IGOR GAZZA:

L' artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere?

 

Fabio "Come band e come metalhead, prima che musicista, che nemmeno sono lontanamente, il fattore esteriore ha un'importanza basilare. Direi edonista, senza alcun dubbio. Una copertina bellissima è un fattore importante, come una ragazza stupenda in minigonna e tacchi alti al primo appuntamento! 

Cerchiamo sempre un disegno, che tutti vorremmo su un nostro disco, come ascoltare le song che componiamo e che poi, una volta registrate, finiscono sull'album. Vogliamo vedere e sentire quello che ci piacerebbe di più,  come quando vado a comprare un album in un negozio. Direi che non mi piacciono affatto quelli di oggi di artwork , fatti al computer e con Photoshop. Cerchiamo questi artisti indonesiani, con quel tocco fumetto, insomma preferisco le copertine degli Iron Maiden di Derek Riggs che quelle di Dave McKean! 

Una cover deve essere carnale e old school, non astratta! Se compri gli Iron Maiden di Somewhere In Time già solo per la copertina, vale il disco intero e sai che sarà già un capolavoro! Una copertina di merda come quella di Dance Of Death vale un disco altrettanto penoso! Un disco conferzionato a dovere, è sicuramente meglio di un album con una grafica raffazzonata! Come negli anni Novanta ancora, la foto dove in un gruppo metal, anche soltanto uno aveva i capelli corti, faceva risultare quella band ridicola, come uno che non c'entrava niente nella formazione! Chiusura mentale? No, un'assoluta verità! Ad una festa, quello con gli occhiali non era il più brutto ed isolato da tutti? Una legge universale, applicata ad ogni situazione, chissà perché!".

 

EDOARDO NAPOLI:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

Fabio "Se vi imbattete nei Lectern è perché ci avete trovato per caso, o per un motivo o per un altro, siete arrivati a noi, per curiosità, dall'aver letto una recensione o sentito qualcuno che ne parlava, o per via della pubblicità!

Oppure ci avete visto on stage, vi siamo piaciuti e quindi comprerete il nostro materiale! Di ricevere complimenti e recensioni positive, non mi interessa niente! Sono un servo del death metal, e l'auto soddisfazione personale è quanto basta!

E' a me, e solo a me che debbo piacere!".

Marco " In primis, l'ascoltatore dovrebbe essere sicuro di quello che cerca e che vuole sentire. Di base il nostro genere è diretto verso coloro che vivono e respirano anni '90. Ma anche verso chi lo scopre da poco, e lo ricerca nell'epoca moderna. In poche parole, se cercate qualcosa che vi riporti indietro di venti anni, siamo qui per voi!".

Pietro "Di band ce ne sono molte, ma non si smette mai di ascoltare nuova roba, altrimenti la musica finirebbe. Penso che ad ogni fan del death metal possa piacere questo album, in cui si approccia benissimo dalla vastità delle band americane".

 

BARABBA:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

Fabio "Non sempre, dipende da quello che troviamo nel locale, o che magari i gruppi di supporto, riescono a prestarci.

Di sicuro non mancano Rottweiler ed il noisegate della Sentry, almeno per entrambe le chitarre! Strumentazione Ltd, Jackson ed Ibanez e drumsticks della Vic Firth. Cose del genere, insomma".

Pietro "Non proprio, ma ad ogni modo il suono si riesce sempre a tirare fuori ad ogni live".

 

SILVIA AGNOLONI

In che modo vi aspettate di trovare supporto proponendovi in Italia?

 

Fabio "Dalle persone non mi aspetto un cazzo! Se volete venire a sentirci, ben venga, altrimenti scaricate il nostro disco, fate quello che volete! La promozione le fanno le case discografiche, la band scrive, arrangia, registra e poi esegue le proprie canzoni dal vivo. Questa è la promozione, ma noi guardiamo oltre! L'Italia è soltanto un punto geografico in tutto il mondo! La musica dei Lectern è fatta per arrivare ovunque!".

Pietro "Dai fan e dagli amici che ci sono in giro".

 

ED:

Che cosa ne pensate del sistema discografico italiano? Come vi ponete nei confronti di esso?

