1 OTTOBRE 2017

DOMANDE A CURA DI GIULIA DE ANTONIS

 

Per iniziare un piccolo riassunto della storia della band e il significato del nome. Cosa rappresenta per voi?

 

(Risponde alle domande Nequam).

 

Bene, intanto grazie per l’intervista e un saluto a tutti. 

Il nome The Magik Way proviene da una citazione tratta dagli studi del Magister Fulvio Rendhell, un grande esoterista romano. Descrivendo la “Via Magica Mistica” ci sottopone alla visione di un iter conoscitivo, un percorso segnato di tappe fondamentali, che scandiscono la ricerca di ogni adepto. Dubbio, Folgorazione, Sacrificio e Conoscenza sono le 4 fasi che ogni aspirante esoterista deve attraversare per comprendere se stesso e le leggi del pre-esistente. 

Nel ‘microcosmo operativo’ da lui creato, fatto di simboli e leggi, l’uomo può osservare il Cosmo e in esso riconoscersi, poiché parafrasando Ermete Trismegisto “Ciò che sta in Alto è come ciò che sta in Basso”.

Siamo nati nel 1996 quando io, Diabolic Obsession e Old Necromancer, decidiamo di creare una band con l’obiettivo di sperimentare, osare, sia in termini musicali che narrativi. Lo facciamo innanzitutto ingaggiando Azàch, quarto membro del progetto e co-fondatore dello stesso. Erano quelli anni di grande fermento per le realtà impegnate a livello esoterico nella nostra città (Alessandria) per questo la band viene affiancata da varie figure appartenenti al mondo della cultura e dell’occultismo, interessate alla proposta e alla nostra attività extramusicale (video-installazioni, performance, attività teatrali). 

Nasce così L’Ordine della Terra, un denso nucleo di persone con interessi condivisi, punto di riferimento e non-luogo dove ancora oggi vengono discusse le opere in realizzazione.

Musicalmente parlando abbiamo all’attivo alcuni demo realizzati verso fine degli anni ’90, e alcune realizzazioni in ambito teatrale, questo dal ’96 al 2000. Poi inizia un periodo di frequentazione di vari mondi musicali e artistici, dall’Accademia Albertina di Torino a esperimenti e viaggi ricchi di contaminazione, video-performance, tra nuovi media e body-art, mostre pittoriche, registrazioni in presa diretta in luoghi suggestivi. Questo fino al 2011, anno in cui Marco Cavallini di Sad Sun Music ci contatta per la realizzazione di un cd retrospettiva dal titolo “Materia Occulta 1997-1999” (del 2012) dove appunto sono raccolte alcune delle nostre cose dell’epoca. Da quel momento rinasce in noi la voglia di creare concept album veri e propri, vista anche la risposta positiva di tanta gente ed ecco così la pubblicazione di “Curve Sternum” del 2015 e il recente DVD Live “Ananke” 2017 per il nostro ventennale, sempre per Sad Sun Music e distribuiti da My Kingdom Music dell’amico e sostenitore della prima ora Francesco Palumbo. 

 

Siete attivi da poco più di 20 anni, cosa potete dire di questa lunga carriera musicale? C’è soddisfazione?

 

C’è grande soddisfazione, considerando le numerose esperienze che abbiamo fatto in vari campi (con periodi anche di assenza, almeno sotto il profilo discografico) e che nonostante ciò il progetto è sempre seguito da amici di vecchia data e nuovi sostenitori, che hanno imparato a conoscerci negli ultimi anni. E’ una bella sensazione vedere quanta gente curiosa ci sia, specialmente in Italia, un paese spesso erroneamente considerato un po’ “provinciale”. Almeno nella musica occulta, l’Italia mi pare abbia ancora da insegnare a molti e non a caso gli appassionati a queste realtà sono moltissimi, così come tante sono le band che si rifanno ad un certo sound oscuro ed esoterico. In particolare il pubblico del metal, da sempre, appare più propenso all’ascolto e mosso da vera curiosità, capace da sempre di accogliere anche proposte più elitarie.

 

Chi scrive i testi e chi compone? Raccontate il vostro background musicale.

 

La maggior parte delle musiche e dei testi sono scritti da me, anche se per l’aspetto testuale è sempre corretto sottolineare che c’è un lavoro corale con alcuni membri dell’Ordine della Terra, che hanno il compito di affrontare con noi le tematiche su vari livelli, da quelli più evocativi e artistici (più appannaggio della band) a quelli più storici e filosofici. 

