il pezzo più spedito dei tre, un brano heavy arricchito dal flauto e dal violino, con un finale corale, abbastanza ruffiano e adatto ai live. 

 

Il nome del progetto é Stilema, da cosa é nata l’idea di dare questo nome?

 

Stilema è l’insieme dei tratti distintivi dello stile di un artista o di una determinata corrente artistica.  Questo è un po’ il fine di cui si nutre la parte più istrionica e megalomane del mio ego. E’ la chimera di poter aggiungere un qualcosa di unico e personale ad un certo discorso artistico

 

La domanda potrebbe risultare bizzarra, ma i sogni d’infanzia differiscono molto da ciò che avete ottenuto? Il pensiero di creare un progetto quando é emerso? E se é possibile saperlo, chi é il fondatore?

 

Federico: Se i sogni coincidessero con la realtà, la vita sarebbe un incubo di noia.

Gianni: I co-fondatori della prima idea degli Stilema siamo stati io, Alessia, insieme al nostro ex-bassista, circa una decina di anni fa. Il Gianni poppante non condivide il pensiero dell’anziano  Federico. Sarei felicemente annoiato, se a questo punto facessi tour mondiali avendo come opening act, gli Iron Maiden. 

Diciamo che, a prescindere dal risultato, per fare qualsiasi cosa, la devi portare avanti seriamente ed in modo continuativo. Per me l’importante è avere la possibilità di incidere ciò che compongo e poterlo interpretare davanti ad un pubblico. Se da questo ne verrà qualcosa di più grande, sarà ben accetto, se no, va bene così.  

 

        Per chiudere l’intervista potete riferire qualcosa a vostro piacimento

 

Gianni: Grazie mille per lo spazio che ci avete concesso. A breve “Ithaka” sarà disponibile sui più importanti Digital Store. Potete già ascoltare in streaming su Soundcloud il brano: “Girone Dei Vinti”.

Invito tutti i lettori del sito, qualora fossero stati stuzzicati da questo progetto, di seguirci sulla nostra pagina facebook ufficale:                                               www.facebook.com/stilemaofficial dove troverete le informazioni su ciò che facciamo, sia in sede live che in studio. 

Raise Your Horns Metalfolkers \m/