12 FEBBRAIO 2020

 

INTERVISTA A INSANIA 11 A CURA DI MELISSA GHEZZO

Insania11, duo death metal lombardo. Perché la decisione di formare un duo e non una band con più elementi?

 

(Ethrum) non è stata propriamente una decisione quella di essere in due, bensì un'evoluzione di eventi, che ci ha fatto proseguire il progetto da soli. Con il tempo le nostre personali visioni compositive ed esecutive si sono unite influenzandoci reciprocamente sulla maniera di comporre. Non escludiamo assolutamente di poter aggiungere membri alla band in futuro.

(Samaang) Devi sapere che io e Ethrum abbiamo iniziato a suonare insieme nel 1989, sotto il monicker di “insania”.  Ai tempi mi occupavo di basso e voce e la formazione si era stabilizzata su un power trio. L’avventura di “insania” si è interrotta nel 1997 ed è rinata dopo 11 anni.

Per quanto al fatto di proseguire come duo, in realtà abbiamo fatto di necessità virtù: buona parte del materiale del nostro primo lavoro (Di Sangue e Di Luce) è stato provato a lungo in sala prove con il drummer della formazione originale ma quando è risultato chiaro che l’intesa stilistica e compositiva era compromessa abbiamo deciso di concludere il

lavoro come project studio, affidandoci alla programmazione delle linee di batteria. Chiuso il primo lavoro è partita subito la composizione, con appuntamenti settimanali in sala prove, di nuove tracce. Ogni tanto ci salta in mente di includere in formazione almeno un drummer in carne ed ossa. Ma ad oggi quelli che ci erano sembrati papabili per tecnica e inclinazione musicale hanno declinato l’invito.

Aggiungo che la struttura delle composizioni è marcatamente chitarristica, il mainframe è costituito dai riff di matrice ritmica e dal continuo influenzarsi in maniera evolutiva dei nostri stili di riffing che partono da impostazioni contrapposte ma complementari.

L' Orrore è un disco di recente pubblicazione, che cos'è per voi L'Orrore che raccontate in questo nuovo lavoro?

 

(Samaang) Le liriche che compongo sono sempre state delle “metafore di carne” per esprimere un disagio psicologico (se non psichiatrico, non a caso il monicker insania) che si traduce in furia distruttiva. Si tratta della contesa ancestrale tra le due componenti dell’essere umano: quella tangibile, di carne e sangue e ossa, e quella trascendente.

Il mio punto di vista è quello di un angelo caduto, un essere di pura luce, intrappolato nel fango proteico di una macchina di carne. Ovviamente la mia posizione è differente da quella dei mistici medievali: il vero Orrore non è il nostro involucro-prigione di carne, ma il fatto che sia stato ridotto ad un contenitore inerte, depotenziato, quando invece è un’antenna verso

l’infinito, capace di danzare con le stelle.

 

L' influenza che si può percepire del black metal e del doom, quanto è contata nella realizzazione del disco?

 

(Ethrum) Ho sempre prediletto l'ascolto di generi "pesanti" pur non disdegnando ed apprezzando altri generi, magari anche molto più soft.

L' influenza ha sicuramente contribuito nella composizione dei riff e dei pezzi.

 

(Samaang) Sono cresciuto, musicalmente, negli anni 80. Quando il metal ha avuto una spinta evolutiva e di ricerca forse insuperabili. Le mie radici sono nel thrash metal, le cui differenti incarnazioni hanno tracciato la via per le successive “correnti” del metal.

Immagino di aver assorbito questo orizzonte delle possibilità prima che venissero codificate in generi ben precisi.

Rispetto a quello che ora è inteso come thrash metal sono sempre stato attratto da atmosfere più oscure che ritrovo in gruppi di blackened death metal o di black metal della “seconda ondata”.

Sul piano del riffing mi piace sempre “rubare” l’intenzione di certe soluzioni dei canoni del black e del death che non appartengono alla mia impostazione di palm muting “a due voci” e probabilmente questo si è riversato nell’atmosfera generale delle composizioni.

Sicuramente più ne “L’Orrore” che non in “Di Sangue e di Luce”. Per quanto riguarda il doom, l’ho ascoltato veramente troppo poco per immaginare mi abbia influenzato ma, probabilmente, la sua essenza maestosa ed epica emerge quando rallentiamo e ci dedichiamo ai power chords.