In sede di arrangiamento lavoriamo invece con una certa coralità, considerando che alcune cose nascono da improvvisazione e solo dopo convogliate e utilizzate in forma più rigorosa. Contiamo su un certo affiatamento essendo anni che ci conosciamo e tutti noi, bene o male, sappiamo in che direzione vogliamo andare.

Ognuno fa ascolti diversi. Io adoro il metal in molte sue sfaccettature, magari sono più rivolto alle cose vecchie essendo parte del mio background, ma anche certe novità le trovo stimolanti. Indubbiamente ho interesse verso tanti altri generi, dalla musica applicata al dark, dalla musica contemporanea alla classica e non disdegno nemmeno alcune cose italiane nell’alveo della musica cantautorale, sebbene non ami certe realtà eccessivamente politicizzate e fintamente “indipendenti”. Un po’ di tutto. Stessa cosa dicasi per gli altri membri della band, che peraltro hanno suonato i generi più disparati, dal jazz all’elettronica, dal rock al rumorismo. Un gran bel mix di esperienze e ascolti che ci scambiamo volentieri.

 

Stile musicale particolare quello adottato da voi, spiegatelo.

 

Il nostro stile, come detto, si è sempre evoluto e in maniera abbastanza naturale e sempre per rispondere alle esigenze testuali. Un po’ come nella musica applicata, tendiamo a variare line-up e strumenti utilizzati a seconda della storia da raccontare.

Alla base c’è la volontà di creare sonorità oscure ed evocative, con un forte connotato narrativo, dove la voce è utilizzata quasi alla stregua di un Io Narrante, presente e diretta, rigorosamente in italiano, una lingua che amiamo e che attualmente vogliamo sperimentare. Non mancano incursioni più particolari, come nell’uso di parole gutturali utilizzate per drammatizzare, un’eredità questa presa dai greci che usavano tali fonemi per descrivere fenomeni dove l’uomo non aveva controllo. Gutturalità, ad imitazione dello spavento, del deglutire.

Quello della ricerca in campo vocale è un percorso che ha certamente guidato la nostra evoluzione, spessissimo mi capita di ascoltare ottime proposte ma dove paradossalmente la voce viene poco approfondita, quasi come se fosse un inutile orpello. Certamente il nostro coinvolgimento nel mondo del teatro ci ha messi di fronte ad una presa di coscienza su quanto sia invece fondamentale.

Dal black metal dei primissimi anni ci siamo molto presto orientati verso cose più sperimentali e libere, quasi come se il “canone” tipicamente ‘black’ risultasse fin da subito una sorta di limite e così siamo andati per sottrazione, dedicandoci alle dinamiche e ad una musica più essenziale. 

Nelle recensioni ci hanno paragonati ad artisti come Devil Doll, ma anche Ulver, Antonius Rex, Malleus, addirittura Giovanni Lindo Ferretti o Vinicio Capossela, tutti paragoni lusinghieri che speriamo di meritarci anche in minima misura.

In sintesi mi sento di dire che, l’unica cosa importante che consideriamo, è la voglia di dare origine ad un sound dove l’ascoltatore possa calarsi completamente. Il desiderio di creare nel fruitore uno spazio mentale entro il quale insinuarsi.

 

Quale tra i vostri lavori preferite? Perché?

 

Beh, il recente DVD “Ananke” uscito quest’anno, è quello che meglio ci rappresenta e che preferiamo, essendo LIVE (cosa non da poco visto che i nostri concerti sono ad uso esclusivo dell’Ordine della Terra) e testimonianza delle nostre varie sfaccettature.

Gli arrangiamenti, la resa sonora, i contributi documentaristici, la partecipazione della medium e antropologa Alexandra Rendhell (figlia del Magister Fulvio Rendhell) che recita letture a cura di Roberta Rossignoli, la location immortalata da Alberto Malinverni contribuiscono a dare una visione d’insieme del nostro mondo.

 

Sarebbe bello avere una vostra panoramica di tutti lavori da voi plasmati.

 

Ci proviamo, anche se so di dimenticare qualcosa…

Nel 1997 abbiamo registrato l’EP “The Magik Way” presso gli storici PKM Studios di Vercelli, 22 minuti di viaggio iniziatico dal black metal al doom, a parti rumoristiche e sperimentali, circolato come demo-tape e ristampato nel 2012 da Sad Sun Music.

