12 LUGLIO 2018

Intervista Alla Band Alternative - Progressive - Rock Italiana Eva Can’t

A Cura Di Melissa Ghezzo.

 Benvenuti su IVL! Eva Can't, progetto alternative/progressive rock, come nasce?


Luigi: Grazie, un saluto a te e a tutti i lettori di IVL. Il progetto Eva Can’t nasce circa dieci anni fa con l’intento di scrivere composizioni non strettamente legate ad un genere.
Per ogni album ci siamo comunque dati delle linee guida da seguire, ma poi ognuno di noi ci ha messo del suo secondo le proprie influenze e capacità, alzando sempre l’asticella.
Inoltre tieni in conto che il grosso della nostra formazione musicale è avvenuta negli anni Novanta, periodo d’oro dell’Alternative Rock che ha spronato poi il mondo del Metal a reinventarsi e a seguire approcci non convenzionali: lo spirito degli Eva  Can’t è racchiuso qui.

Per My Kingdom Music esce il vostro EP “Febbraio”, quale tema viene trattato in questo vostro lavoro?

 

Luigi: “Febbraio” può prestarsi a diverse interpretazioni. La mia personale, visto che le liriche sono state scritte interamente da Simone, è che il mese di “Febbraio” è un mese duro che si presenta ciclicamente ogni anno, così come le difficoltà e i momenti bui della vita di ciascuno di noi: a volte riesci a superarli, in altri casi tocca conviverci, qualche volta ne esci sconfitto, ma l’importante è far tesoro delle esperienze e andare avanti senza scoraggiarsi per essere pronti ad accogliere i periodi più sereni che la vita ci regala.

 

 

In alcuni brani noto sonorità tramandate da cantautori italiani, ci sono personaggi rivoluzionari che hanno ispirato la vostra musica?

 


Luigi: L’influenza cantautorale è data soprattutto da Simone che ha saputo magistralmente inserire questo elemento nelle nostre composizioni.
Personalmente, in questo caso, rappresento un po’ il contraltare perché il cantautorato italiano non è tra le mie influenze principali e penso che questo contribuisca a rendere meno scontato il risultato finale, dando anche quel tocco di progressive che spesso viene colto.

 

Molte bands ultimamente decidono di proporre sonorità di alternative con influenze rock piuttosto che melodie più “cattive”, in cosa siete diversi dalle altre bands?

 

Luigi: Negli ultimi lavori (Gravatum e Febbraio) abbiamo limitato le partiture più estreme perché non aggiungevano, anzi sottraevano, espressività alla nostra proposta.
E’ rimasta però la cura maniacale che riserviamo a ciascun riff, passaggio e riempimento, siano essi di matrice rock o metal, cercando di usare il tipo di arrangiamento più appropriato a seconda dell’atmosfera che vogliamo creare.
Penso tuttavia che gli echi di lavori più “cattivi” come Hinthial e Inabisso siano presenti anche in Febbraio, ma prendono forma in un modo diverso, per certi versi più maturo.

 

 

Non credete che il cantato in italiano possa penalizzarvi rispetto alla scelta di una lingua che, potrebbe, farvi sbarcare anche su un mercato diverso?


 

Luigi: Se da un lato la scelta di cantare in Italiano potrebbe aver limitato l’approdo ad un mercato diverso e magari più ampio, dall’altro resta una nostra caratteristica peculiare che ha permesso a Simone, non senza sforzi, di scrivere testi di un certo spessore. Penso che con i testi in Italiano abbiamo massimizzato l’espressività della nostra proposta.

 

Il cantare in italiano presuppone il restringimento di una fascia di pubblico ma questa scelta potrebbe avere a che fare con una sorta di amore per la propria terra?


 

Luigi: E’ innegabile l’amore di tutti noi per la nostra terra e soprattutto per la nostra cultura artistica, ma la scelta di cantare in italiano è stata fatta un po’ per sfida, un po’ per intuizione.
Ricordo ancora la serata nello studio di Simone in cui tutti e quattro stavamo discutendo di che lingua utilizzare per i testi. Ovviamente la scelta era tra Inglese e Italiano: l’Inglese era una comfort-zone sotto diversi punti di vista, l’Italiano sarebbe stato più complicato da domare ma ci avrebbe dato un tocco di originalità in più. Come sempre non ci siamo accontentati di andare sul “sicuro” e a posteriori posso confermare che siamo molto soddisfatti di questa scelta.

 


Cosa vorreste trasmettere a chi viene a sentire i vostri concerti?

 

Luigi: Comporre musica è una nostra forte esigenza interiore, in questi dieci anni abbiamo dato alla luce quattro album e un EP, per cui ai nostri concerti vorremmo condividere e magari far rivivere al pubblico le stesse emozioni che ci hanno portato a comporre i nostri brani.
Inoltre la dimensione live favorisce molti aspetti della nostra proposta: ad esempio l’intero “Febbraio” è stato registrato in presa diretta per cui dal vivo le canzoni potrebbero avere una resa addirittura migliore che su disco.

 

Molti artisti si “scoraggiano” nel salire sul palco con poca affluenza da parte del pubblico, vi è capitato di non rendere onstage per questo motivo?

 


Luigi: Penso che non sia tanto l’affluenza in generale quanto la partecipazione effettiva e il calore del pubblico ad avere impatto e migliorare la nostra resa onstage.
 Poi c’è un discorso di rispetto che ci sprona a dare sempre il meglio indipendentemente dal numero di persone: chi viene a vederci non è lì per caso e quindi merita tutti i nostri sforzi e le nostre attenzioni.