Approdati alla genovese Black Widow Records (https://blackwidow.it/), i capitolini Anno Mundi pubblicano un 4° vinile che li affranca dal giudizio che li vede meri emuli dei Black Sabbath, abbracciando essi anche sonorità più squisitamente progressive.

Abbiamo recensito il loro precedente lavoro qui e oggi parliamo con loro della nuova evoluzione sonora presente nella nuova fatica discografica: sono dietro ai microfoni il cantante Federico Giuntoli, il chitarrista Alessio Secondini Morelli, il tastierista Mattia Liberati, il batterista Gianluca Livi.

 

Benvenuti di nuovo, Anno Mundi, sulle pagine di Insane Voices Labirynt, questa volta, a seguito dell'uscita per la Black Widow Records del vostro ultimo lavoro, dal titolo "Land of Legends", che segue a solo un anno di distanza "Rock in a Danger Zone".

Quali sono i principali elementi che differenziano questi due lavori?

 

Gianluca: direi che "Land of Legends" è un album nel quale i generi hard rock e progressive sono equamente ripartiti mentre in "Rock in a Danger Zone", così come nella discografia precedente, l'hard rock era decisamente predominante.

 

Alessio: d'altra parte, essendo un lavoro molto più variegato, anche l'attuale processo compositivo si è arricchito di influenze diversificate. Sul brano "Female Revenge" ho apposto addirittura un refrain di tipo FM. Tutto segue il tipo di evoluzione scelta per questo progetto musicale. Di natura settantiana, ma mirata a "progredire".

 

 

In questo nuovo LP fanno la loro comparsa alcuni ospiti speciali di spessore. Potete parlarci di loro e del loro apporto al processo compositivo dei brani?

 

Gianluca: i tre ospiti di spessore sono certamente Renato Gasparini, Alessandro Milana e Francesca Luce.

 

Renato è noto per aver fondato negli anni '70 gli Agorà, autori di due dischi per la Altantic, riformatisi nel nuovo millennio, durante il quale hanno pubblicato due nuovi lavori, uno per Cramps/Sony Music. Insieme al Perigeo e al Baricentro, si tratta di una della delle massime espressioni di jazz rock Italiano ed Europeo. Nel brano “Hyperborea”, tutto ciò che inizialmente evoca le suggestioni dei Genesis acustici è ascrivibile alla sua esecuzione ispirata ed evocativa.

 

Alessandro Milana è un artista di musica classica e rappresenta un'altra eccellenza. Ha suonato con prestigiosi Enti Lirici e Sinfonici tra i quali l'Orchestra Sinfonica della RAI di Roma, l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, l'Orchestra Sinfonica "Arturo Toscanini": siamo entrati in contatto con lui grazie alla flautista Manuela Tiberi, altra musicista di formazione accademica (è apparsa nel nostro ep "Window In Time"). Ho incrociato la strada con molti artisti classici e posso dire che pochi di questi sono capaci di improvvisare, pretendendo di suonare, invece, con lo spartito di fronte agli occhi. Lui ha fatto entrambe le cose: in "Dreams" ha eseguito una parte ben definita mentre in "Nenia" ha improvvisato magnificamente su una base altamente sperimentale, una cosa veramente inusuale e straordinaria per un artista di formazione classica.

 

Alessio: Francesca Luce è una piccola stella in seno alla scena Darkwave dell'underground romano. Durante gli '80s ha fatto parte degli ottimi Marbre Noir mentre negli ultimi anni è tornata sulle scene con una nuova band, i Porpora, proponendo una miscela di Metal Gotico/Sinfonico e Darkwave Old School. E' stato un onore per me averla come ospite perché sono molto legato alla scena underground romana (per me paragonabile ad una grande famiglia), soprattutto quando si tratta di Darkwave e Metal anni '80. La sua voce, tra l'altro, ben si adatta ad un brano come "Female Revenge", dove le ho lasciato la giusta libertà espressiva per rappresentare l'elemento femminile in termini di rivalsa nei confronti dei ben noti preconcetti che lo hanno arginato e represso in occidente nel corso degli ultimi 1500 anni. Le ho fatto cantare una parte vocale che rievoca, ovviamente con le dovute distanze, quanto fatto da Claire Torry su "The Great Gig In The Sky" dei Pink Floyd. Direi che ha pienamente esaudito le mie aspettative.