 

Fabio "Non so nemmeno cosa si intenda per sistema discografico italiano. Ci sono un sacco di band che spaccano il culo, della m....a commerciale non mi interessa. Io ho i capelli lunghi e vado in giro o al lavoro, perché non vivo ancora di questo purtroppo, in jeans, stivali e chiodo. Le pratiche in giacca e cravatta le lascio ai manager!".

Marco "Io non sono nemmeno sicuro che esista ancora, un sistema discografico italiano propriamente detto".

 

CURSE VAG:

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere, quale sarebbe e perchè?

 

Fabio "Il mio indice puntato contro Dio!".

Marco "Personalmente sarebbe inquietudine. Certe canzoni, se ascoltate, mi fanno stare in un perenne stato d'ansia, come se qualcuno o qualcosa appunto, mi osservasse senza che io possa averne modo di venirne a conoscenza".

Pietro "Cattiveria , perché componendo i riff mi sentivo in quello stato d'animo".

 

SYNTH LORD:

Quali band vi hanno spinto a mettere su un gruppo? Cioè, su quali ascolti eravate improntati quando avete deciso di avere la vostra band?

 

Fabio "Ti dico che sono come un drogato, che cerca sempre l'eroina! Così per la musica ed il suonare, ne cerco quanta più possibile, nuova e vecchia, dischi come bassi ed attrezzature! E non ne puoi fare proprio a meno!

Quello che mi ha spronato a provare a cantare e suonare il basso sono stati Bruce Dickinson e gli Iron Maiden! A creare i Lectern la scena death metal negli Stati Uniti dal 1990 in poi!".

Marco "Dipende di quale periodo vogliamo parlare. Perché ho avuto, quasi una band, per ogni genere principale. Dal punk all'hard rock, fino al power metal. Rispetto ai miei compagni, le band death metal che ascoltavo sono relativamente più commerciali. Sepultura, Nile, Arch Enemy e Amon Amarth. Entrando in contatto con loro, cominciai a dare più credito alla vecchia scuola quali Death, Deicide, Morbid Angel e tutti i grandi del decennio".

Pietro " Dying Fetus, Deicide, Cannibal Corpse, Aeon, Vader, Immolation".

 

NICOLE CLARK:

Avete background musicali simili o differenti?

 

Fabio "Ascolto di tutto dagli Inxs ai Terrorizer senza problemi, ma dirti che ascolto ogni cosa, no! Mi piace mischiare, essere promiscuo nella musica è fondamentale. Ti aiuta a capire del mondo artistico nel quale ti trovi, ma non mi piace snaturare uno stile. Vedo i Lectern come un'entità death metal band sino alla fine, per altro ci possono essere dei side project e derivati! C'è un sacco di roba in giro, una commistione di cose senza senso, chi vuole essere originale e diverso per forza! Ecco, credo che questo uccida la scena dal di dentro! Un conto è l'evoluzione, ma se immagino i Led Zeppelin alla fine degli anni Ottanta, sarebbero sicuramente diventati parte della scena hair metal come i Motley Crue ne sono certo! Sarebbero stati tirati dentro ad una moda, e i The Beatles sarebbero diventati pop come i Genesis di Invisible Touch. Il tempo smuove il mercato, ma oggi essere death metal è più facile, le label adorano il lato estremo ed anti-commerciale di certe band. Prendi gli Obituary ad esempio: spariti in mezzo al nulla di chissà quanti gruppi death metal  dalla metà degli anni Novanta in poi, tornati appena i fan chiedevano a gran voce un nuovo disco. O il thrash metal, dal 1993 questa parola era bandita per colpa del grunge, che in un paio d'anni fece quasi quanto accaduto nella Bay Area tutta insieme. Ovviamente è una stronzata immensa: i Nirvana vivono per la leggenda di Kurt Cobain, ma nemmeno si sognano il successo dei Metallica che non sono ricordati solo per Cliff Burton, a dirla tutta! Ed oggi, quanti gruppi thrash metal che hanno fatto dischi rock, sono tornati indietro?".

Marco "Come detto prima, il mio stile strumentale deriva da qualcosa di ben più leggero, il power metal, grazie al quale ho comunque appreso tecniche utili specialmente con la doppia cassa, che riutilizzo spesso nei nostri pezzi".

Pietro "Molte cose differenti, ma ognuno ascolta ciò che gli piace, ovvio".