Lo stesso anno abbiamo scritto le musiche per il Musical “Dracula 1897-1997” anche qui un demo registrato in 4 piste ormai introvabile, per la regia di Hermes Beltrame - Compagnia degli Specchi, tra suoni al servizio della recitazione e del balletto coreografato da Peter Larsen, atmosfere oscure con piano e basso elettrico, rumori, parti corali e ritmi percussivi.

Nel 1999 abbiamo realizzato il full-lenght “Cosmocaos” opera musicale ispirata al racconto di Diabolic Obsession intitolato “il Tempo si è Fermato”. Un lavoro molto influenzato da sonorità sinfoniche e teatrali, questa volta immortalato grazie ad una fitta rete di microfoni panoramici essendo in svariati momenti eseguito in itinere, con parti recitate, corali ed altre cantate (da qui il probabile paragone con Devil Doll e Malleus), stampato poi nel 2012, sempre con Sad Sun Music.

Nel 2000 abbiamo registrato una performance interamente improvvisata dal titolo “L’Antro” mai pubblicata finora, esperimento di rumorismo in un’area industriale dismessa che fu teatro di morte nella seconda guerra mondiale. Le testimonianze dell’epoca parlavano di individui rapiti e svaniti nel nulla, probabilmente eliminati, vista la vicinanza del noto “Saponificio”. Un’opera questa suonata in trio: io, Azàch e Diabolic Obsession, sicuramente una delle prove più ostiche e allucinanti da parte nostra.

Dal 2001 fino al 2010 una serie di mostre pittoriche “Le Maschere di Pietra” con opere realizzate da Azàch con bile di pollo e sangue, oppure “A forma D’Uomo” mostra interattiva di studi anatomici e tubi suonabili dagli spettatori, video-installazioni “Cibridi” una retrospettiva sul concetto di spazio leopardiano, “In.Side” Installazione monumentale di un monologo sul tema delle personalità mutliple nella schizofrenia; performance rumoristiche per l’Accademia delle Belle Arti di Torino, partecipazione a gruppi di studio esoterici. Dal 2006 performance di musica e body-art, teatro d’avanguardia ed eventi riservati ai soli membri dell’Ordine della Terra. Tante partecipazioni, talvolta sotto altri pseudonimi a rassegne di video-arte, live performance, esperimenti di musica pan-etnica.

Dal 2012 la pubblicazione del cd retrospettiva “Materia Occulta 1997-1999” che contiene l’Ep “The Magik Way” e il full-lenght “Cosmocaos”.

Nel 2015 il concept album “Curve Sternum”.

Nel 2017 il DVD Live “Ananke”, live con parti documentaristiche, letture esoteriche ad opera della medium e antropologa Alexandra Rendhell, testimonianza unica dove per la prima volta un evento esclusivo per l’Ordine della Terra viene filmato e mostrato...

Raccontate gli argomenti dei vostri testi dall’inizio fino ad oggi. Ci sono stati dei cambiamenti? Come mai queste scelte?

 

Fin dai tempi più remoti, parlo dei primissimi anni ’90, alcuni di noi si riunivano per sedute medianiche e letture filosofiche. Eravamo ragazzini, eppure già rapiti da simili tematiche.

Come tutti, i primi approcci erano quantomeno confusi, laddove l’antico e il moderno, il religioso e l’antireligioso si mescolavano dando origine ad un qualcosa di davvero poco interessante. 

E’ nel periodo ‘93-‘96 che i nostri studi hanno cominciato ad avere un senso, anche se ancora molto radicati in una visione anti-cristiana e per così dire “satanica” che era più dettata dai nostri ascolti musicali che da una reale competenza. In compenso vi fu un certo approfondimento dello spiritismo, considerando anche il contesto culturale di Alessandria, da sempre abitata da medium ed esperti, teatro e crocevia di una intensa attività occultista. Alcune di queste frequentazioni si rivelarono fondamentali per noi e perdurano ancora oggi in seno all’Ordine della Terra. 

Solo successivamente l’aspetto religioso (o di critica religiosa) fu accantonato, per disinteresse principalmente e per il crescente bisogno di concentrarci nell’osservazione del pre-esistente e dell’inumano, argomenti per noi dal peso specifico ben diverso. 