 

Mattia: hanno poi partecipato il bassista Domenico Dente, che proviene dai Fleeting Steps, la formazione solista di Gianluca, e i due figli di quest'ultimo, in qualità di voci bianche, tutti presenti nella suite "Hyperborea".

La componente Black Sabbath e quella Prog settantiana sono ben evidenti nel vostro ultimo lavoro. Come riuscite a trovare un connubio tra questi due elementi miscelandoli e dando vita ad un brano degli Anno Mundi?

 

Gianluca: l'influenza del gruppo di Birmingham è data da Alessio: il suono della sua chitarra ha fornito un imprinting inconfondibile alla band, fin dagli esordi. Il prog, di cui io sono un ascoltatore accanito, è una componente da sempre presente nei nostri lavori,
marginale nei lavori precedenti, piuttosto marcata in "Land Of Legends", anche grazie alla presenza del progster Mattia Liberati, che ha collaborato in maniera determinante agli arrangiamenti e alla composizione.

 

Alessio: il suono plumbeo degli Anno Mundi è stato indubbiamente una mia prerogativa. Forse questo fatto di essere mancino come Tony Iommi mi ha marchiato indelebilmente. Ad ogni modo, ho trovato che questa cosa si sposasse perfettamente con le suggestioni Prog proposte da Gianluca. D'altronde, nella fase di composizione, cerchiamo sempre di non seguire pedissequamente un genere o un sottogenere, lasciandoci invece felicemente e naturalmente trasportare da quelle che sono le nostre influenze musicali più longeve, cercando però di utilizzare il caleidoscopio piuttosto settantiano ormai definito negli Anno Mundi, per esprimerci musicalmente come meglio ci aggrada.

 

 

Quanta importanza ha per voi l'aspetto grafico della release fisica e come decidete il soggetto che andrà a formare la vostra copertina?

 

Alessio: sono piuttosto critico nei confronti di chi trascura la veste grafica delle proprie uscite discografiche. Secondo me, essa dovrebbe testimoniare a livello visivo ciò che la musica contenuta nel supporto fonografico rappresenta a livello sonoro. Le due cose sono intimamente connesse. Come Anno Mundi abbiamo avuto sempre totale autonomia in tal senso, finanche trovando un'iconografia che ormai ci rappresenta in toto (le rovine ancestrali, i monumenti megalitici), almeno quanto gente come Molly Hatchet è interessata a pubblicare dischi con l'immancabile, ottima illustrazione epic/fantasy. Si tratta chiaramanete di una identità, anche a livello grafico.


Gianluca: a proprosito delle suggestioni suggerite da antiche rovine, una delle idee iniziali per la copertina del primo disco fu il fantastico scenario offerto dal parco degli Acquedotti, sulla via Appia Antica, a Roma, mentre un servizio firmato dalla fotografa Denise Giuntoli fu realizzato per noi nei pressi del mausoleo di Cecilia Metella, sempre nella Capitale.

 

Mattia: per ciò che attiene alla grafica in senso stretto, l'interesse per le edizioni artistiche mostrato dalla Black Widow Records, ha permesso la realizzazione di una tiratura limitata veramente straordinaria: un dipinto a mano incastrato in una copertina die cut. Posso parlare anche in qualità di membro degli Ingranaggi Della Valle, il cui secondo disco è stato realizzato dalla label genovese con medesimo approccio artistico, in quel caso con un inserto meccanico assemblato sempre manualmente.

 

Gianluca: siamo veramente entusiasti del rapporto che si è venuto a creare con questa label di Genova.

Cosa intendete con "Land of Legends"?

