Igor Gazza:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere?

 

Ci sono tonalità di colore e materie che ci assomigliano molto, c’è un campo innevato lungo una strada che forse può spaventare col suo filo spinato ma anche invitare a scavalcarlo per esplorare quello che c’è oltre. Un invito a non fermarsi di fronte a nessuna barriera è contenuto in tutte le immagini, dalla bellissima foto dei cani che saltano, scattata durante la prima guerra mondiale, al fiore che sboccia nelle fughe tra i mattoni, al riflesso dell’interno di un vagone treno sulla quarta di copertina. Ci abbiamo messo idee ed una parte di lavoro, tra l’altro svolto con metodi totalmente artigianali come l’uso dell’acetato trasparente per sovrapporre le scritte alle immagini, ma nella parte più importante di assemblaggio per la stampa è intervenuto il prezioso l’aiuto di Simone Vassallo, che ringraziamo ancora. La foto della cover invece è stata scattata nelle colline intorno a Firenze dal figlio di Riccardo Dugini (chitarra e voce).

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

Parafrasando De Gregori, “da qualche parte c’è una stanza più calda, sicuramente esistono musicisti migliori”. Questo è sicuramente vero, esistono molte  emozioni in quel luogo. E questo è ciò che ci viene detto da coloro che vengono a vedere i nostri concerti.

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

Purtroppo no, non ci abbiamo mai pensato seriamente e chissà se ci saremmo riusciti. Riccardo e Massimiliano lavorano in banca, professione estremamente impopolare da anni, forse da sempre; Alessandro, nato professionalmente come cuoco, è diventato impiegato alla ASL, ma sa fare bene entrambe le cose. Infine Luca, quello di noi che vive più a contatto quotidiano con la musica, contitolare di Rock Bottom Records, storico e fornitissimo negozio di dischi fiorentino, che ha anche co-prodotto l’album.

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

Il basso è quasi completamente pulito, solo nelle frasi di alcuni brani viene usato un pedale di equalizzazione per enfatizzare il suono. Stesso trattamento per le voci, con appena un po’ di riverbero naturale.  Sulle chitarre usiamo effetti normalissimi: distorsori, delay, wah-wah, overdrive...quelli che abbiamo usato anche per la registrazione del disco.

 

Curse Vag: 

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere, quale sarebbe e perchè? 

 

Il timore dell’inadeguatezza, e il desiderio di mettersi alla prova che ne deriva. Ma anche, una volta superate le eventuali perplessità, il senso di fierezza d'aver creato qualcosa di interessante per noi stessi e gli altri.

 

Nicole Clark: 

Avete background musicali simili o differenti?

 

Diciamo che ci sono influenze comuni ma anche delle zone totalmente estranee l’una all’altra. Al nostro interno si spazia dal folk americano, con Neil Young a costituire una radice che appartiene un po’ a tutti noi, alla musica afro – jazz – funk, fino al primo punk contaminato da echi di noise, ed al blues più spinto.

 

Michele Puma: 

Cosa ne pensate delle band che inseriscono pensieri politici nei loro testi? Pensate che l'idea politica ma anche religiosa possa influenzare la naturale evoluzione di una band che si affaccia nel mondo underground e successivamente nel mainstream?

 

Tutto può diventare argomento di per sé, dipende dal modo e dallo spirito con cui viene raccontato: non ci piacciono certo le cose inneggianti e trattate in maniera settaria ed esclusiva. Il credo di chiunque, sia questo politico o religioso, dovrebbe unire e non dividere, soprattutto trasmettendo il principio di essere tutti alla fine molto piccoli e proprio per questo di lavorare alla costruzione di qualcosa di migliore, ognuno per la sua possibilità. 

 

StonedLord95:

Quanto è importante per voi la produzione? Pensate che sia un fattore da considerare affinchè anche la musica venga considerata, poichè è sempre più raro trovare gruppi con idee chiare?

 

La registrazione di un live  sarebbe  sempre l’ideale per fare un disco, solo così si riuscirebbe a catturare veramente tutta la spontaneità dell’esecuzione, imperfezioni comprese. Però è altrettanto vero che si perderebbero, senza missaggio e produzione, alcuni dettagli che la valorizzano; quindi è un compromesso da cui credo non si possa sfuggire. Certo è una fase di lavoro cruciale, alla quale bisognerebbe arrivare sempre con le idee ben chiare su quello che si cerca; e lo diciamo proprio per esperienza vissuta, anche con Trenches, che di fatto è  un' autoproduzione totale.

 

Mickey E.Vil:

Come promuovete la vostra musica sul web? Avete idee da suggerire ad altre band?

 

La tecnologia in questo viene in aiuto, a condizione di saperla usare intelligentemente. Personalmente ci ha sempre affascinato l’idea di chi si promuove per conto proprio, senza snaturare il desiderio personale dell’artista. Che poi è quello di farsi conoscere con i mezzi e le modalità più consoni al progetto stesso. Per questo noi crediamo nell’auto promozione, soltanto così si è liberi di decidere a chi meglio rivolgere le proprie idee, per avere un riscontro oggettivo. Quindi se un consiglio possiamo dare, è di mantenere sempre le proprie caratteristiche soggettive.

 

Led Green:

Con chi vi piacerebbe andare in Tour?

 

PJ Harvey, per suonarci accanto e per provare a corteggiarla quando non suoniamo.

 

Valeria Campagnale:

A vostro parere, com'è cambiato il mondo musicale nell'era di internet? Non pensate che si sia perso l'approccio dell'ascoltatore verso la musica stessa?

 

E’ radicalmente cambiato, anche se la finalità è sempre l’ascolto, che soddisfi o meno. Ricordiamo che da adolescenti era la ricerca che ci appassionava maggiormente: quando riuscivi a trovare una musica od un'artista cercato per tanto tempo, toccare con mano il disco desiderato dava sensazioni indescrivibili..... Adesso invece puoi avere tutto in modo semplice, digitando sulla tastiera solo qualche parola. E’ la strada che porta al desiderio la parte più costruttiva, è da qui che nasce la curiosità, la gioia, e di conseguenza l’esperienza che ne deriva.

 

Deliverance:

Come vi siete conosciuti?

 

Massimiliano e Riccardo sono stati compagni di scuole superiori, dove già dedicavano più tempo a progettare bands che allo studio: la prima formazione che ha alloggiato nella cantina di casa di Riccardo, dove tuttora proviamo, li vedeva già negli attuali ruoli. Col passare del tempo, vari elementi si sono alternati, e qualcuno di fatto è sempre rimasto o alla fine è ritornato. L’attuale organico è in pratica una derivazione dai disciolti Nest, autori di due album pregevoli e molto ben recensiti rispettivamente per la Urtovox (“Drifting”, 2005) e per la Zahr Records (“Isn’t it?”, 2007), nei quali già militavano come chitarristi e cantanti Luca e Riccardo; all’epoca Massimiliano non era più un membro fisso della formazione ma collaborava come elemento aggiunto in alcune situazioni live. Alessandro è quello col passato musicale più ricco, in quanto con i Subterraneans, gli Stropharia Merdaria, i Valvola (come strumentista) e con la Shado Records (come promoter/distributore), ha avuto ottime affermazioni.