Ecco che dal 1996 in poi cominciammo ad affrontare le Neo-Magie e una visione, questa volta coerente, di sincretismo tra il nuovo e l’antico, visto cioè come ricaptazione di quelle istanze che nei millenni risultavano invariate e onnipresenti. L’osservazione del mito, l’identità culturale, l’oralità, la Natura che come suggeriva Eraclito “sta”, teatro della Vita e della Morte, il controllo degli elementi, lo spiritismo e le teorie rendhelliane. I concept dei The Magik Way, da circa un ventennio, vertono in quella direzione.

 

C’è stato un cambio di line-up, la band a seguito di ciò ha avuto un cambiamento drastico?

 

Nulla di drastico, esiste uno zoccolo duro, rappresentato da me e Azàch, presenti dal 1996, Tlalocàn il nostro contrabbassista è con noi dal 2010 (anche se abbiamo suonato insieme fin dal 2006) mentre Diabolic Obsession ha collaborato fino alla fine del 2000 ma è una sorta di entità sempre presente, oltre che un caro amico che frequentiamo ancora. Maniac of Sacrifice si è unito a noi nel 2015 (ma già suonavamo insieme nei Mortuary Drape negli anni ’90) così come Old Necromancer. 

Come detto, ogni lavoro necessita di certe sonorità, quindi la line-up va vista come un qualcosa di vivo, cangiante, fatta di una materia malleabile. 

 

Ogni musicista ha portato influenze musicali proprie nel progetto?

 

Assolutamente. Ogni musicista esprime una parte di sé nel progetto e si sentono le influenze. Mi piace pensare che ognuno, da una prospettiva diversa, abbia una sua visione della musica occulta. Vi sono infatti infiniti modi per raggiungere lo stesso obiettivo, specie quando si usano mezzi diversi.

 

Si avverte la presenza di molti strumenti nei vostri brani, come è nata la passione per essi?

 

Ogni strumento secondo noi, oltre al suo utilizzo tradizionale, nasconde un suo lato sinistro, occulto. Penso alle infinite dinamiche possibili di una grossa grancassa percossa con una mazza di feltro, ad un contrabbasso ad arco capace di creare suoni stridenti, una chitarra dall’accordatura inusitata, trattata con effetti, fino al vastissimo mondo dell’elettronica. Penso all’ormai famigerato “corno tubolare” di Azàch, un agglomerato di tubi di plastica avvolti a spirale, realizzato una notte particolare ad imitazione di un uccello notturno che lo accompagnava tutte le notti per tante e tante notti. Penso ai nostri tam-tam, gong, lamiere, catene, alle carrube giganti.

In effetti sono davvero moltissimi gli strumenti che abbiamo utilizzato in tutti questi anni, di legno, di metallo, scatoloni, ruote cigolanti, strumenti giocattolo. Io e Azàch, andiamo sempre alla ricerca di timbri nuovi, ci è capitato più volte di auto-costruirceli. Ma ti dirò che anche l’approccio agli strumenti più tradizionali è sempre abbastanza sperimentale. Tutto questo rientra sempre nel concetto più volte espresso. Proprio come nel cinema o nel teatro, utilizziamo strumenti e suoni con l’obiettivo di creare determinate sonorità in base alla storia da raccontare, ivi compreso un utilizzo talvolta assolutamente canonico e tradizionale degli stessi strumenti. Negli ultimi anni questi strani aggeggi sono talmente integrati al suono che quasi non si notano, ma sono anzi al servizio della musicalità generale.

 

Ci sono altre forme d’arte che seguite o che amate oltre alla musica?

 

Certo. La pittura, la scultura, la video-arte, il teatro, la letteratura, il restauro, l’arte vinicola. Siamo fortunati a vivere in una terra, il Piemonte, che trasuda originalità e genio. Per quanto possibile cerchiamo di viverla appieno.

 

Uno spazio dedicato a voi per scrivere qualcosa a piacere…

 

Approfittiamo dello spazio per ringraziare tutti quelli che stanno supportando i The Magik Way, tutte le persone che abbiamo incontrato e che ci hanno arricchito, chi ci sostiene sui social, una realtà abbastanza nuova per noi che ci fa ben sperare per il futuro nostro e della musica occulta italiana. Per questo vi chiediamo di curiosare in rete, sui social, non è più così impossibile contattarci! 

Un saluto a tutti e un grazie a voi per l’intervista.

 

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