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Basilicata Metal Fest 2017

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Giunto alla terza edizione, il Basilicata Metal Festival si unisce all’Agglutination per rimarcare ancora di più il successo che questo genere musicale sta avendo in Basilicata. 

Se già l’anno scorso, con i Folkstone come headliner, l’evento ha raggiunto livelli notevoli, quest’anno si è superato. 

A partire innanzitutto dalla location, situata all’interno di una cava di tufo, la Cava del Sole, che da quest’anno viene utilizzata per i concerti all’aperto dal comune di Matera. Sembrava di suonare in un luogo sacro, se non fosse stato per gli stand di birra e la finta erbetta sintetica a terra, che permetteva però di sedersi dove più si preferiva. Aiutava anche la pendenza, verso il palco, che ha permesso a tutti di vedere il concerto anche da seduti. 

Dopo l’apertura dei cancelli e un breve check, è salita sul palco la giovane presentatrice che con un tono veramente piatto e atono, ha presentato gli IMPLODEAD , pronti a dare l’attacco iniziale con un po’ di death metal. Peccato che il numero di presenze fosse esiguo, perché i ragazzi si sono impegnati molto ed hanno gasato la prima fila. 

Subito dopo, è stato il turno dei CANCRENA, giovani ragazzi di Barletta che hanno presentato il loro trash metal con grinta ed entusiasmo, già presenti al Total Metal Festival qualche anno fa. Peccato per i suoni un po’ confusi, anche a causa di qualche problemino con i volumi e la corrente sul palco, ma hanno trasmesso ai presenti energia e potenza, facendo comunque una buona figura. Il cantante, a petto nudo con le infradito, con tutto il gruppo hanno saputo coinvolgere il pubblico e hanno contagiato tutti con la propria euforia. Ci aspettiamo grandi cose in futuro da questi ragazzi! 

A salire poi sul palco, annunciati ancora una volta in modo rigido e smorto, sono stati i TALES OF DELIRIA, puro e classico death metal: veloci, potenti, trascinanti. Suoni corposi e puliti, con riff di chitarra coinvolgenti ed eseguiti davvero bene. Grande impatto sonoro, non c’è che dire, anche grazie al batterista che ci ha dato dentro per tutta la durata della performance e ci ha fatto stare proprio bene. Sembrava di sentire il freddo e gelido vento del nord… 

Quando ormai il sole era tramontato e stavano giungendo le tenebre anche sulla cava, vengono chiamati sul palco, sempre con tono freddo e spento, gli ECNEPHIAS, storico gruppo potentino con alle spalle già 20 anni di carriera. Avendoli sentiti già altre due volte, avevo particolarmente apprezzato l’uso dell’italiano in alcuni brani e il look del cantante. Ma questa volta non c’erano né lo spolverino né i baffoni, che delusione! Gli ECNEPHIAS, dopo un anno di pausa dal palco, hanno presentato il nuovo album “The Sad Wonder of the Sun”. Con loro anche Raffaella Cangero, la cantante del gruppo LA JANARA (presenti all’edizione precedente) per proporre uno dei due brani a cui ha prestato la voce come vocal guest.

I loro suoni mediterannei e robusti hanno coinvolto i presenti, il nuovo album è un’ottimo passo avanti per la band che mostra di saper sperimentare, anche se personalmente il pezzo dai toni reggae ha convinto poco. Così come la pronuncia inglese dei brani che è decisamente da migliorare in quanto scolastica e troppo “pulita”. 

Si sale decisamente di livello quando sul palco salgono i CADAVERIA. Ottima performance, suoni chiari e puliti, potenza e ritmi sostenuti per tutta la durata dell’esibizione. Si percepisce proprio un altro livello di qualità sonora e musicale, sia nella straordinaria (e bellissima!) cantante che ci ha abituato a una voce poliedrica e potente, sia nella batteria che non ci ha fatto prendere un attimo di fiato. Pubblico in estasi e musicisti che non si sono risparmiati, regalandoci i brani più belli del gruppo.

