26 APRILE 2019

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Il progetto nasce nel 1996, per mano del chitarrista Lorenzo Micali, con lo scopo di ricreare un rock fortemente legato a stilemi sessanta\settantiani, pur mantenendo una propria identità.

In tutti questi anni la formazione ha visto succedersi diverse metamorfosi, basti pensare che l’idea iniziale era quella di un trio, per poi giungere al quartetto attuale; la creatura di Micali ha già avuto modo di pubblicare diversi demo, prodotto il primo full-lenght e girato mezza Italia (e non) in live. Per cui la preparazione a questo “Point of view” è stata, per quanto lunga, necessaria per maturare e poter comporre il buon lavoro oggi in analisi. E tale è uscito il 19 ottobre grazie Sneakout Records & Burning mind music group.

Il sound di “Point of view” mantiene l’idea originale di Micali, pur evolvendo in qualcosa di più maturo e personale; in poche parole un hard rock molto classico, con qualche infarinatura di heavy, abbastanza citazionista, a tratti prog, molto ben suonato e tutto sommato piacevole da vivere.

La parte interessate dell’ascolto non verge in direzione della facile presa che hanno i pezzi, ma nel trovarne il matrix che li compone, ben più articolato di quel che sembra; il tutto grazie ad un uso della tecnica, per quanto “limitato”, assolutamente non fine a sé stessa.

Pezzi come “North star” non si pongono il problema di entrare in testa, a mio parere la track migliore del lotto, e l’opener “Bad Mood” apre in maniera egregia l’album.

Degne di una citazione sicuramente “This misery”, “Shine” e “Underdog”, e se non ci fosse stata quella piccola perla di “North Star” avrei sicuramente concesso lo scettro di miglior brano alla conclusiva “Nacked Soul”.

Non siamo davanti ad un lavoro privo di difetti, d’altronde non esiste la perfezione, ed il più evidente è sicuramente la produzione, decisamente troppo impastata.

Per quanto scorra abbastanza bene “Point of View” soffre di qualche calo lungo la tracklist, a modo suo variegata. Dulcis in fundo quello che è lo stilema della creatura di Micali, potenzialmente ne è il suo più grande difetto; non si sta parlando di plagio o imitazione, non è questo il caso, si parla del volersi ancorare ad una formula collaudata senza veramente proporre qualcosa di innovativo. Molti, come anche il sottoscritto, in fase di composizione ed ascolto non porrebbero mai l’innovazione prima della qualità, diciamo i The sticky fingers LTD lo han fatto… nel senso che han preferito ar qualcosa di bello anziché gettarsi nell’avangarde per dire.

Innovativo? Non saprei e molto probabilmente tenderei a dir di no. Personale? È comunque un proprio punto di vista del tipo di musica e miscuglio di generi che la band voleva omaggiare, e quanto detto sullo scovare il matrix del pezzo è un giochino che propongo. Consigliato? Una possibilità la merita.

70\100

Jonathan Rossetto