16 FEBBRAIO 2021

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

Lo zio Tom lo aveva promesso: il nuovo corso dei suoi SODOM sarebbe stato improntato al recupero dell'indole iconoclasta, grezza, feroce e ignorante che aveva contraddistinto gli anni d'oro della band. E Tom Angelripper è un tipo che mantiene le promesse. Dato il benservito al chitarrista di lungo corso Bernemann (presente in line-up fin dal lontano 1996) e al batterista Makka, e archiviata un'ultima fase di carriera che, sebbene contrassegnata da più di una soddisfazione per la storica thrash metal band teutonica, non aveva del tutto convinto il mastermind, il buon Tom ha richiamato a se l'indimenticato chitarrista Frank Blackfire (che prestò la sua ascia a quelli che vengono considerati i due grandi capolavori dei Sodom, cioè “Persecution Mania” del 1987 e “Agent Orange” del 1989), ha completato la line up col secondo chitarrista Yorck Segatz e col batterista di estrazione estrema Toni Merkel (a sua volta subentrato a Husky, batterista di Asphyx e Desaster, col quale Tom aveva dato il via a questa nuova fase dei suoi Sodom) e, dopo alcuni ep molto promettenti, ha dato alla luce a questo attesissimo full-lenght, intitolato GENESIS XIX e pubblicato il 27 novembre su etichetta Steamhammer. L'intento era quello di distruggere i padiglioni auricolari degli ascoltatori, e distruzione è stata. Ottimamente rappresentato dalla bellissima copertina a opera del celebre illustratore Joe Petagno, e splendidamente prodotto dallo stesso Toni Merkel insieme a Sigrfried Bemm presso i Woodhouse Studios e i Staudio Studios, l'album attualizza in modo a dir poco convincente i Sodom all'apice della loro carriera, ripescando le caratteristiche migliori di quel periodo, ma senza risultare minimamente anacronistico, e aggiungendo nuove intuizioni capaci di dare al tutto la più classica delle “marce in più” in grado di trasformare un “buon” album in un “grande” album. 

Il ripescaggio del proprio passato è palese fin da subito, dal momento che troviamo, ad aprire il disco, BLIND SUPERSTITION, brano composto nel lontano 1988 ed usato come apertura del tour di quell'anno e qui trasformato in adattissima, efficacissima album intro, grazie al suo riff cadenzato e apocalittico. Si tratta di un perfetto apripista per la deflagrante SODOM & GOMORRAH, trascinante brano di old-school thrash metal (venato di deliziosi accenni speed) dedicato alla memoria del mai dimenticato ex batterista della band Chris Witchhunter e all'altrettanto indimenticabile icona del metal estremo tutto, il compianto Quorthon, leader dei fondamentali Bathory. Lo spettro dei migliori Sodom dei primi, seminali, album ha gioco facile nel venire evocato dai riff scarni, feroci e affamati di questo brano, così come dalla produzione, lontanissima dalle pompature insopportabili tanto in voga nelle produzioni attuali ma, al contempo, potente e pregna di attitudine. La batteria, i cui suoni sono stati volutamente realizzati seguendo i dettami dell'old-school più integralista (niente trigger, niente post-produzione spropositata), viaggia come un treno, sorreggendo un brano veloce, impietoso e arrogante come non si sentiva da un pezzo, nella produzione dei nostri (le cui ultime produzioni, pur non lesinando nel modo più assoluto in quanto a intensità, avevano perso forse un po' dell'adolescenziale, incompromessa, foga che da sempre contraddistingue i momenti migliori della carriera della band di Gelsenkirchen). Il riffing è semplice, diretto e senza orpelli; la voce di Tom è un rantolo mortifero; il refrain è ignorante e catchy come da manuale: in poche parole, un'opener assolutamente perfetta. Ancora deliziati da cotanta carneficina sonora, si viene quindi affondati dall'ancora più brutale EUTHANASIA, bordata thrash ante litteram di portata spaventosa marchiata a fuoco dall'inconfondibile riffing di Frank Blackfire che Tom stesso, in sede di presentazione dell'album, ha definito “una gemma perduta del periodo Persecution Mania”. E come dargli torto, di fronte a cotanto dispiegamento di implacabile, tagliente, ferocia, resa ancora più devastante da riff dal flavour quasi punk sparsi qua e là? Una mazzata thrash tra capo e collo che fa letteralmente impallidire tutto quanto prodotto dai big four del thrash tedesco negli ultimi dieci anni, per lo meno. La brutalità è servita, e non è mai stata così gustosa. Non paga, la band mette subito sul piatto un altro carico da novanta sotto forma della title track GENESIS XIX. Guardi la durata, superiore ai sette minuti, e resti un po' stranito, trattandosi dei Sodom. Pensi magari a un brano strano, o prolisso; e invece ti trovi al cospetto della terza mazzata su tre dell'album, sebbene strutturalmente più complessa e impegnativa delle due precedenti. Si tratta infatti di un brano dai toni apocalittici che vede la band alternare le classiche, gustose, sfuriate che sembrano (e fanno) da ossatura portante al disco con parti mid tempo minacciose, sparute aperture acustiche e porzioni dominate da sinistre melodie, amalgamate in modo così perfetto da rendere il brano scorrevole, intenso e brutale al di la del suo minutaggio.

