Ciao ragazzi e benvenuti su Insane Voices Labirynth. Tanta fatica e cambi nella formazione non hanno cambiato il vostro spirito, siete rimasti battaglieri: quanta fatica vi è costata trovare una label che credesse in voi e nella vostra musica?

 

Wolf: Credo che nulla possa cambiare il nostro spirito, se dopo quindici anni siamo ancora qui un motivo ci sarà. Proprio di recente abbiamo avuto un nuovo cambio di formazione; Vinz, il bassista presente sul secondo disco, si è trasferito all’estero e da poco abbiamo iniziato a provare con un nuovo bassista. Abbiamo la maledizione per questo ruolo, evidentemente.

Trovare una label interessata a pubblicare il nostro disco è stata un’impresa vana, tutte rispondevano, e quando lo facevano, dicendo di essere piene per non so quanto tempo. Alla fine, dopo un periodo di pausa dovuto soprattutto all’assenza di un cantante che sostituisse Lord Lemory, e in concomitanza dell’ingresso in formazione di Illness alla voce, abbiamo deciso di pubblicarlo con la mia etichetta personale, la Lupus Niger. A quel punto, far uscire “Pestiferous Worms Miasma” era diventata una questione di principio.

 

Se doveste fare una riflessione sulla vostra crescita artistica, come la descrivereste?

 

Wolf: Non so come la descriverei. Siamo nati come gruppo Black Metal e tali siamo rimasti, anche se le nostre influenze sono andate aumentando col passare degli anni. Abbiamo inserito linee di chitarra che non disdegnano la melodia, in stile finlandese, ma senza perdere la nostra brutalità.

 

Einherjar Ingvar: Direi che “spontanei” è la parola più indicata per descrivere i cambiamenti nel nostro stile. Un po’ per estro artistico, un po’ per necessità fisiologica di rinnovamento, le nostre canzoni hanno cominciato ad essere più varie sia nella struttura che nello stile. Questo capita quando ci sono più menti malate, come le nostre, a lavorare insieme su di un progetto dalla forte identità artistica come i Gort.

 

Da quando avete iniziato a suonare, come vedete il panorama Black Metal nel nostro Paese? Si è evoluto, si è spento o è rimasto come prima?

 

Wolf: La questione del panorama Black, o della scena Metal italiana in generale, è molto complessa. Abbiamo sempre avuto ottimi gruppi che niente avevano da invidiare a quelli scandinavi, ma negli anni novanta, epoca in cui ho iniziato ad ascoltare Black Metal, si doveva guardare all’estero, alla Norvegia… guai a ad ascoltare gruppi italiani! Col tempo, questa mentalità è sparita, fortunatamente. Quello che manca, invece, è unità tra le band. Ognuna pensa solo a sé stessa, senza cercare di creare una vera scena. A questo vanno aggiunte le infantili invidie di alcuni verso chi magari sta ottenendo più successo. Posso dire che l'Italia si è staccata dalla mentalità esterofila che la caratterizzava, ma è ancora ben lontana dall’avere una scena unita e coesa, e credo che mai l’avrà.

 

Einherjar Ingvar: Il problema della scena italiana nasce già negli anni ottanta, roba troppo vecchia da sradicare totalmente, ma ciò non vuol dire che non possa essere indirizzato verso lidi più produttivi. Il problema, in soldoni, è che le band italiane soffrono il fatto di non essere mai state cagate di pezza all’estero, nonostante abbiano lavori molto più originali e validi rispetto a tante altre band provenienti dal resto del mondo. Questo ha creato un circolo vizioso di veleni e pettegolezzi, tutta roba che non fa altro che demolire quel poco di buono che c’è. Ci sono persone, come Wolf, che stoicamente credono ancora nella possibilità di poter far nascere qualcosa di buono in Italia, io ho tratto le mie conclusioni e personalmente preferisco suonare per il solo piacere di fare musica, del resto non me ne importa più nulla.

 

Quali sono state le vostre maggiori influenze e se c’è qualche band nuova, quale apprezzate maggiormente?

