Intervista A Petrolio A Cura Di Mauro Spadoni

Benvenuto Petrolio sulle pagine di Inside Voice Labirynt. Da qualche tempo è uscito il tuo ultimo album dal titolo “L+Esistenze”. Puoi presentare te e questo nuovo lavoro in studio ai nostri lettori?

Ciao a tutti e grazie per l'interesse nei confronti di Petrolio. Il progetto è nato alla fine del 2015 quasi per gioco, in quanto, nel corso delle mie precedenti esperienze, ho cominciato ad appassionarmi alla sperimentazione elettronica e ad acquistare e auto costruire varie macchine e synth. Musicalmente nasco come bassista e cresco tra musica metal, hardcore ed industrial, dove ho avuto modo di utilizzare anche campionatori e sintetizzatori sia in studio che in ambito live. Da questo background è nato prima “Di Cosa Si Nasce” e il suo successore “L+Esistenze” album in cui Petrolio si unisce con altre realtà artistiche per dare vita a un album dalle atmosfere più varie.


Come sono state le reazioni in ambito nazionale ed internazionale in merito all'uscita di “L+Esistenze”?

Dopo l’uscita del primo disco, che aveva raccolto inaspettate e lusinghiere reazioni, ero molto curioso di scoprire come potesse venir accolto un album come “L+Esistenze”, che per certi versi era completamente diverso sia artisticamente che nella forma, visto che si trattava di un disco di Petrolio fuso con altri artisti.
Dopo alcuni mesi dalla sua uscita non posso che essere soddisfatto delle reazioni sia del pubblico che degli addetti ai lavori, in Italia e all’estero.


E’ passato il messaggio più importante, quello di fare coesistere più anime artistiche in un unicum sonoro, che era sostanzialmente il concetto più difficile da trasmettere al pubblico; far suonare il nuovo disco con il mood e l’oscurità tipica del sound di Petrolio ma rispettando le altre attitudini artistiche.
Come è cambiata la composizione di una canzone di Petrolio dal primo anno di vita ad oggi?

Non molto nell’approccio intellettuale ma molto nell’approccio tecnico formale; mi piace sperimentare e quindi lavorare sempre con nuovi stimoli digitali ed analogici, siano essi strumenti o plugin. La musica è arte, quindi non mi pongo limiti di tipo tecnico nell’utilizzo di qualunque mezzo. Ciò che conta è che alla fine il risultato mi gratifichi.


Quali sono stati gli apporti musicali dei molti e differenti musicisti coinvolti in “L+Esistenze”?

I sei artisti che hanno contribuito con la loro arte a “L+Esistenze” sono estremamente diversi fra di loro; per questo le tracce in cui hanno collaborato hanno assunto diverse colorazioni, quelle più violente generate dagli interventi radicali di Sigillum S e MaiMaiMai, quelle più “noir” e dense delle note e delle parole di Aidan Baker (Nadja) e Naresh Ran, quelle più riflessive ed elettriche costruite dalle chitarre di Arbeit (Einsturzende Neubauten) e Fabrizio Modonese Palumbo (Larsen) (chitarra e viola).


Come ha accolto il pubblico le tue nuove canzoni in sede live?

E’ stato molto bello condividere questo nuovo viaggio con il pubblico nei live sparsi per l’Italia e l’Europa, e incontrare spesso persone che vivevano emozioni forti e contrastanti durante i miei spettacoli. Conservo un ricordo particolare del pubblico del Sud Italia, che ha accolto in modo curioso e coinvolto le tracce del nuovo album, così come le esperienze vissute all’ElektroAnschlag in Germania e all’Audiotrauma Fest a Praga.


Ho notato che hai avuto modo di portare la tua musica un po' ovunque in Italia. Quante date live puoi annoverare finora dalla costituzione del progetto Petrolio e in che città hai avuto modo di portare la tua musica?

Dal punto di vista live è stata un'esperienza molto importante che mi ha portato ad esibirmi in numerose città in Italia e all'estero; e mi ritengo molto fortunato, non tanto per quel che riguarda il numero di date, ma soprattutto perché si è realizzato un vecchio desiderio: quello di creare una sorta di viaggio personale ed emozionale da condividere con il pubblico.
Non ho una conta ben precisa delle esibizioni ma dalla fine del 2016, prima data in assoluto di Petrolio, ho suonato live un centinaio abbondante di volte, toccando praticamente tutta l'Italia (salvo la Sardegna ma ci arriverò prima o poi) e alcune delle principali capitali europee.


Credi che in Italia ci sia spazio per la tua proposta musicale o ti rivolgi principalmente al mercato internazionale?

Gli spazi per il genere elettronico e sperimentale si sono aperti pian piano in questi ultimi anni, probabilmente sia a causa della crisi economica che ha portato a restringere i budget, sia per una nuova tendenza artistica che ha riscoperto questo genere che in Italia vanta esponenti parecchio apprezzati all'estero; con Petrolio non ho un mercato di riferimento sia come genere che geograficamente, mi indirizzo a chi vuole mettersi in gioco dal punto di vista emozionale e vivere un viaggio oscuro e diverso.


Puoi spiegarci la scelta di proporre oggi nel 2019 (nell'era della musica liquida con Youtube, Spotify etc.) un album anche in versione Vinile e musicassetta?

E' un periodo secondo me di grande confusione sul fronte dei supporti musicali su cui diffondere la propria musica. Cerco di muovermi cogliendo le tendenze più attuali, anche se spesso ti trovi di fronte alle richieste più disparate.
Indubbiamente il formato digitale è il più comodo ma se non hai forti spinte commerciali alle tue spalle sei una pedina all'interno di una scacchiera enorme. Quindi per progetti piccoli come Petrolio diventa cruciale la diffusione anche attraverso supporti non soltanto digitali.
Le tape ed i vinili sono oggetti che attraggono molto, ma curiosamente molti mi chiedono attualmente ill cd.
A mio gusto penso che l’elettronica sia per definizione più adatta al digitale, almeno nell’epoca moderna. Ma il mercato detta spesso le tendenze e anche la musica underground deve adeguarsi per riuscire a diffondersi capillarmente.


Perchè “Petrolio is a big fake”?

E' una sorta di scherzo nato dal fatto che spesso chi fa musica elettronica sembra un “big fake”, non è raro sentire gente che si chiede cosa si sta facendo dietro alle macchine e come si producano i vari suoni. Infatti amo moltissimo l'atmosfera dei festival, perché anch'io indago e mi incuriosisco dinanzi ai diversi stili compositivi e performativi. Però come gli illusionisti nel circo alla fine ci si chiede: è un big fake?


Descrivi usando tre parole la tua proposta musicale.

Oscura, visionaria, psicotropa


Bene l'intervista è finita e nel ringraziarti ti informo che ora hai a disposizione tutto lo spazio che vuoi per dire la tua. A te!

Innanzitutto grazie a Inside Voice Labirynt per lo spazio concesso a Petrolio; vorrei solo aggiungere un appello soprattutto agli ascoltatori più giovani: ascoltate musica, cercatela negli antri più chiusi e nascosti, non scoraggiatevi di fronte ad ascolti che all'apparenza sono difficili, appassionatevi alla ricerca, interiore e musicale, e troverete mondi ed emozioni inaspettate.