 

MICHELE PUMA:

Cosa ne pensate delle band che inseriscono pensieri politici nei loro testi? Pensate che l'idea politica ma anche religiosa possa influenzare la naturale evoluzione di una band che si affaccia nel mondo underground e successivamente nel mainstream?

 

Fabio "Adoro il grind ed il punk, ma preferisco delle buone liriche sataniche!".

Marco "Ritengo che la politica non trovi spazio in alcun modo nelle musica in generale. Che sia corrente di destra o di sinistra, la trovo fuori luogo. Esempio: Megadeth e Rage Against The Machine. Poli opposti della politica nei testi, trovo che il loro successo potesse derivare tranquillamente più dalle capacità strumentali, piuttosto che dalle tematiche trattate nei testi. Dopotutto, la politica ha rovinato qualsiasi cosa ormai, non voglio vederla rovinare anche la musica".

Fabio "Ai fan interessa la band, il messaggio non è relativo, ma nemmeno la propaganda elettorale, per quelli ci sono i comizi ed il telegiornale! La politica indubbiamente, è un argomento, che può essere, per uno o più gruppi, l'elemento principale. Direi che, come Lectern, cerchiamo di essere, come posso dire, subliminali! Ma sicuramente, è meglio una bestemmia che dire per chi votare! E' universale, tutti gli uomini ce l'hanno con Dio per un motivo o per un altro, o no?".

Pietro "Certo che sì".

 

STONEDLORD95:

Quanto è importante per voi la produzione? Pensate che sia un fattore da considerare affinchè la musica venga considerata, poiché è sempre più raro trovare gruppi con idee chiare?

 

Fabio "Oggi il concetto di  produzione non esiste più! Cos'è una produzione? Se un disco è registrato bene? Le label che stanno dietro ad una campagna promozionale? E chi chiede un crowdfunding che cazzo sarebbe? E chi aiuta un artista che sta per morire, come Richard Benson, non rientra in una spesa economica di una produzione, affinché resti in vita e continui a suonare? I soldi sono finiti, ma le menzogne, no! Come avrai capito, non amo le produzioni pulite come il cesso di un hotel di lusso a cinque stelle! Un disco buono è come un piatto all'Holiday Inn, se arriva bruciato sulla tavola, è come un disco di merda con una produzione schifosa, a prescindere dal livello e dal posto in cui ti trovi a gustarlo!".

Pietro "E' importante fino al punto che non credi più in quello che fai, e sforni album solo per passatempo".

 

VALERIA CAMPAGNALE:

A vostro parere, com'è cambiato il mondo musicale nell'era di Internet?  Non pensate che si sia perso l'approccio dell'ascoltatore verso la musica stessa?

 

Fabio "Il mercato ha spostato tutto sulla piattaforma digitale, dal 2003 in poi, vedi Facebook e Myspace. La fruizione, ha assunto il canale del like virtuale, ed i videoclip hanno più visualizzazioni su Youtube che sui canali televisivi preposti, che hanno ormai perso anche il concetto di trasmissione che trovo forse più vicino nelle radio.

Fino a più di vent'anni fa, nessuno aveva un computer o un cellulare personale, i computer erano talmente costosi, che potevano permetterseli soltanto le grandi aziende. Due marche avevano il mono e duopolio, e penso a due multinazionali come Ibm ed Apple Macintosh. Venivamo da Commodore e Atari, nate per l'intrattenimento video ludico, l'era dei videogiochi era finita nelle case, dopo le sale piene di coin op.

Quindi, tappa fissa erano i negozi di dischi e non più di computer, anche se i primi programmi vedevano luce insieme al mercato dei videogame che restava comunque intatto. Stesso discorso per Internet, era solamente una rete militare o al massimo di lavoro per aziende, come Intranet ed altro, ed anche le prime chat facevano capolino, il telex era stato soppiantato dal fax in maniera definitiva, nella comunicazione istantanea. Come vedi, l'evoluzione della società riguarda la tecnologia su più fronti, o la accetti o la rifiuti. Ma tu conosci qualcuno che ad oggi, ad esempio, non conservi il cibo in casa in un frigorifero piuttosto che a temperatura ambiente? Prima la musica si suonava nei teatri o nelle sale da concerto, pensa a Mozart o alle antiche civiltà. Alla fine degli anni Settanta, hanno cominciato a circolare le cassette vuote e poi i cd bulk, la pirateria, arginava gli acquisti dei dischi, ma in maniera minore rispetto ad oggi. La colpa non è del pubblico, è dei prezzi, e quindi si è cercata la soluzione, attraverso la possibilità di reperire la musica in altro modo, gratis o in maniera molto più economica. Ma ogni cosa ha il suo prezzo: l'originale è fedele al mix finale, una copia è appunto una riproduzione, di qualità inferiore, senza la copertina o il dvd bonus, ad esempio. E' sempre una questione di scelta, l'acquirente ha più modi, e sceglie quello che può, che magari non lo alletta di più, allontanando mano a mano prima dieci, poi cento e poi mille acquirenti, dal comprare le copie fisiche. Così facendo, si sta tagliando la coda alla musica e non al prodotto: poi si passerà al corpo ed infine alla testa, e la musica sarà soltanto un lontano ricordo!

