Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere?

 

L'artwork di Fragments of Infinity ha un valore simbolico; è un po' complicato da spiegare, si riferisce una filosofia pseudo-hegeliana, il concept è stato ideato da Stefano (chitarra e voce). I tre cerchi rappresentati nell'artwork stanno ognuno per una diversa dimensione dell'essere: quello all'esterno simboleggia il mondo spirituale e intangibile, che circonda tutto il creato; quello all'interno rappresenta il Tempo e la sua parte mancante è la sfera al centro dell'artwork, la quale simboleggia l'uomo nella sua individualità come attimo necessario dell'esistenza.

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

Per ora stiamo concentrando le nostre energie nel cercare di suonare il più possibile in giro per diffondere la nostra musica; abbiamo già diverse date per l'inizio del 2017, ma trovarle non è così facile, specialmente dalle nostre parti.

Inoltre ci focalizziamo molto sulla scrittura degli ultimi brani per il prossimo album full-length: cerchiamo di seguire le linee-guida del nostro ultimo EP e di andare addirittura oltre, senza perdere di vista il giusto equilibro tra elementi prog e thrash. E' un progetto molto ambizioso per il quale speriamo di essere all'altezza. Il futuro è un'incognita, per ora vediamo di concentrarci sul presente.

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

Stefano di solito si occupa del songwriting, anche se non manca il contributo degli altri membri. Per lo più lo sviluppo dei brani si concentra su riffs suonati sulla chitarra elettrica, per poi aggiungere le tracce degli altri strumenti.

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

Pensiamo di proporre un mix di generi piuttosto particolare: spaziamo dal thrash al prog, con influenze dal death, black metal e anche ambient. E' complicato a volte riunire così tante influenze in un unico stile musicale, per questo noi facciamo di tutto per mantenere il nostro sound fedele e compatto. 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

Siamo abbastanza minimalisti nell'uso dei pedali. L'unica eccezione è il Tera Echo della Boss: è un pedale particolare, aiuta molto ad ottenere quell'effetto "cosmico" che cerchiamo quando puntiamo su parti d'atmosfera o ambient.

 

Silvia Agnoloni: 

In che modo vi aspettate di trovare supporto proponendovi in Italia?

 

E' piuttosto difficile cercare di emergere; il metodo migliore rimane cercare molte date da suonare in giro per l'Italia sperando che la nostra musica sia di gradimento.

 

Ed: 

Che cosa ne pensate del sistema discografico italiano? come vi ponete nei confronti di esso?

 

Per quanto riguarda l'underground qui in Italia, stanno nascendo sempre più piccole label indipendenti delle quali apprezziamo il lavoro e la disponibilità. Abbiamo già avuto contatti con alcune di queste e tutto ciò ci fa sperare nella crescita dell'underground metal italiano.

 

Curse Vag: 

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere,quale sarebbe e perche'?

 

In certi pezzi ci piace creare una sensazione quasi claustrofobica nell'ascoltatore, grazie soprattutto alle ritmiche serrate; d'altra parte spesso diamo spazio a momenti più atmosferici o melodici, ricreando un po' un effetto "montagne russe" all'interno del singolo brano. E' un gioco di tensioni molto importante che punta a suscitare diversi stati d'animo; si passa dalle scariche di adrenalina nei riffs più dinamici ad un certo senso di tranquillità quando il tutto rallenta.

 

Roberto Bertero: 

Quali band vi hanno spinto a mettere su un gruppo? Cioè su quali ascolti eravate improntati quando avete deciso di avere la vostra band?

 

Principalmente il desiderio di suonare prog-thrash deriva dalle influenze di band quali Vektor e Annihilator. L'obiettivo era proporre qualcosa diverso dalla corrente revival del thrash degli ultimi anni.

 

Nicole Clark: 

Avete background musicali simili o differenti?

 

Estremamente differenti: c'è chi è cresciuto col thrash, chi con il rock, chi con il prog un po' più moderno. Anche se gli ascolti di noi vari membri sono molto vari, ci troviamo d'accordo sul genere di musica che proponiamo.

 

Piero Alchem:

Secondo voi esiste una "scena metal" italiana? Cosa ne pensate a riguardo?

 

La scena sicuramente esiste, ma i posti dove suonare sono sempre meno. Specialmente nelle Marche hanno chiuso quasi tutti i locali dove era possibile per band metal come noi suonare. La voglia di supportare band emergenti c'è, mancano però i mezzi.

 

StonedLord95:

Quanto è importante per voi la produzione? Pensate che sia un fattore da considerare affinchè anche la musica venga considerata, poichè è sempre più raro trovare gruppi con idee chiare?

 

La produzione è importantissima: per il nostro prossimo lavoro cerchiamo un sound definito, evitando suoni moderni e plastici. Puntiamo molto su un sound in stile primi anni '90; ci ispiriamo particolarmente a quello di Rust in Piece, ma vorremmo trovare qualcosa di personale.

 

Team:

Per concludere l'intervista:

 

Un ringraziamento speciale a tutto lo staff I.V.L., speriamo che quest'intervista possa essere d'aiuto per interessarsi e anche capire meglio la nostra musica.