24 AGOSTO 2017

A cura di Maria Grazia Sabella

 

Direi sia del tutto inutile presentare l’Agglutination Metal Fest, ormai tappa fissa estiva per ogni metallaro che si rispetti. 

23 anni di urla, chitarre distorte, di birre, di pogo scatenato, di amici, di batterie… insomma, 23 anni di metal. 

Per i più giovani, sul palco negli anni si sono alternati grandissimi nomi, dagli Overkill ai Therion, dagli Obituary ai Carcass passando per i Cannibal Corpse. (E questo solo per parlare degli headliner, perché altrimenti dovremmo citarne altre decine…)

Quest’anno sul palco una sfornata di thrash metal di altissimo livello: Assaulter, In.Si.Dia., dulcis in fundo Sodom e Venom, scelta premiata in quanto all’evento credo si sia superata la solita presenza delle 2.000 persone, regalandoci un pubblico estasiato e gasatissimo!............

Stessa location dell’anno scorso, squadra che vince non si cambia; il suono è più raccolto ed è più semplice muoversi tra stand e sottopalco. Ormai la qualità audio è di alti livelli, il palco attrezzatissimo, non si possono che trovare cose positive anche riguardo questa annata. 

(Eccezion fatta per la spropositata fila al’ingresso, dove controllavano di tutto e di più, come se 23 anni non siano sufficienti ad aver inquadrato un pubblico pacifico e amichevole)

Apertura cancelli poco dopo le 16:00, il primo gruppo a scaldare le genti sono i MEMORIES OF A LOST SOUL, band calabrese attiva da oltre vent’anni che propone un melodic death metal di chiaro stampo norvegese. Una delle loro prime apparizioni fu proprio sul palco dell’Agglutination, anni fa. Ottime recensioni riguardo il loro ultimo album uscito nel 2014, “Empty sphere requiem”, che li ha consacrati come una delle realtà più interessanti della scena nostrana. 

Hanno aperto l’edizione del festival nel migliore dei modi, attirando sotto il palco i primi che sono riusciti a superare i rigidi controlli. Per la cronaca, io ero ancora in fila, e li ho sentiti da fuori. Che peccato…

I secondi però non mi sono sfuggiti. Parliamo dei GHOST OF MARY, band formatasi nel 2015 che si è fatta subito conoscere con il lavoro “Oblivaeon” uscito nel 2016, proponendo symphonic death metal dalle venature molto dark; canzoni di matrice scandinava, solide e massicce, accompagnate da elementi sinfonici ed orchestrali che compongono melodie potenti ma al tempo stesso armoniose ed eleganti. Il settore del melodic death metal, pieno di nuove proposte, è duro da scalare, ma i GHOST OF MARY sono stati molto bravi ed hanno saputo tenere alta l’atmosfera già esaltata dal gruppo precedente.

Il tempo di una birra e si torna sotto il palco, per i GRAVESTONE, band romana attiva sin dal 1994, che dopo più di 20 anni di pausa si è rinnovata per presentarci il loro nuovo EP “Proud to be dead” uscito per la Sliptrick Records proprio quest’anno. Brani in pieno stile progressive con punte di death metal, a testimoniare che a distanza di anni il gruppo è riuscito a evolversi nella giusta maniera e a mantenere la loro impronta distintiva.

Performance ottima anche per loro, con suoni puliti e decisi. L’ho scritto, sono stati tutti bravissimi!..........

Tocca poi agli ASSAULTER, band tarantina che in tanti stavano aspettando con trepidazione e fermento! Parliamo qui di classico e tradizionale thrash metal, suonato bene, suonato forte, in pieno stile Slayer. Sarà anche merito del cantante, che con una voce raschiante e potente ha urlato per tutta la durante della performance, convincendo tutti sulle doti vocali che bene si accompagnavano ai riff veloci e potenti. Se ho capito bene, ce l’hanno anche e soprattutto con tutti coloro che fanno pagare per suonare, il tanto odiato “pay to play”. 

Non li conoscevo bene, sarà che dal 2007 (anno di formazione) hanno dato più spazio ai live che al lavoro in studio, e si vede; ottima presenza scenica, ottima performance, hanno colpito praticamente tutti, compresa me. Aspettiamo allora il prossimo concerto in zona.