Il tutto, infatti , fluisce con estrema naturalezza facendoci immediatamente scordare dei sette minuti di durata, tant'è che, quando il pezzo finisce, ci si ritrova quasi a dire: “Di già?”, quasi sopraffatti dalla voglia di riascoltarlo di nuovo. Davvero un pezzone. Quando già pensiamo di aver assaporato il massimo livello di ferocia presente nell'album, ecco giungere il sorprendente inizio in stile black metal, con tanto di blast beat furibondo, della temibile NICHT MEHR MEIN LAND, la quale, a dispetto del suo inizio oltremodo estremo, rivela ben presto la sua natura di mid tempo roccioso e quadratissimo, guidato dalla voce di un Tom che, come sempre, quando canta bella sua lingua madre suona ancora più incazzato e velenoso. Il brano è comunque implacabile, e permette alla band di dimostrare di saper mordere alla gola l'ascoltatore anche senza dover per forza fare ricorso alla mera velocità, benché la belluina accelerazione finale, dai toni quasi hardcore/punk, sia letteralmente deliziosa. Con la successiva GLOCK N' ROLL, fin dall'evidente gioco di parole del titolo, la band torna nei medesimi territori diretti e “ignoranti” che aveva contraddistinto l'opener “Sodom & Gomorrah”, salvo irrobustire il tutto con melodie dal tono marziale e schegge speed/punk gustosissime. Un gradevole tuffo dei Sodom delle origini. Atmosfere quasi doom metal caratterizzano invece l'inizio della successiva THE HARPOONEER, brano in cui la band si rituffa nel già trattato tema del confronto fra uomo e natura accompagnandolo a un brano semplicemente magistrale, in cui i Sodom si dimostrano assolutamente maestri nel cambiare più volte il registro del pezzo, mescolando con maestria le già citate porzioni al limite del doom con momenti di pura furia, passando attraverso momenti dominati da dinamici up-tempo e ad altri quasi catchy, come in occasione del riuscitissimo refrain. Da sottolineare anche gli ottimi momenti solisti, in un album che vede la band piazzare ottimi assoli solo quando il pezzo sembra evidentemente richiederlo, evitando di utilizzarli “per partito preso”. Thrash d'altissima scuola, uno degli highlight assoluti dell'intero lavoro. I tempi si fanno lenti, e le atmosfere si fanno sulfuree, nell'intro della successiva DEHUMANIZER, altro brano straordinariamente dinamico in cui la band riversa non solo tutta la sua incontenibile foga (con momenti al limite del metal estremo), ma anche la sua ricchissima vena di ispirazione, che gli permette di passare attraverso un notevole profluvio di intuizioni e soluzioni senza perdere un'oncia di cattiveria e impatto, grazie a un riffing sempre affilatissimo e a una centratura complessiva assolutamente spettacolare. Un pezzo velocissimo, dinamico, estremamente accattivante, capace di sprigionare un odio e una furia spaventosi.  Mastodontico. 

La vena compositiva della band sembra inesauribile, ed ecco quindi giungere un mid tempo spietato, debordante e tagliente come pochi, a titolo OCCULT PENETRATOR.

Si ha davvero la sensazione che la band trasformi in oro tutto quello che tocca, in questo album, sicché anche questo pezzo, costruito su stilemi molto classici tanto per quel che riguarda il riffing, tanto per quel che riguarda la struttura, risulta straordinariamente incisivo, riuscito e malevolo, graziato qua e là da alcuni intrecci chitarristici dai toni deliziosamente inquietanti ed esoterici, autentica ciliegina sulla torta di un pezzo dalla grandissima presa empatica.

Assolutamente impossibile trattenere l'headbanging, in quella che potrebbe essere definita la nuova “The Saw Is The Law”.

Non tragga invece in inganno l'oscuro arpeggio che apre la successiva WALDO & PIGPEN; definita dallo stesso Tom come “una fragorosa tempesta thrash sullo stile che aveva contraddistinto un album come Agent Orange”, il brano deflagra dopo un lungo crescendo (che passa anche attraverso una splendida porzione mid-tempo dal peso specifico notevole), travolgendo tutto e tutti, mentre i Sodom si lanciano in una delle narrazioni belliche che li hanno resi famosi nel mondo (qui si narra della storia di due elicotteristi impiegati nel trasporto delle truppe nelle zone di battaglia), dimostrando ancora una volta di essere i leader indiscussi, quando si tratta di mettere in musica certe tematiche.

Il brano si rivela senza dubbio decisamente più dinamico e variegato di quanto le parole di Tom possano lasciar presagire, ma di certo la cattiveria e l'impatto non vengono mai meno.

Come se tutta questa furia non bastasse, i Sodom calano dal mazzo una legnata thrash/punk (con notevoli rimandi anche ai numi titolari Motorhead) terrificante con INDOCTRINATION, brano velocissimo, ignorantissimo e slabbratissimo: in poche parole, assolutamente irresistibile, compreso lo sfacciatissimo refrain. 

