19 FEBBRAIO 2020

 

INTERVISTA A FLAVIO ADDUCCI

A CURA DI VALERIA CAMPAGNALE

FLAVIO ADDUCCI, INTERVISTA, VALERIA CAMPAGNALE, BENVENUTI ALL'INFERNO, BLACK METAL

Ciao Flavio e benvenuto in Insane Voices Labirynth, prima tutto complimenti per la tua ultima fatica letteraria, ho letto “Benvenuti all’Inferno!” praticamente in un fiato, curiosa tra l’altro di conoscere aneddoti sconosciuti ai più. Un lavoro direi davvero certosino. Questo libro segue il tuo precedente ebook “Nel Segno del Marchio Nero”. Come è  nata l’idea di voler scrivere riguardo il black  metal, o per essere più precisi, di proto metal?

 

Ciao Valeria, grazie mille, sono contento che ti sia piaciuto!

Allora, l’idea del libro è nata nell’ottobre 2015 quando proposi ad Alessio Torluccio, il caporedattore di HeavyMetalWebzine, cioè il sito con cui all’epoca collaboravo, di pubblicare un articolo sulla first wave of black metal. Alessio accettò di buon grado la mia proposta, e così cominciai a scriverlo. Ma, a forza di scrivere e di documentarmi sempre di più, l’articolo stava diventando così lungo che, a sua volta, Alessio mi propose a un certo punto di scriverci proprio un libro. Come vedete, è stato un consiglio che ho seguito proprio alla lettera, e quindi lo ringrazio infinitamente.

 

Bisogna considerare poi che ho voluto cimentarmi in questa impresa non solo perché mi ritengo un grande appassionato di black metal ma anche perché allora, almeno nel mercato italiano, non era stato ancora pubblicato nessun libro sul proto-black metal. Nonostante ciò, paradossalmente, stavano (e ancora stanno) uscendo tantissimi libri sul black metal vero e proprio.

 

Però, questa cosa di scrivere su un genere musicale indefinito come il proto-black metal mi ha permesso anche di scrivere praticamente su tutto il metal degli anni ‘80, andando quindi dall’heavy classico al death, oppure dal thrash al power e all’NWOBHM, con la conseguenza di scavare nelle origini di questi e altri sottogeneri metal. In sostanza, con questo libro ho espresso in un colpo solo tutto il mio amore per questa musica! 

 

 

In questo libro hai raccontato 40 anni di black metal attraversando il mondo, quanto tempo hai impiegato a raccogliere tutte le band che hai menzionato?

 

 

Ci ho messo parecchio. Circa 3 anni e mezzo.

 

Ci ho impiegato così tanto tempo perché ho voluto rendere “Benvenuti all’Inferno!” il più completo e approfondito possibile, andando anche oltre i soliti nomi come i Venom, i Sodom o i Mayhem, che spesso vengono trattati in questi studi però trascurandone, o perfino dimenticandone, altri che, meno conosciuti, magari sono stati fondamentali per il genere. Così, questo obiettivo mi ha portato a scoprire tante band che non conoscevo affatto prima della stesura del libro, come gli israeliani Salem o gli ungheresi Tormentor.

 

 

Black metal e satanismo, quante saranno le bands che veramente abbracciano questa linea in modo coerente e non esclusivamente sul palco e in un disco?

 

Sicuramente il black metal moderno, cioè quello fondato negli anni ’90 in Norvegia, è più coerentemente satanista rispetto alla first wave of black metal ma credo comunque che i veri satanisti, siano essi laveyani o altro, rappresentino solo una piccola parte. In fin dei conti, Satana, l’occulto e tutta la roba del genere fanno tradizionalmente parte del metal, e quindi è normale che si canti ancora di queste cose pur non credendoci. Non scordiamo poi che gli stessi creatori del black metal, i Venom, non sono mai stati dei veri satanisti ma si sono sempre definiti degli intrattenitori. 

Parlandone invece dal punto di vista sociologico, il proto metal si può definire una controcultura nell’epoca in cui è nato (1981 al 1991)?

 

Domanda molto interessante e meriterebbe un approfondimento, quindi cercherò di sintetizzare.

