9 SETTEMBRE 2020

Recensione a cura di

Claudio Cerutti

 

I toscani 17 Crash sono una band attiva già da diversi anni. I nostri giungono al loro terzo album “Through hell and back”, che segue il debut album “Reading your dirty mind” del 2015 e “Hit the pray” del 2018. La band prosegue la sua naturale evoluzione giungendo al fatidico terzo album con uno stile più definito rispetto agli esordi.

Agli albori della carriera, il sound della band guardava senza esitazione alla scena stradaiola glam rock losangelina dei primi anni 80. Dal secondo album in avanti i 17 Crash hanno voluto dare spazio nel loro sound ad ulteriori influenze derivanti dall’hard rock e dall’ heavy metal più classico. L’album procede liscio come l’olio, scorre con piacere,  e mette in evidenza i punti forti della band, ovvero potenza, gusto per la melodia, ritornelli catchy immediati e voce acuta sempre in primo piano. Il sound della band rispecchia in pieno la tradizione di genere, e i testi non fanno eccezione trattando principalmente i temi classici del repertorio fatto di eccessi, spavalderia e rovinose cadute..insomma i clichè della vita da rockstar. Il disco parte alla grande con l’immediata e orecchiabile “Face to Face”e prosegue sulle stesse coordinate con la successiva “Be a Man”. La title track “Through Hell and Back” è una delle highlights del disco, heavy metal song dotata di un notevole tiro, con un riff portante molto efficace e un ritornello super che si stampa in testa sin dal primo ascolto.

Il classico lentone del disco è la melanconica “Don’t surrender”, brano non così scontato come gli standard di genere, con un assolo di ottima fattura. Chiudono in bellezza l’album l’energica “First day in Heaven” e la heavy “Voice in the Night”. “Through hell and back” è un album che non delude le aspettative dei fan delle atmosfere nostalgiche e irripetibili degli anni 80. Frutto di una band esperta e ben collaudata che sa toccare le corde giuste del genere, con una non trascurabile capacità tecnica. Certo che, fatto dovuto essenzialmente allo stile di riferimento della band, è difficile trovare soluzioni particolarmente innovative e personali. Ma questo può essere un dettaglio non molto rilevante a chi cerca l’adrenalina testosteronica e l’intensità di grandi band del passato come L.A. Guns, Motley Crue, o più recenti come Hardcore Superstars.

 

77/100

 


2 LUGLIO 2018

I 17 Crash sono una band hard ‘n glam rock di Livorno formata da Ros Crash alla voce, Frankie alla chitarra, CJ “Black Dog” Guarne alla chitarra, Lawrence Kaos al basso, Phil Hill alla batteria e Alessio Lucatti alle tastiere e synth. La band toscana, nata nel 2011, ha pubblicato nell’ottobre del 2015 il primo album “Reading your dirty mind” con Demon Doll Records. Dopo un lungo tour promozionale che ha visto la formazione aprire concerti e festival anche ad artisti internazionali, i 17 Crash riescono ad approdare nella scena rock ‘n roll italiana. Nel 2017 iniziano le registrazioni dell’album che tratterò in quest’articolo, “Hit the Prey” pubblicato da Volcano Records il 30 Marzo del 2018. 

“Hit The Prey” è un album che ci riporta indietro nel tempo di 30 anni, ci fa allungare i capelli e arricciarli come solo i gruppi anni ’80 della scena hard rock americana osavano, un album che non smette di far saltare l’ascoltatore grazie ai suoni e riff di chitarra così classici da non poter mai morire. Si sente che i 17 Crash hanno fatto i compiti a casa: Poison, Bon Jovi, Van Halen, Scorpions tra i tanti gruppi a cui la band toscana si ispira palesemente e consciamente. Nessuna sbavatura, dall’inizio alla fine, gli 11 brani che compongono Hit The Prey ci fanno rivivere quelle atmosfere anni ’80, piene di acuti selvaggi, storie d’amore sognanti, melodie che danno la carica nonostante il loro pianoforte ‘emotional’ e una potenza di spirito rigorosamente data dal backing vocals. Se siete amanti del genere, quest’album non vi deluderà perché è esattamente tutto ciò che ci si aspetta da un gruppo che si definisce hard ‘n glam rock e intenzionato ad ispirarsi pienamente al periodo delle ballad romantiche e dei lenti da ballo scolastico americano, proprio come la track “In the Eyes of a Woman”, un brano comunque sempre contornato dalla potenza della chitarra elettrica e dai cori perfetti. Nostalgico, romantico, rock e irrimediabilmente americano; è quest’ultima in particolare una caratteristica importantissima, ovvero la volontà della band di apparire e di suonare il più possibile internazionali, così da confondersi pienamente con le band originali di quegli anni d’oro, di eccessi e di assoli di chitarra favolosi. Difatti, ad un primo ascolto di ‘Hit The Prey’, ci si chiede se veramente è un album prodotto e pubblicato nei giorni nostri, in quanto non solo lo stile dei brani rispecchia quello dei gruppi anni ’80, ma anche le tecniche vocali e musicali usate sembrano realmente venir fuori da una formazione di quegli anni. Inutile dire che il primissimo ascolto della voce di Ros Crash ricorda un mix tra Jon Bon Jovi e Axl Rose, le voci che tutti noi associamo rispettivamente agli anni ’80 e ai falsetti selvaggi e forsennati. Stesso discorso vale per tutti gli altri strumenti, compreso l’utilizzo delle tastiere e del classico piano strappalacrime. Impeccabili in ogni loro pezzo, i 17 Crash sono la reincarnazione dei gruppi hard rock ‘from the States’ più amati di sempre. Ci si potrebbe chiedere se la band ha intenzione di continuare su quest’onda oppure di osare e contestualizzare in chiave contemporanea questo loro stile glam rock, magari azzardando qualche sonorità inaspettata…

 

Flavia Antonelli

85/100