19 APRILE 2019

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Quando si parla di split album di gruppi Black Metal, la mia mente vola a quello che considero uno degli split per eccellenza, ovvero quello degli Emperor vs Thorns. Ma non siamo qui a parlare di ciò che è stato, bensì di quello che è e che sarà. Il lavoro in questione vede impegnate quattro band tutte rigorosamente italiane che ci offrono quasi cinquanta minuti di oscurità in musica, e che ci portano in un mondo fatto di peste, carestia e morte. Il disco in questione esce sotto forma di vinile 12 limitato a 300 copie, e già questa è una chicca da non lasciarsi scappare. Nel progetto sono coinvolte numerose etichette anch’esse italiane (Black Tears/Southern Hell Records/Ira Aeterna/The Triad Records/Masked Dead Records/Nebelkorps/The Last Step Distr.) Il compito di accompagnarci in questo viaggio nel buio spetta come accennato prima a quattro realtà del panorama italico provenienti da più parti dello stivale, come gli À Repit un duo valdostano/piemontese che si presenta con due brani “La Roccia di Jean Grat” e “Ventre di Lupo” due brani intrisi di malvagità che subito ci riportano il gelido inverno e che mi hanno ricordato i Taake. Tocca invece ai lombardi Inféren chiudere il lato A del vinile, anche loro presenti con due brani splendidamente black “Volti di Pietra” e “Descensio Ad Inferos”, quest’ultimo quello che più mi ha impressionato e che ci conduce direttamente negli Inferi anche grazie alla devastante voce di Enyalios che sembra guidarci in un viaggio senza alcuna speranza di ritorno. Dal freddo nord scendiamo al sud, nella mia Sicilia dove ad accoglierci non troveremo il sole caldo, ma i Malauriu che con il loro black crudo, grezzo, stile primissimi Mayhem giusto per fare un paragone ci offrono due brani “Narcotic Cult” e “Sacramentum” che non lasciano scampo e tramortiscono l’ascoltatore con la loro ferale bestialità. Distruzione totale dall’inizio alla fine,nessun rallentamento ma solo tanta cattiveria. Black metal primordiale che fa salire ancora più il livello qualitativo del disco. Il viaggio giunge al termine e non poteva finire in maniera migliore, con i Vultur band che arriva dalla Sardegna che non avevo mai ascoltato a dire il vero, e che mi ha entusiasmato come da tempo non accadeva. La band definisce la loro proposta musicale “Sardinian Occult Black Metal” infatti i loro testi trattano di leggende legate alla loro Sardegna, una terra da sempre carica di fascino e mistero. Animas Dannadas con i suoi quasi dodici minuti ci fa scoprire il lato più oscuro e tetro della loro terra. Una suite di Black Occulto fatta di riff crudi di scuola thrash e black che sempre più raramente capita di sentire, cambi di tempo improvvisi e parti più melodiche veramente ottime. Molto bella anche la parte finale del brano con un assolo di matrice heavy che dona ancora più personalità al brano.

Un cantato in dialetto sardo conferisce al tutto un sapore splendidamente esoterico e dannatamente diabolico e più passano i minuti più si viene avvolti dal nero mantello della Morte. Forse si tratta del brano più difficile del disco, ma anche per questo del più affascinante. Una perla nera di pregevole fattura.

Concludendo si tratta di un disco che un cultore del Nero Metallo non può e non deve lasciarsi sfuggire, anche per il fatto della tiratura limitata che rende il tutto ancora più appetibile, ma soprattutto perché dietro questo lavoro c’è l’impegno e la dedizione di gente che crede realmente in quello che suona mantenendo alta la bandiera del Nero Metallo e che non ha niente da invidiare a certi colleghi esteri ben più blasonati. Un disco fatto con il cuore e si sente. Il sottobosco è più fitto e vivo che mai.

 

85/100

Tenebra Arcana