Proto-metal o meno, a mio modesto parere, nella sua forma più classica e pura che è quella degli anni ‘80, il metal è in generale una musica fondamentalmente reazionaria, escapista e maschilista, e insegue fama, successo e donne, riflettendo così l’edonismo reaganiano in voga in quel periodo e che colpì anche il nostro Paese. A un certo punto però, il metal ha cominciato a diventare estremo, facendo così propri certi valori controculturali (anche semplicemente l’idea di un successo non più visto in termini economici) del punk. Nonostante ciò, ha continuato a essere tendenzialmente sempre e solo musica, non avendo quindi nessuna volontà di cambiare in qualche modo il sistema. Quindi, il metal non lo vedo proprio come una controcultura.

Però, come in tutte le cose, dipende. Perché il metal può diventare una controcultura in Paesi dove questa musica non solo non è accettata ma non viene neanche tollerata, per varie ragioni, siano esse politiche, religiose o altro. E quindi, l’organizzare concerti diventa automaticamente, anche senza volerlo, un atto di protesta politica, come anche il cantare di certi argomenti, magari considerati tabù nel proprio Paese.

Per fare adesso un esempio di musica controculturale, lo è a tutti gli effetti l’hardcore punk. In questo genere musicale, a cui sono molto legato, il messaggio riveste spesso un’importanza cruciale, alcune volte perfino di più della musica stessa. Non è raro che gli stessi musicisti hardcore siano dei veri e propri militanti, spesso anarchici, che organizzano e/o partecipano a varie azioni di protesta politica, occupando anche degli spazi, come i centri sociali, che spesso diventano dei punti di riferimento importanti anche per il loro quartiere perché mettono su eventi dall’ottima rilevanza socio-culturale capaci di attirare pure gente comune.

Con queste premesse, l’unico genere metal veramente controculturale è, a mio avviso, il black metal. Questo non solo perché, negli anni ’90, venne considerato dalla stessa società perfino come una minaccia al sistema tanto che alcuni chiesero di metterlo fuori legge, come successe in Norvegia dopo i fatti criminosi perpetrati dall’Inner Circle. Ma anche perché, unico caso in tutto il metal, conta al suo interno sottogeneri che presuppongono una forte militanza politica, andando quindi oltre la musica e abbracciando altro, come l’NSBM o l’RABM (che, per ovvie ragioni, preferisco di gran lunga rispetto alla prima corrente).

 

 

Com’è nata la tua amicizia con Francesco Gallina e come lo hai coinvolto nel progetto? (Ricordiamo che Francesco Gallina ha scritto la prefazione del libro)

 

Francesco è stato coinvolto nel progetto grazie al mio amico Fabio Rossi, di cui è in procinto l’uscita del suo nuovo saggio, una biografia sui Bathory dal titolo “Bathory – La band che cambiò l’heavy metal”, per il mio editore, Officina di Hank.

In sostanza, Fabio mi mise in contatto con Francesco nel settembre dell’anno scorso. Ci siamo sentiti per telefono, e così gli chiesi di farmi una prefazione per il libro. E, nell’arco di 2 settimane, me ne ha fatta una veramente bella e sentita.

Fra l’altro, parlando al telefono abbiamo scoperto di adorare entrambi un grande ma purtroppo sottovalutato gruppo: i Raven. Cioè, la mia band heavy metal preferita in assoluto!

 

 

Le interviste ai Necrodeath, agli Schizo e agli Holocausto sono frammenti interessanti di chi ha vissuto in prima persona quel periodo. Come hanno reagito all’idea di apparire nel tuo libro?

 

E’ passato parecchio tempo da queste interviste ma mi ricordo che la reazione è stata ottima.

Per dire, Peso dei Necrodeath mi chiese di essere intervistato dal vivo al telefono, cosa che in vita mia non avevo mai fatto. Quindi, vuoi questo e vuoi che stavo avendo direttamente a che fare con un mostro sacro del metal italiano e internazionale, l’entusiasmo era letteralmente alle stelle.

Invece, gli Schizo e gli Holocausto li ho intervistati tramite mail. Entrambi inviarono le loro risposte dopo poco.