A chiudere questa lunga quanto appassionante cavalcata (l'album, con i suoi quasi 55 minuti di durata, è il più lungo di sempre della storia dei Sodom ma, davvero, non ci se ne accorge minimamente, tale è l'energia e l'urgenza sprigionata da ogni suo singolo solco), ecco giungere la furibonda FRIENDLY FIRE, mazzata invereconda che mescola thrash teutonico purissimo e black metal (grazie alla ricomparsa di porzioni in blast beat, qui usate in modo ancora più portante rispetto a quanto successo su “Nicht Mehr Mein Land”) in una miscela esplosiva letale, confezionando, grazie anche a un refrain irresistibile, il brano conclusivo perfetto per un album come questo. Un pezzo che ti carica a pallettoni, facendoti venire voglia di far ripartire da capo l'intero disco ancora, e ancora, e ancora.

Penso che, come summa di tutte queste considerazioni, non si possa non scomodare la parola “capolavoro” per un album che, in un colpo solo, sembra riuscire a ridare dignità e lustro a un modo di fare thrash metal per troppo tempo relegato al underground o al semplice revivalismo.

Qui, infatti, di revivalistico non c'è proprio nulla:

c'è solo voglia di colpire duro, a fondo, senza nessuna pietà.

Voglia di fare male (musicalmente parlando), e autocompiacersene senza ritegno. Una voglia che non passerà mai di moda, se espressa in modo sincero e onesto.E qui, di onestà e sincerità ce n'è a tonnellate.Un album integralista, come ogni album di metal estremo dovrebbe essere. 

Un album vero, come non se ne sentiva da tempo. Per tutti gli altri, c'è Titans Of Creation. Io mi tengo stretti questi Sodom. Monumentale.

 

100/100


Formatisi nel 1981 nella grigia città di Gelsenkirchen, i Sodom rappresentano senza dubbio uno di quei gruppi fondamentali, in grado di influenzare in maniera decisiva i tre rami principali del Metal estremo: il Black, il Death e il Thrash Metal. Influenzato da band come Motorhead, Venom, Tank e Hellhammer, il trio, formato da Tom Angelripper (basso e voce), Grave Violator (chitarra) e Chris Witchhunter (batteria) pubblicò nel 1982 e nel 1983 i primi grezzissimi demo, intitolati rispettivamente Witching Metal e Victims Of Death, prima di accingersi a rilasciare questo devastante EP dal titolo eloquente di "In The Sign Of Evil".

L'approccio dei nostri è fin da subito riconoscibile: grezzo, putrido, marcio, inverosimilmente veloce per gli standard dell'epoca, suonato con tecnica molto approssimativa (da notare il batterista Witchhunter, più di una volta fuori tempo), ma proprio per questo avvolto da una nera aura Black/Thrash Metal, anche grazie alla produzione molto cruda e approssimativa da parte della Steamhammer, che notò i Sodom in seguito ad un loro live molto intenso e decise di offrire loro un contratto.

Dopo un'oscura intro, i Nostri partono veloci con Outbreak Of Evil, un brano dominato da un up-tempo su cui sono tessuti i grezzissimi riff di Grave Violator, di chiara scuola Venom/Hellhammer.

E' chiaro che il trio Teutonico ha intenzione di proseguire sulla stessa onda con Sepulchral Voice, secondo pezzo nerissimo ed oscuro, ultra veloce, con la voce tombale e acidissima di Tom Angelripper a donare ulteriore violenza al devastante brano.

Blasphemer, la successiva, è l'essenza del Black/Thrash Metal primordiale, anch'essa eseguita a velocità impressionante (dati gli standard dell'epoca) con un riff minimale a dominare (praticamente uguale al riff portante di Chemical Warfare degli Slayer, che questi ultimi abbiano deciso di omaggiare il trio di Gelsenkirchen?), mentre Witching Metal, il quarto pezzo, è un rapido up-tempo in tupa tupa chiaramente influenzato ancora una volta dai Venom, una delle principali ispirazioni della band.

Burst Command 'Til War chiude il viaggio nei neri meandri del Metal estremo dei metà anni '80, anch'essa ferocemente veloce e devastante, con un testo a tema bellico/apocalittico come ciliegina sulla torta.

I Sodom del periodo 1981-1986 erano così: pochissima tecnica, pezzi ultraveloci e grezzissimi, tematiche occulte, blasfemia e borchie; la svolta decisiva sarebbe avvenuta nel 1987, con l'EP "Expurse Of Sodomy" e con Persecution Mania, quando i tre avrebbero affinato il loro songwriting e perfezionato la capacità con i propri strumenti musicali, fino a diventare una delle band più violente e quadrate di tutto il Thrash Metal.

E' però importantissimo non dimenticare i 6 anni precedenti, quando erano ancora dei ragazzi ossessionati dai Venom e da ciò che all'epoca veniva definito "Black Metal". Fondamentali e decisivi nel Metal Estremo.

 

 

Federico DistruzioneNucleare

100/100