 

Le tematiche cinematografiche la fanno un po da padrone in questo album,

raccontate che c'è un filo rosso che collega le varie storie ma qual'è il nome di questo filo che accompagna l'ascoltare?

 

(Samaang) Ne “L’Orrore” ho voluto espressamente svincolarmi dall’obiettivo di sviluppare un concept, che è una delle mie ossessioni, affidandomi a suggestioni tratte da varie pellicole horror di cui sono avido consumatore per costruire degli affreschi autonomi e autoconclusivi. Il filo rosso che li lega è che ciascun “quadro” è una variante del medesimo concetto che poi abbiamo esplicitato nel booklet e utilizziamo come tagline dell’intero disco: “non siamo nati a questo mondo per esserne padroni, ma concime”.

Cosa lega L'Orrore con il vostro primo lavoro Di Sangue e Di Luce?

 

(Samaang) Sono entrambi la fotografia di un percorso di affinamento di un modo di intendere il metal che portiamo avanti fin dai primi lavori come “insania”: veloce, pesante e oscuro. Progressivo, più che intricato: la forma canzone è sacrificata a favore di un continuo mutare ritmico/armonico, di riff che si inseguono.  L’uroboros, il serpente che

divora e partorisce sé stesso è il criterio compositivo. Una cavalcata a rotta di collo che ci manda in trance durante l’esecuzione. Rispetto a “Di Sangue e Di Luce”, ne “L’orrore” abbiamo cercato di addomesticare un po’ il drago, immaginando un’evoluzione “frattalica” e organica. Meno meccanica, anche in sede di produzione abbiamo cercato di dare più pancia al suono. Con le parti vocali ho iniziato a riappacificarmi con la forma canzone, cercando di dare all’ascoltatore una chiave di lettura, dei riferimenti, in questo bad trip strumentale.

 

Di Sangue e Di Luce e un album anche molto tecnico rispetto al “classico” death metal, quanto è stata dura comporre questo disco?

 

(Ethrum) La composizione dei nostri pezzi è abbastanza articolata. Ci discostiamo molto dai classici stilemi in cui i riff si ripropongono diverse volte nel pezzo. Nel nostro caso è quasi sempre una sequenza di riff diversi tra loro. La riteniamo una composizione semplicemente istintiva. Partiamo da un riff, cerchiamo di "sentire" cosa ci sta dopo, e così via. Sembrerebbe uno stillicidio di idee, ma ci aggrada approcciare in questa maniera.

 

(Samaang) Ti sembrerà strano ma il nostro modo di comporre è maledettamente istintuale. Il fatto è che la struttura ritmica dei nostri riff è del tutto aliena: solo ora cominciano a uscire dei tempi pari, normalmente si tratta di tempi dispari non codificati dalla teoria musicale occidentale. Qualcosa di simile si trova nelle partitura delle tablas indiane. Sto parlando di riff in 11/8, 23/8, 19/8. Sono costruzioni di microfrasi in 3/8 e in 2/8, come sequenze di aminoacidi di un DNA mutante in cui si alternano ribattuti in palm muting a note libere. Le note libere costruiscono un tema “sospeso” su un tappeto di ribattuti. Ho rubato questo modo di suonare a Snake dei Voivod.

Ogni riff poi in genere è costituito da due parti, come un sillogismo ritmico. E, generalmente, ogni riff nasce con parto gemellare: è subito pronto il successivo che varia armonicamente e ritmicamente. Il contributo di Ethrum nell’armonizzare i riff “matrice” ha donato una stratificazione maggiore al sound e, se in “Di sangue e Di Luce” era stata appena accennata in “B naural”, ne “L’Orrore” è diventato uno stilema imprescindibile.

Nel prossimo lavoro ci sono ulteriori sviluppi in tale senso con le parti di chitarra non più in unisono quasi perfetto anche se armonizzato.

Quando consideriamo “chiusa” una sequenza chitarristica, comincia il lavoro di programmazione delle drums che hanno il compito di legare fluidamente questo un costrutto del tutto folle.

All’inizio avevamo incluso un labirinto nel nostro logo. In effetti le nostre composizioni sono un po’ questo: un labirinto entro cui perdersi. Un labirinto abitato da un mostro. E le liriche ci raccontano la sua storia.

Perchè la decisione di cantarlo in italiano?

 

(Samaang) Non ho mai considerato altre opzioni. L’italiano è la lingua che padroneggio meglio e mi consente di esprimere un concetto attraverso la costruzione di immagini. E nascondere in queste immagini dei significati che vanno oltre il loro senso esplicito. Ogni lirica è un messaggio cifrato, come nella migliore tradizione alchemica. Per uscire dal labirinto devi affrontare il minotauro che ti strazierà e si ciberà delle tue carni. E finalmente sarai libero.