 

Alessio: la Terra delle Leggende è quella parte dell'animo umano dove risiedono le emozioni più forti, gli archetipi collettivi dell'umanità, anche in forma di animali mitologici e personaggi fiabeschi, l'Illo Tempore, oppure, se vogliamo, il mitico Dreamtime degli antichi aborigeni. Un luogo/non luogo dove si trovano assieme familiarità e terrore ancestrale che può essere evocato in molti modi e, tra questi, per mezzo della Musica.

 

 

Esiste, secondo voi, la Terra delle Leggende?

 

Alessio: Se l'esistente si limitasse al nostro mondo, sarebbe una situazione esistenziale piuttosto triste..

 

 

Di cosa parlano i vostri testi?

 

Gianluca: l'unico testo di questo album che ho firmato è quello di “Hyperborea”, che si ispira al mondo fantastico creato dallo scrittore fantasy Robert E. Howard.

 

Federico: mi influenzano molto le mie letture come in “Twisted World's End”. Questo mondo apocalittico descritto nel libro di Mauro Corona vede il genere umano falcidiato dalla fine delle risorse energetiche. Sopravviverà solo chi ha mantenuto l'antica saggezza contadina. Il finale è pessimistico poiché non impariamo mai dai nostri errori. In “Megas Alexandros”, invece, mi sono ispirato al libro di Valerio Massimo Manfredi sulla vita e sulla ricerca della tomba perduta del più grande condottiero dell'antichità. Uso anche temi di stretta attualità come la giustizia (trattata in “Pending Trial”), che spesso è una gogna mediatica che vive sull'onda emotiva senza riscontri effettivi.

 

 

Siamo nel 2020 ed i gusti musicali mutano e si evolvono col tempo. La vostra musica, per la durata di alcuni pezzi e per le soluzioni musicali adottate, richiama volutamente quella degli anni '70. Cosa vi spinge a proporre questo tipo di musica ai giovani di oggi?

Alessio: non abbiamo la pretesa di diventare degi archetipi. Ci piace ribadire che certe correnti musicali hanno da sempre un flusso e riflusso. Secondo me, dopo esser rimaste fuori dal mainstream per qualche decennio, con l'iniezione di creatività delle “nuove" generazioni, le tipiche sonorità "settantiane", con il loro tipico carattere "Art Rock", possono ancora oggi affascinare parecchia gente. E di sicuro, anche qualche generazione successiva alla nostra. Questo è uno dei pregi del mondo attuale.

 

 

Credete che ci siano i presupposti per un pubblico ampio o piuttosto per una cerchia ristretta? O meglio: vi interessa che la vostra musica sia diffusa al grande pubblico o preferite rimanere nel genere di nicchia amato dai pochi ma sconosciuto ai più?

 

Alessio: su Billboard non ci finiremo mai ma, con l'avvento della rete, c'é spazio davvero per tutti.

 

Gianluca: ovviamente, a tutti piacerebbe riscontrare un certo successo. Quale musicista non vorrebbe vivere di sola musica, finendo in classifica, alternandosi tra studio di registrazione e palco, attorniato da groupie e corteggiato da discografici? (risate). Tuttavia, per ovvi motivi legati al tipo di musica che suoniamo e alla realtà geografica dalla quale proveniamo, siamo consapevoli che la pubblicazione di dischi rimarrà per noi un meraviglioso hobby. Potremmo tuttavia aggiornare questa risposta nel caso in cui qualche nostro brano venisse inserito nella colonna sonora di "Iron Man 4" al posto degli scontati e abusati AC/DC e Black Sabbath (risate), oppure se venissimo selezionati per comporre la sonorizzazione di spot pubblicitari di qualche sport estremo tipo Freestyle Motocross, Paracadutismo in caduta libera o Snowboard cross (risate).

 

 

Qualcuno di voi pratica sport estremi?

 

Gianluca: la mia era chiaramente una battuta. Tuttavia, a pensarci bene, vedrei la nostra musica anche come sfondo dei contesti sopra citati, due dei quali conosco molto bene avendo maturato in gioventù circa trenta lanci, tra vincolati e in caduta libera, e adesso, a cinquant'anni suonati, praticando snowboard, spesso su neve fresca, pur in percorsi sicuri.

