22 APRILE 2019

Punishment18Rec, Manifestic,  Anonymous Souls, review, recensione, INSANE VOICES LABIRYNTH

Formatisi nel 2014, i thrasher tedeschi Manifestic hanno all’attivo solo un demo omonimo del 2015 prima di firmare con la Punishment 18 e pubblicare il loro primo full lenght, “Anonymous Souls”, uscito il 29 marzo di quest’anno.
Il disco si presenta con una cover interessate, formata da un astronauta impiccato con sullo sfondo delle navicelle poco terresti. Che sia stato un suicidio? Oppure chi guida quelle navicelle è ostile?
Con questo enigma in testa premiamo play e veniamo travolti dalla opener, la omonima “Anonymous Souls”: grinta, energia e tanta voglia di spaccare tutto emergono fin dalle prime note, dove nessuno sbaglia una battuta. Buone le parti vocali, graffianti e diretto al punto giusto. La canzone è ben bilanciata nelle parti ritmiche, corali e negli assoli.
Un sublime biglietto da visita.
Si prosegue con “Deaf Dumb And Blind”, anch’essa incentrata sul cadenzare ritmato della batteria, riffs acuti, cambi repentini di tempo ed acuti assoli che si intrecciano ed inseguono.
La successiva è “Wide Open” dal ritmo più lenta delle due precedenti, ma non per questo meno incisiva. Il finale sfocia in un violento accelerando.
Continuiamo con “Time Will Collapse”, dalla struttura più impegnata, a partire da una intro più tecnica e meno aggressiva, che sfocia solo in un secondo momento nell’aggressività che abbiamo imparato a conoscere. Ma la canzone non è solo questo: ci sono frequenti, vari e repentini cambi di tempo, dall’aggressivo allo psichedelico al più cadenzato, e via ancora di aggressività. Una canzone che non annoia, sballotta l’ascoltatore da un capo all’altro dello spazio tempo stesso e che mostra tutto il potenziale tecnico della band senza scadere nell’autocelebrazione.
“Incognito” è una traccia strumentale che al primo impatto spiazza per la sua attitudine melodica e relativamente tranquilla.
“Spiritual Abyss” si mostra come l’antitesi della traccia precedente, vista la sua partenza aggressiva, che sfocia però in un finale melodico.
“Silicon War” riprende la linea delle canzoni precedenti, ma non riesce a rimanere nell’orecchio dell’ascoltatore. Manca un “qualcosa”, un mordente per poterla apprezzare appieno.
“Code of Silence” ha un inizio melodico che fa quasi pensare ad una traccia dall’aria più tranquilla. “Quasi”, appunto, perché dopo poco parte come una fucilata con un feroce speed-thrash che non lascia scampo all’ascoltatore.
“263” è un’altra traccia strumentale che funge da preludio alla traccia successiva, “Pillars of Democracy”. Quest’ultima parte con il cipiglio aggressivo dei Nostri che abbiamo imparato a conoscere, sapendosi però intervallare a parti più tecniche e melodiche.
A chiudere il disco è “Poisoned Waters”, un’altra buona traccia spedita e arrabbiata non priva di momenti melodici e/o più tranquilli, dosati con il giusto equilibrio.
Anonymous Souls è un debutto con i fiocchi, un lavoro che porta freschezza nel genere thash e che si distingue dalla massa. Imperdibile per gli amanti del genere, ma anche per chiunque voglia ascoltare un disco d’esordio di qualità.

 


80/100
Alessia VikingAle