23 APRILE 2019

Watershape, prog, interivew, intervista, Insane Voices labirynth

DOMANDE A CURA DI MAURO SPADONI

 

Benvenuti Watershape sulle pagine di Inside Voice Labirynt. Da qualche tempo è uscito il vostro ultimo album dal titolo “Perceptions”  che, come sapete, ho avuto modo di recensire sempre su queste pagine. Potete presentare adesso voi stessi e questo nuovo lavoro in studio ai nostri lettori?

Ciao, innanzitutto grazie per questa intervista, noi siamo una band veneta di progressive rock/metal, con all’attivo un disco intitolato “Perceptions”.
La band si è formata dall’idea di Francesco Tresca (batteria) e il resto dei musicisti sono Mirko Marchesini (chitarra), Mattia Cingano (basso), Enrico Marchiotto (tastiere) e Nicolò Cantele (voce).

Come sono state le reazioni in ambito nazionale ed internazionale in merito a “Perceptions”.

Il disco finora ha ottenuto ottimi risultati da parte della critica, con recensioni molto positive e la cosa ovviamente ci ha dato molto entusiasmo per procedere con il nuovo materiale. Penso che sia un prodotto che può piacere sia ai fan del prog classico (anni 70) sia a chi preferisce il prog metal più moderno.
 
Credete che il prog-rock/metal possa vivere una seconda giovinezza dopo l'ondata dei classici degli anni '70 (PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Il Balletto di Bronzo etc. etc.) in Italia?

Di sicuro questa è una situazione positiva per questo genere musicale, inoltre sapere che alcuni grandi dischi che hanno fatto la storia del progressive sono italiani è per noi motivo di orgoglio.

Io ho trovato molto interessante la vostra proposta e non ho esitato a dagli un bel 80/100. Ma ho fatto notare un certo “manierismo” nelle esecuzioni di tutti gli strumenti ad esclusione della batteria. Esattamente scrissi “ A parte la batteria, che spicca nelle composizioni per fantasia e piglio, gli altri strumenti sembrano auto-relegarsi a svolgere il compito senza strafare, senza sbavature, tutto studiato maniacalmente alla perfezione come anche la voce che rimane sempre nella sua zona di comfort senza mai “osare” come invece spesso facevano i grandi mostri del prog anni '70 o (più recentemente) altri loro seguaci come gli Spock's Beard.” Cosa ne pensate di questa mia osservazione?

E’ un discorso delicato, nel senso che di sicuro non è stata una scelta, non abbiamo deciso “meglio fare le cose in questa maniera, senza strafare o osare”, anzi siamo molto aperti alle sperimentazioni e a soluzioni diverse dal solito.
Il bello della musica è che ogni ascoltatore può percepire certe sensazioni in maniera diversa da altri, ecco anche il motivo del titolo dell’ album.
C’è da sottolineare il fatto che i brani sono composti per la maggior parte da me (Francesco Tresca) che sono il batterista e questo potrebbe essere uno dei motivi per cui senti maggiore libertà nelle parti di batteria, di sicuro adesso siamo più affiatati, ci conosciamo meglio musicalmente e nel prossimo disco il lavoro sarà ancor più amalgamato con un occhio di riguardo alla melodia e uno alla sperimentazione.

Come nasce una canzone dei Watershape?

Uno di noi (solitamente io, ma non sempre) scrive la musica e il testo, invia dei files agli altri per poterla imparare e dopo ci si trova in sala prove. Qui il brano viene ri arrangiato in maniera corale da tutta la band e si cerca di dare l’impronta Watershape alla composizione.
L’ ispirazione iniziale può avvenire in qualsiasi momento e nascere da qualsiasi tipo di input, io ad esempio sono molto appassionato di cinema e questo mi è stato più volte di ispirazione.

Come è nata la collaborazione con Chiara Vecchi per “The puppets gathering”?

Le parti di voce sono state registrate da Fabio Dessi (cantante di un’altra band in cui suono, gli Arthemis). Volevamo dei cori femminili per questo brano più delicato e psichedelico rispetto agli altri, e Fabio ha proposto Chiara, una sua allieva.

Quali sono le vostre influenze principali?

Sono veramente molte e diversificate, io amo il prog anni 70 ma anche il death metal e le colonne sonore (di cui mi occupo), altri nella band sono molto legati al metal, ma ci sono artisti di ogni tipo che apprezziamo, pop (Peter Gabriel, Sting, …), jazz (Weather report, Miles Davis, …), funk, industrial.
Le mie band preferite in assoluto sono comunque i King Crimson, i Cynic, i Death, i Metallica, i Genesis, Steven Wilson, i Gentle Giant….

Per la canzone “Beyond the line of Being” avete realizzato un bellissimo video molto particolare. Cosa potete dirci sulla sua realizzazione? 

Il video è stato realizzato da me con l’aiuto di Luca Pellizzaro, è una sorta di umile omaggio ad uno dei miei artisti preferiti: David Lynch, e alla loggia nera di Twin Peaks.
Il testo parla invece dell’ immortalità ed è stato ispirato da un altro film a me caro: “La montagna sacra” di Alejandro Jodorowsky.

Come ha accolto il pubblico le vostre nuove canzoni in sede live?

Direi molto positivamente, il live offre un impatto maggiore e il tutto è più vivo, meno distaccato, c’è una certa energia che ci aiuta ad arrivare più direttamente al pubblico.

Descrivete usando tre parole la vostra proposta musicale.

Orecchiabile, visionaria, aperta.

Bene l'intervista è finita e nel ringraziarvi vi informo che adesso avete a disposizione tutto lo spazio che volete per dire la vostra. Complimenti ancora per il lavoro svolto con “Perceptions” e ora... a voi!

Ti ringrazio molto per la recensione e l’intervista, continuate a seguirci, stiamo già lavorando al seguito di “Perceptions” in parallelo alla promozione di quest’ ultimo con una serie di concerti.
A presto, ciao!