Con l’esibizione dei CADAVERIA così coinvolgente e assordante è stata dura per i GOBLIN prendere possesso del palco, soprattutto per ristabilire il giusto equilibrio dei suoni nei timpani delle orecchie. Ma tempo due pezzi e l’atmosfera si era già riempita di tensione e adrenalina. 

Inutile forse presentare i GOBLIN, creati da Claudio Simonetti negli anni ’70 e diventati famosi in seguito alla realizzazione di alcune colonne sonore per film, soprattutto per quelli di Dario Argento. Ad accompagnare Claudio alle tastiere, sul palco anche un batterista ed un chitarrista per eseguire alcune delle colonne sonore più famose: “L’alba dei morti viventi”, “Zombie”, “Non ho sonno”, “Surpiria”, “Phenomena” ed infine la tanto attesa “Profondo rosso”, tutte eseguite con un arrangiamento hard rock che ha reso i brani davvero unici.

A salire infine sul palco è, ULI JON ROTH, grandissimo chitarrista ed ex membro degli SCORPIONS........                                                   continua giù

Confesso che prima dell’esibizione sapevo poco di questo signore sulla sessantina, presentatosi sul palco con uno stile davvero unico e particolare. La location, poi, ricoperta da manto erboso di plastica, era perfetta per sedersi senza sporcarsi, ed io quindi mi ero un attimo riposata ad appena 10 metri dal palco, vedendo sul telefono chi fosse mai questo chitarrista. Anno di nascita, 1954, come mio padre.

Guardo questo signore con bandana blu, pantacollant neri, scarponcino indiano e piuma appesa dalla chitarra, che si prepara a iniziare. Neanche il tempo di poggiare le dita sulle corde che…mio dio! Ma chi XXX è?!?!  Scatto in piedi e rimango letteralmente a bocca aperta! In un attimo finisco di leggere la sua biografica su Wikipedia: Jimi Hendrix, anni ’70, Scorpions, Sky guitar… e subito mi sembra tutto chiaro, questo è UN chitarrista con due attributi così! Accompagnato dalla sua band e proponendo alcuni brani della sua lunga carriera, in gruppo e da solista, intrattiene il pubblico ormai gasatissimo con un aplomb e una sicurezza nei gesti davvero notevole! Non è da meno il cantante, che in più punti ha raggiunto e ben superato gli acuti di Albano Carrisi. 

Spettacolo da pelle d’oca, riff e assoli interminabili, da lasciare a bocca aperta. Solo applausi e urla di euforia per questo signor musicista che si è messo in tasca tutti quelli suonati prima e li ha usati come plettro per la sua bellissima chitarra.  

A fine serata, con le orecchie che fischiavano un po’, sono arrivati i saluti della presentatrice che non ha dimenticato di ringraziare, sempre con cadenza funebre e tono inespressivo, gli artisti, l’organizzazione, il pubblico e le amministrazioni tutte.  

 

A conti fatti, questo Basilicata Metal Fest si è presentato rinnovato (soprattutto nella location e negli impianti audio) e potenziato; ci sta abituando a presenze davvero interessanti, non mancherà di sorprenderci anche nella prossima edizione. 

Davvero un peccato che non si siano superate le poche centinaia di presenze, perché ogni artista salito sul palco avrebbe meritato sicuramente più pubblico e più partecipazione. Nonostante siamo sempre gli stessi e ormai ci riconosciamo ad ogni evento, è importante supportare e partecipare a ognuno di questi, a maggior ragione se promossi in luoghi oggettivamente raggiungibili da tutti. 

Addirittura alcuni si lamentavano del costo del biglietto, di 20€. 20€! …che se uscite con un amico e vi prendete due birre con patatine spendete già 25€. 

Rimanete a casa, invece, aprite una Peroni e un pacchetto di patatine sul balcone di casa vostra, e dividendo la benzina con altri amici vi venite a sentire un Signor festival. 

 

Maria Grazia Sabella

 

(pubblicato il 12 agosto 2017)