Adesso, la puoi ascoltare a casa, dal computer, nello stereo, in macchina e dal cellulare. Internet è una conseguenza dell'evoluzione. Dei cinque sensi hanno tolto il tatto, l'odore e il gusto, speriamo che qualcuno non arrivi a scopare dentro ad uno scanner una donna virtuale!".

Marco "Più che perso, direi mutato. Internet dà la possibilità di testare subito se qualcosa ti piace e, rende altrettanto facile reperirlo. Il musicista deve muoversi sapendo questo. Per quanto riguarda le vendite, ormai puoi farle solo al banco del merchandise o dal web, se l'ascoltatore ha sentito qualcosa, e lo ha colpito in particolar modo".

Pietro "Risulta molto più semplice ascoltare e conoscere nuove band su Internet, ma è una grande delusione perché non c'è più quella curiosità, di dover comprare un disco per scoprire se effettivamente ti poteva piacere oppure no, quella band".

 

FALC.:

Si nota da molti anni un notevole abbassamento di pubblico ai concerti, siano essi semplici appassionati che musicisti  veri e propri. Perché con il tempo è venuto a mancare l'andare agli show, che una volta invece era così preponderante?

 

Fabio "I prezzi dei biglietti! Prendi lo scandalo bagarinaggio, che poi non è così recente come vogliono farci credere!

Quando il sistema collassa, la notizia diventa di pubblico dominio, prima immagini o riporti il sentito dire, le voci di corridoio. La cultura costa inutilmente troppo, anche le mostre e i musei, così cercano di spostare la mente sul minimo sforzo, a casa puoi fare tutto o quasi ormai! Anche un libro, che prima compravi e sfogliavi, ora lo trovi in una scatola diplastica detta laptop! Dipende anche dalla  cultura e dalla base educativa ricevuta, che non è sempre al passo coi tempi. 

Non mi vedo un pigro, che non riesce ad alzare il culo da casa, per non andare ad un concerto e preferire il blue ray al comprare un disco. Se la globalizzazione deve essere un impoverimento della mente, allora equivale ad un processo d'invecchiamento precoce del quale io non farò mai parte! Trasformare questo pianeta in una clinica psichiatrica a cielo aperto? Lo trovo come diffondere l'Alzheimer per forza tra la gente! Hanno capito che l'Aids non fa più vittime, e adesso stanno cercando un'alternativa auto eutanasica e post strizzacervelli in forma di virus, che dal computer ci infetterà il corpo facendo collassare la carne!".

Marco "Stesso discorso. Internet. Tutto a portata di mano. Una volta vedere una band dal vivo, significava avere la possibilità di godere e sentire qualcuno quasi considerandolo una divinità, e parlo delle grandi star del tempo. Con la connessione globale adesso, questa distanza tra musicista e fan si è ridotta e le rockstar non esistono veramente più. 

Rese umane e alla pari di chi è sotto il palco, non che ci sia nulla di male in tutto questo, nessuno si pone più al di sopra di chi ascolta, ma se avete inteso quello che dico, è semplicemente magia andata perduta".

Pietro "Se vengono le stesse band ogni anno nello stesso locale, penso che anche io smetterei di andarle a vedere. Non penso si sia una cosa che riguarda tutte le persone, anche perché, se si organizzasse un live serio in sud Italia, credo che faresti più pubblico li, che a Milano o Roma".

 

Fabio Bava: vocals, bass

Pietro Sabato: guitar

Gabriele Cruz: guitar

Marco Valentine: drums 

 

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