 

Wolf: Parlo a livello personale. Tra le mie influenze ci sono sicuramente i Darkthrone, gli Emperor, i Mayhem, Burzum e un po’ tutta la prima scena norvegese (ascolto black dal lontano ’93). Tra i gruppi nuovi impossibile non citare i Mgła.

 

Einherjar Ingvar: Sono un onnivoro di musica, le band che influenzano il mio stile sono talmente tante, e provenienti da generi differenti, che citarle sarebbe impossibile. Diciamo che come Wolf ho una certa preferenza per i gruppi della scena classica norvegese quando si parla di Black Metal, ma non disdegno le nuove leve quando hanno qualcosa di realmente valido da proporre.

 

A vostro giudizio, esiste una possibilità di rinascita culturale musicale italiana? La maggior parte di noi guarda all’estero per riuscire a trovare musica alternativa quando in realtà i musicisti nostrani non hanno assolutamente nulla da invidiare a quelli stranieri.

 

Wolf: Come dicevo prima, la scena italiana è sempre stata ricca di ottime band e col tempo si è staccata dalla mentalità esterofila che la opprimeva. Ora dovrebbe solo riuscire ad essere coesa, ma se lo Stato stesso è diviso, come potrebbe non esserlo anche la scena?

 

Einherjar Ingvar: Personalmente sono pessimista. Si è perso il senso di “gruppo”, quella spinta che ti portava a prendere in mano uno strumento e a suonare con gente che magari fino ad una settimana prima non conoscevi. Ora si sentono tutti grandi musicisti e compositori, ma se vai a vedere non riescono nemmeno a mettere due note di fila in modo logico e sensato. Parafrasando un noto cantante satirico della nostra regione: “Si riempiono la bocca col latino, ma si e no hanno letto Topolino”. Tutto questo è causato sia dalla sempre più latente umiltà delle nuove leve, sia dalle label che pensano solo a monetizzare in modo veloce e redditizio. 

 

Come band, come giudicate la situazione complessiva della scena italiana? Intendendo promoters, rapporti tra le band, pubblico, locali, media, ecc.

 

Wolf: La situazione è pessima, i locali danno precedenza alle Cover/Tribute band poiché portano più gente. I locali tendono a non pagare o a darti poco, oltre a non prendere quasi in considerazione chi viene da troppo lontano. Il pubblico spesso va ai concerti solo se suona qualche amico… no, decisamente non vedo bene la scena italiana.

 

Avete in programma un nuovo album? Se si, potete darci alcune piccole anticipazioni?

 

Wolf: Al momento stiamo lavorando ai brani che andranno a comporre un EP che registreremo quest’estate e che, probabilmente, uscirà in autunno in concomitanza del secondo Cult of Parthenope Black Metal Fest. L’EP sarà composto da quattro brani, tre dei quali legati tra di loro da un concept. Sarà anche l’occasione di far sentire agli ascoltatori di cosa è capace Illness, il nostro nuovo cantante.

 

Per quanto riguarda invece i live, state continuando a suonare dal vivo o vi siete presi una pausa?

 

Wolf: Purtroppo, non abbiamo mai suonato molto, principalmente perché, vivendo a Napoli, siamo tagliati fuori dai grandi circuiti. Questa è l’unica cosa che invidio agli abitanti del nord Italia. Ad ogni modo, sicuramente suoneremo in autunno al Cult of Parthenope. Stiamo cercando anche altre date per celebrare i quindici anni di attività.

 

Ringraziandovi per il vostro tempo che ci avete dedicato, c’è qualcosa che vorreste aggiungere?

 

Wolf: Grazie a te per l’intervista e ai lettori che la leggeranno. Quello che posso dire è di ascoltare il nostro album se amate il Black Metal.

 

Einherjar Ingvar: Supportate la buona musica ed i gruppi italiani. Non fatevi abbindolare da mode fasulle imposte dalle label. La musica di qualità è ovunque, basta solo cercarla.