In particolare, gli Holocausto mi hanno sorpreso tantissimo perché mi risposero dopo pochissimi giorni nonostante le domande fossero parecchie. Se volete leggere la loro intervista integrale, la trovate qui in inglese, pubblicata sulla mia Timpani allo Spiedo ‘zine.

 

 

Tu segui l’heavy metal da quando eri ragazzino, proprio come me, gestisci la webzine Timpani allo Spiedo dal 2008 e hai creato la one-man band xSenselessxPositivityx lo scorso anno, proprio in pieno periodo di lockdown.

A proposito di questo ultimo progetto, ci racconti come è nato e quali sono e se ci sarà un disco fisico oltre che la versione streaming?

 

E’ la prima volta che mi si pone in un’intervista una domanda su questo progetto così grezzo, e ti ringrazio moltissimo per questo!

Allora, xSenselessxPositivityx è un progetto noisegrind nato per scherzo nel marzo 2020. Lo misi su da solo perché nei mesi precedenti non ero riuscito a trovare nessuno con cui fondare una band del genere. Così, approfittando della quarantena, registrai un intero demo di 20 pezzi per soli 7 minuti di rumore uscito a maggio, ascoltabile qui. Suonai tutto, a parte il basso, completamente assente, e per 2 pezzi invitai due amici, entrambi ospiti alla voce, cioè Iacopo, e Beppe, che milita nei gruppi hardcore Blair e No Look City. Ah, faccio presente che registrai tutto con un’app per cellulari!

Dopo il demo, partecipai a due compilation, cioè l’americana “Raving Fucking Mad Vol. 4” (con 4 pezzi, di cui 2 inediti) e la mia “Se beccamo ner pit!” (con altri 2 inediti). Inoltre, prima di pubblicare il demo, presi parte all’immensa “Death to Capitalist Grind”, una compilation che conta la bellezza di 152 band da tutto il mondo!

L’idea che sta alla base di xSenselessxPositivityx è quella di catturare l’essenza della rabbia in brevi schegge di rumore, usando come arma un noisegrind fortemente ispirato a gruppi come i primi Anal Cunt e i 7 Minutes of Nausea. Considerata quindi la scarsa, se non nulla, musicalità del progetto, le liriche occupano in esso un ruolo centrale. Perciò tratto tematiche che riguardano esperienze personali, problemi socio-politici e quant’altro, non facendo però mancare all’appello un po’ di ironia che sfocia talvolta nel black humour, utilizzando spesso parole improvvisate nel momento stesso in cui registro, ispirate magari a ciò che sto provando o anche vivendo. Per dirne una, “Auguri!” la registrai la sera del mio compleanno. Ma non fatevi ingannare dal titolo perché il testo ironizza sul fatto che ogni compleanno rappresenti “un altro passo verso la fossa”, quindi in teoria ci sarebbe poco da festeggiare!

Detto ciò, non credo che ci sarà una versione fisica del demo ma mai dire mai.

 

 

Il 15 luglio 2020 hai anche pubblicato “Se beccamo ner pit!”, una compilation interamente dedicata alla scena hardcore punk del Lazio. Una bella iniziativa per dare spazio ai gruppi, anche qui ti chiedo com’è nato il progetto e se ci vuoi fare qualche nome e soprattutto dove possiamo trovarla.

 

“Se beccamo ner pit!” è stata un’iniziativa che ho fatto partire a fine maggio 2020, poco dopo la fine del lockdown. L’ho portata avanti insieme al mio compare, Francesco Bazzurri, un regista di spettacoli teatrali ispirati all’opera di Lovecraft e fondatore della compagnia teatrale Sipario7 oltreché redattore di Timpani allo Spiedo, il quale mi ha aiutato con le grafiche, facendo fra l’altro per la compilation una copertina fantastica.

Misi su questo progetto essenzialmente per contribuire a dare un po’ di vitalità alla scena hardcore punk laziale, in un momento morto per la musica live che però stiamo ancora vivendo. Solo che è venuto fuori qualcosa di immenso, visto che la compilation raccoglie ben 68 gruppi con 125 pezzi (di base 2 a testa per band). Fra di essi figurano formazioni importanti come Plakkaggio, The Difference e Neid, altre giovani ma già con un certo nome come Short Fuse (dove canta il mio tatuatore) e I Maiali, e altre ancora giovanissime ma promettenti come i già citati No Look City e Malerba. Ma vi invito a scoprirle tutte, e quindi vi rimando a questo link.

