24 Settembre 2019

Mauro Spadoni ha intervistato la band italiana atWood

Benvenuti atWood sulle pagine di Insane Voices Labirynth. Da qualche tempo è uscito il vostro EP dal titolo “At Odds”. Potete presentare voi stessi e questo primo lavoro in studio ai nostri lettori?


Noi siamo gli atWood, una band alternative rock con elementi elettronici di Milano. At odds, il nostro primo lavoro in studio, è un EP di 5 pezzi dove viene fuori tutto ciò che siamo: a volte delicati, a volte pop, a volte più metallari e a tratti un po’ tamarri. È un EP incentrato sulla ricerca di sé e della propria indipendenza, senza paura né freni posti da altre persone.

Come sono state le reazioni in ambito nazionale ed internazionale in merito all'uscita di “At Odds”?


Le reazioni ci sono sembrate piuttosto positive! Il riscontro è stato ottimo e soprattutto molto caloroso, sia da parte di persone vicine a noi che di ascoltatori che ci hanno trovati “per caso” e che si sono appassionati alla nostra musica e alla nostra dedizione. È un’emozione enorme sentirsi dire “ho ascoltato il vostro EP dieci volte di fila, mi piace tantissimo”.

 


Come nasce una canzone degli atWood?


Solitamente nasce da una bozza ideata da Dani, il nostro chitarrista e fonte inesauribile di idee. È lui ad avere le “illuminazioni”, magari anche solo di un riff o un suono di synth, su cui poi lavoriamo insieme. Lavoriamo però anche molto a casa, e poi discutiamo dei nostri approcci al pezzo, che sono spesso contrastanti. Penso sia una buona cosa, a dire la verità: questo confronto continuo ci porta a non fermarci mai alla prima versione, a cercare sempre il meglio di cui siamo capaci. Lo stesso vale per i testi (scritti da Alice, la cantante), che vogliamo rendere interessanti, empatici, e mai scontati.

 


Qual'è stata l'idea che vi ha portato alla realizzazione del video di “Black Mirror” primo estratto dall'EP “At Odds”?


Proprio il testo della canzone, a riprova dell’importanza che hanno per noi le parole. Black Mirror parla di una forsennata ricerca di libertà e di volontà di spezzare catene imposte, volontariamente e non, da chi sostiene di tenere a noi. È un inno un po’ claustrofobico alle boccate d’aria e all’indipendenza. La nostra videomaker, Dalilù, è stata bravissima nel tradurre a livello visivo il contenuto del testo; si riteniamo davvero soddisfatti del risultato.

 


Come ha accolto il pubblico le vostre canzoni presenti in “At Odds” in sede live?

 

Bene! Le persone spesso ci dicono che “suoniamo persino meglio che in disco”. Siamo felicissimi di sentircelo dire, perché vuol dire che le nostre 9 ore di reclusione in sala prove ogni domenica danno i loro frutti : ) Ci mettiamo moltissimo impegno, e siamo contenti che questo si percepisca anche da sotto al palco.

 


Dalla creazione del gruppo nel 2017 in quali città avete avuto modo di far conoscere la vostra  musica?


Abbiamo girato principalmente Milano e Bergamo, poi abbiamo toccato il Biellese, Torino e il Campus Industry di Parma. Siamo arrivati fino a Roma per le finali di 1MNext. Ci teniamo però a precisare che abbiamo iniziato a suonare live a marzo 2019 (prima data: Circolo Svolta di Rozzano), e da lì ci siamo mossi incessantemente.

Credete che in Italia ci sia spazio per la vostra proposta musicale o vi rivolgete principalmente al mercato internazionale?


Non abbiamo intenzione di ignorare il nostro Paese, ma è indubbio che all’estero ci sia una maggiore attenzione ai generi come il nostro e alle band emergenti in generale, perciò è inevitabile rivolgersi principalmente a un pubblico oltre confine.

 


State lavorando alla creazione di un nuovo LP? Se sì quando contate di poterlo presentare al grande pubblico?


Ora stiamo lavorando a un nuovo singolo, in uscita a fine ottobre; per un nuovo disco si vedrà più avanti.

 


Descrivete usando tre parole la vostra proposta musicale.


Fresca, coinvolgente, appassionata.

 


Bene l'intervista è finita e nel ringraziarvi vi informo che adesso avete a disposizione tutto lo spazio che volete per dire la vostra. A voi!

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