Continuando la scalata verso la vetta del thrash metal, ci sono i bresciani IN.SI.DIA. acronimo di Inviolacy Sinful Dialogue. Attivi dal 1992 al 1997, si sono riuniti nel 2013 per darci finalmente quest’anno il loro album “Denso inganno”. Italiani che cantano italiano, scelta che trovo sempre molto coraggiosa in quanto il comporre giuste ritmiche è comunque più difficile, a maggior ragione farlo proponendo thrash metal, con velocità graffianti e sonorità granitiche tipiche del trash europeo. Il fatto però di poter capire e cantare i brani già a un primo ascolto, devo dire, è una cosa davvero molto bella! 

Altro giro di birra, e arriva il turno dell’ultima band italiana che va a completare le formazioni nostrane, che in questa edizione sono state molte e soprattutto talentuose.  

Con i WHITE SKULL si continuano ad alzare prepotentemente i decibel, e si interrompe per un attimo il muro del thrash metal. Saranno stati contenti coloro che aspettavano un po’ di power metal, perché i WHITE SKULL ne hanno portato un bel po’ sul palco. 

Band formatasi nel 1988, è diventata famosa anche oltreoceano proponendo un sound che attinge a piene mani sia dal power metal che dal classico heavy metal, unendo una voce femminile dai toni sia graffianti che puliti, alle tastiere, che però non prevaricano sul suono dominante che rimane potente e melodico. Il loro ultimo lavoro, “Will of the Strong” è uscito pochi mesi fa, e ha già raccolto ottime recensioni. 

Sul palco sono stati bravissimi, non hanno deluso tutti i fan che sono venuti appositamente per loro. 

Si ritorna prepotentemente al thrash metal di stampo tedesco, con i SODOM, un’esibizione di circa un’ora pregna di velocità e potenza, suoni duri, massicci, tagliati con l’accetta. 

Attivi dal 1981, sono stati influenzati da altre pietre miliari come Venom e Motorhead, e sono diventati a loro volta, insieme ai Kreator e ai Destruction, i capifila del genere in Germania, portatori di sonorità grezze e granitiche, diverse da quelle più strutturate e corpose dei colleghi americani.

 

Oramai la folla è tantissima, ad occhio ci sono molte più persone dell’edizione precedente, segno che la scelta di una cupola di thrash metal ha nettamente convinto i più reticenti a spostarsi e venire fino a Chiaromonte, nella sperduta Basilicata. 

Neanche ci si allontana, si rimane tutti lì vicino, in attesa dei “maestri”. 

Pochi minuti ed eccoli entrare, con alle spalle il caprone bianco su sfondo nero. 

Degna chiusura di una serata thrash non potevano che essere loro, gli inglesi VENOM, che hanno aiutato la diffusione dei primi generi più estremi del metal come il thrash e il black, e che hanno contribuito alla formazione di band come Slayer, Metallica, i sopracitati Sodom. 

Quasi 40 anni di attività, 22 album pubblicati di cui 13 in studio, possiamo ben dire che non si sono risparmiati, e soprattutto che non hanno bisogno di ulteriori presentazioni. Performance impeccabile. Cronos (vero nome Conrad Thomas Lant), classe 1963 ci ha dato dentro dimostrando che, nonostante pause e infortuni, la grinta e la potenza non si perdono neanche col tempo. Stessa aggressività e violenza per Dantè e La Rage, rispettivamente batteria e chitarra. Uno spettacolo che ha coinvolto tutti i presenti, confermandosi ancora una volta delle bestie da palcoscenico, disumane e feroci.

Dopo un periodo di alti e bassi riguardo gli ultimi album, nel 2015 esce finalmente “From the Very Depths”, che ha riportato il gruppo nella divina sfera demoniaca del metal. Un lavoro sporco, marcio, che richiama la prima fase dei Venom, tanto amata dai propri fan. 

Non poteva chiudersi in maniera migliore questa edizione dell’Agglutination, che ha visto ancora una volta sul palco leggende del metal. 

Molti aspettano già con ansia la prossima edizione, ma io dico…godiamoci ancora un po’ questa qui. 

Ripensiamo alla grinta e alla professionalità di tutti i musicisti, alla potenza e alla violenza riversata sul palco come il sangue di “shining”; pensiamo alla passione di tutte queste persone che ha fatto sì che si realizzasse questa 23esima edizione; pensiamo al patròn del festival, Gerardo Cafaro, che nessuno come lui sa cosa vuol dire costanza e sacrificio. Le voci urlanti del pubblico, il pogo, l’alzare birre e corna al cielo per inneggiare al dio Metal. 

Godiamoci il fischio nelle orecchie il giorno dopo, perché di occasioni così epiche ne capitano davvero poche, in questo sud Italia. 

Grazie agli organizzatori, ai musicisti e al pubblico, sempre più numeroso, sempre grandioso. 

Stay metal!