 

Alcuni hanno definito questo disco un potenziale capolavoro, qual è il capolavoro che l' ascoltatore dovrebbe cogliere?

 

(Ethrum) secondo me qualsiasi pezzo di qualsiasi band può ritenersi un capolavoro, nel senso che, a qualsiasi livello, chiunque abbia composto/pubblicato un pezzo, è giusto che lo ritenga un capolavoro. E tale deve essere a prescindere dalla qualità. Ritengo normale amare i propri brani.

Nel nostro caso specifico, non riteniamo di avere pezzi di immediata lettura e coinvolgimento. Come spiegato prima, sono una cavalcata di riff, a volte con piccole variazioni sul medesimo, sempre con tempi intricati, il 4/4 classico non c'è mai.

Probabilmente chi vuole cogliere qualcosa in più, dovrebbe ripetere l'ascolto qualche volta.

 

(Samaang) Aristotelicamente. Nel senso che il capolavoro (l’atto) qui non c’è. C’è la “potenza”. Come nel mito della caverna di Platone stiamo osservando un’idea. L’ombra di un’idea. Un’ombra che cerchiamo di mettere a fuoco sempre meglio, di canzone in canzone. Come si suol dire: è il viaggio quello che conta. Probabilmente chi apprezza la nostra musica riesce a cogliere la qualità della nostra ricerca, i cui risultati sono perfettibili anche se, in ogni release, ne rappresentano il punto più avanzato. Destinato ad essere superato alla tappa successiva.

 

Graficamente, a mio avviso, siete impeccabili e suscitate molto interesse al mio occhio, qual'è il miglior modo per colpire visivamente lo spettatore che vi ascolta?

 

(Samaang) L’artwork è uno degli elementi distintivi del metal, da sempre. Il motivo per cui ci ostiniamo a stampare in formato fisico con booklet corposi è quello di rendere più completa la trasmissione delle fiabe oscure che amo raccontare. Se ne avessimo la forza (economica) realizzeremmo dei cortometraggi per ogni canzone, in live action o in animazione. L’idea di una graphic novel da allegare al CD sarebbe già un traguardo raggiungibile. Ci abbiamo provato con “L’Orrore” ma il grafico interpellato, pur talentuoso, non ha dimostrato la professionalità necessaria per gestire un progetto così vasto. Quindi mi sono occupato ancora io di tutto, come in “Di Sangue e Di Luce”. In qualche modo le scelte

 

grafiche rispecchiano al pari delle scelte di produzione, le diverse atmosfere dei due lavori.

 

Cosa vi sentireste di dire e consigliare a chi vuole intraprendere ai giorni nostri un percorso musicale?

 

(Ethrum) vorremmo anche noi qualche consiglio (ahahah). Posso solo dire di suonare e comporre cose che prima di tutto piacciano a voi stessi. Fare qualcosa che debba per forza piacere ad altri, snaturerebbe la vostra creatività e la inaridirebbe dopo poco tempo.

Bisogna suonare per diverrtirsi innanzitutto. Bisogna poi avere anche la fortuna di trovare i canali giusti per cercare di farsi conoscere. Da lì a viverci con la musica diventa un altro discorso, ormai è difficile anche per nomi molto noti, ahimè.

 

(Samaang) Fatelo. Senza indugi. Tracciando il vostro sentiero creativo: l’Arte è l’atto più alto di autoaffermazione e autocura.

 

La musica, in questo particolare periodo storico, è minata da preoccupazioni e incertezze. Qual' è il segreto per una lunga carriera e per avere un prodotto sempre fresco e interessante?

 

(Ethrum) Mia opinione è sempre quella di comporre secondo istinto, non escludendo le evoluzioni e contaminazioni tra i generi, sia dal punto di vista della composizione che dei suoni. Ma comunque rimanendo sulla propria vena iniziale.

 

(Samaang) Per come la vivo io, la musica non è una carriera. Ho un lavoro durante il giorno a cui sottraggo momenti di gioia dedicandomi a questa passione ostinata. Se si

intende la musica come espressione artistica e non come una branca dell’industria dell’intrattenimento, il frutto di una ricerca autentica e la messa a nudo della propria anima saranno sempre interessanti anche per gli altri.

 

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