 

 

Cosa pensate dell'odierna fruizione della musica da parte del pubblico?

 

Federico: la situazione è molto complessa. Partecipando a diversi progetti musicali e suonando regolarmente dal vivo, registro una forte compressione della musica dal vivo, possibile ormai solo nei fine settimana. Il Covid ha aggravato la situazione, diminuendo ulteriormente le presenze e aggravando i costi già sostenuti dai locali (personale, siae, affitti, etc). C'è poi la spinta dell'industria discografica verso la fruizione di altri generi musicali tipo rap, trap, raeggetton, tutti indirizzati verso il pubblico più giovane.

 

Alessio: purtroppo, anzi per fortuna, sono molto conservatore. Ho iniziato ad amare la musica a partire dall'epoca del supporto fonografico fisico e, a 45 anni, questo non si può cancellare. Attualmente mi accorgo che molti 20/25enni sono talmente condizionati dal supporto fonografico (o, per meglio dire, dalla mancanza di esso), che diventano molto più "pilotabili" anche a livello qualitativo. La musica cosiddetta "da classifica" del 2020 non ha la stessa profondità di quella di anni addietro (anche di appena 10-15 anni fa). Ho sempre paura che gente come Achille Lauro e il trap diventino la misura qualitativa di riferimento di questi anni. La musica Rock sopravvive a livello di nicchia, perché nessuno più ascolta ciò che un buon disco Rock riesce a comunicare.

 

 

Perché un giovane dovrebbe spendere dei soldi per acquistare un vostro Vinile/CD quando potrebbe comodamente scaricarlo da youtube o da spoty five senza pagare nulla?

Gianluca: credo sinceramente che i giovani siano naturalmente propensi a scaricare musica, come lo eravamo noi negli anni '70 o '80 registrando sulle musicassette gli album che ci interessavano e per i quali non avevamo denaro da spendere. Tuttavia, non credo che il fruitore tipo della musica degli Anno Mundi sia da ricercare tra i giovani: penso, piuttosto, che i nostri album, non importa se in cd o in vinile, siano apprezzati da utenti decisamente maturi, diciamo dai 40 anni in su, che sono poco adusi a scaricare musica, preferendola acquistare nel formato fisico.

 

Mattia: io e Flavio Gonnellini abbiamo circa 20 anni in meno rispetto agli altri membri. Posso dire che, effettivamente, la mia generazione e anche quella successiva sono abituate a fruire la musica tramite il download. Tuttavia, non penso che sia un male: il vettore digitale, di fatto, contribuisce alla vendita di cd e lp. E' gratuito su youtube, o si può scaricare previo abbonamento su piattaforme come spoty fife o tidal ma, essendo accessibile su tutto il globo, arriva anche in quelle zone non coperte dalla distribuzione delle etichette e, in molti casi, laddove piace, diventa la conditio sine qua non all'acquisto dell'album. Con gli Ingranaggi della Valle è accaduto proprio questo: gente che stava in Russia, ad esempio, l'ha ascoltato su una qualche piattaforma e poi ce lo ha richiesto. Quindi, per me, è un po' un falso mito il fatto che il disco non riesca a vendere per colpa del corrispettivo digitale, essendo vero proprio il contrario, cioè che grazie a quest'ultimo, il formato fisico viene poi volutamente ricercato dall'utente finale.

 

 

Bene, l'intervista è finita e, nel ringraziarvi, vi informo che avete a disposizione tutto lo spazio che volete per dire la vostra. A voi!

 

Gianluca: l'hobby di cui parlavo sopra è un concetto globale, riguardando tanto chi fa musica, quanto coloro che ne scrivono e tutti gli utenti che la ascoltano. Se voi non coltivaste il vostro hobby, noi non potremmo coltivare il nostro, quindi grazie di cuore per le vostre attenzioni, e mi riferisco sia a voi giornalisti/critici musicali, sia agli appassionati che la comprano.