Approfitto dell’occasione per ringraziare di nuovo tutti i gruppi che hanno partecipato a questo folle progetto, e pure tutti coloro che se ne sono interessati al punto da pubblicare dei begli articoli su siti come The New Noise, Punkadeka e Radiopunk.

 

Premetto che non seguo e non ascolto black metal ma ne conosco la storia, alcune cose le ho scoperte per la prima volta proprio grazie al tuo ebook “Nel Segno del Marchio Nero”. Ho guardato “Lords of Chaos” più per la curiosità di come fossero narrati i fatti accaduti ed ho trovato un’atmosfera prettamente ossessiva e malata quasi tendesse ad essere contro quanto accaduto piuttosto che avere una più lucida visione. Tu che ne pensi, da diretto seguace ed interessato del genere, sempre che tu abbia avuto modo di vederlo?

 

Devo essere sincero: finora non l’ho mai visto perché non mi piace tantissimo l’omonimo libro da cui è stato tratto il film; cioè un libro che praticamente non parla mai di musica, e questo per me è veramente un peccato. Però chissà, prima o poi, anche solo per curiosità, guarderò finalmente questa pellicola di cui tanto ancora si parla. 

 

 

Ho trovato molto interessante lo spazio temporale che hai dedicato alla scena rock ‘satanico’ degli anni che partono dal 1950 al 1970. Effettivamente spesso ci scordiamo che gli anni ’50 furono forieri del rock. Come e quando hai deciso di includere gli anni ’50 nel libro?

 

Sì, diciamo che di quegli anni si tende a parlare quasi sempre dei Grandi 3: i Led Zeppelin, i Black Sabbath e i Deep Purple. Band fondamentali, certo, ma così facendo ci si dimentica dei tantissimi gruppi cosiddetti “minori” che hanno comunque rivestito una notevole importanza non solo per il rock in generale ma anche per quello che poi sarebbe stato il metal estremo. Parlo di formazioni seminali come i The Crazy World, i Black Widow e i Coven, fra i primissimi gruppi satanici della storia del rock. In realtà, la scena rock occulta, specie negli anni ’70, era piena di queste band ma molte di esse sono letteralmente oscure perché magari riuscirono a realizzare solo un singolo, per poi scomparire nelle stesse tenebre da dove erano nate.

A ogni modo, il periodo che va dai ’50 ai ’70 l’ho incluso, se non ricordo male, dopo aver creato l’ossatura principale del libro, che è basata sulla first wave of black metal. 

 

 

Conflitti  personali e sociali, ma anche orrore e letterario, il black metal prende forma sotto vari aspetti e quindi non solo religiosi, secondo la tua opinione  in tutto ciò c’è anche un distacco ironico dalla realtà?

 

Di base, il black metal è un genere molto serio. Non è un caso infatti che gli appassionati del death metal, una volta il suo genere rivale, lo prendessero spesso per i fondelli negli anni ’90 proprio a causa della sua estrema serietà e anche per come si conciavano i black metallari.

Ma proprio per questa sua “estrema serietà”, il black metal si presta benissimo a essere parodiato, anche dai suoi stessi musicisti. Per esempio, mi vengono in mente gli svedesi Sportlov, che nei loro testi parlavano di gare di sci! Ma queste band sono solo la classica eccezione che conferma la regola.

 

 

Ti ringrazio per il tempo che hai dedicato nel rispondere, hai a disposizione tutto lo spazio che vuoi per concludere e ti ringrazio nuovamente per avermi citata nei ringraziamenti finali in “Benvenuti all’Inferno!”.

 

Grazie di nuovo a te per lo spazio che mi hai concesso, e anche per avermi posto delle domande molto interessanti!

Per chi fosse interessato ad acquistare “Benvenuti all’Inferno!”, ricevendo fra l’altro la sua copia con tanto di dedica personalizzata e segnalibro, può anche contattarmi in privato attraverso i seguenti link:

 

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