Mors Spei

Mors Spei, progetto parellelo e solista di Wolf, chitarrista dei Gort, creatosi nel 2013 ma già in embrione tra gli anni novanta e l’inizio del 2000, prima che nascessero i Gort. I brani sono stati scritti in anni diversi. Nel 2013 è stato pubblicato il demo "De Humanitatis Caede" esclusivamente su cassetta. Nel 2014 i Mors Spei hanno preso parte allo split "Under the veil of death", insieme a Krowos e Mystica Nox. Nel 2016 ha visto la luce l’album di debutto "Necrocosmos Genesis", pubblicato da Lupus Niger Prod. E Distro e composto da sei tracce influenzate dal black metal degli anni novanta.

 

 INTERVISTA:

 

Ciao Wolf, benvenuto nelle pagine di Insane Voices Labirynth, partiamo subito con la prima domanda, pur essendo nato prima della formazione dei Gort, perché un progetto solista? 

 

Salve. Ci tengo a precisare subito che Mors Spei non è precedente ai Gort, come origine. Infatti,i Gort sono nati nel 2002, mentre Mors Spei è nato nel 2013. Quelli che sono precedenti sono i pezzi presenti sulla demo tale “De Humanitatis Caede” e che non sono mai stati utilizzati per i Gort. L’idea del progetto solista è nata dal fatto che lo stile dei pezzi di Mors Spei non si adattava al nuovo stile dei Gort e dal fatto che,in quel periodo,con la band principale eravamo in un periodo di pausa forzata,dovuto al trasferimento di Lord Lemory in Svezia e al fatto che non riuscivamo a trovare una label disposta a pubblicare il secondo disco,che era pronto da oltre un anno.

 

Mors Spei, una one-man band. Come mai questa scelta?

 

La scelta di una one man band, in questo caso (a differenza del mio altro progetto solista Vita Odiosa)è stata dettata semplicemente dal fatto che non sapevo se,oltre ai brani presenti sulla demo d’esordio,ce ne sarebbero stati altri né quando. Mettere su una band per 3-4 canzoni non mi sembrava il caso. Da qualche mese è uscito il disco d’esordio, “Necrocosmos Genesis”, ma non so quando ci sarà un successore. Alcuni brani ci sono ma non so quando verranno pubblicati.

 

Quale differenza musicale troviamo tra i Morse Spei ed i Gort?

 

Pur essendo entrambi black,credo che le differenze siano abbastanza nette,ora. Mors Spei è un progetto molto più raw, rispetto agli attuali Gort, che hanno parti maggiormente ricercate.

 

So che hai scelto che il tuo demo venisse pubblicato solamente su cassetta per omaggiare la “vecchia scuola”, la mia domanda è questa, come valuti l’ascolto della musica in questa nuova era in cui pare sia cambiato anche il valore che si dà alla musica? Il classico disco è ormai un pezzo per i collezionisti e i nostalgici come me o pensi sia ancora un veicolo per raggiungere il pubblico?

 

Il modo di ascoltare musica, nel corso degli anni, è sempre mutato. Pensa a quando dal vinile si passò ai cd. Anche allora ci si posero le stesse domande. Per quanto il download selvaggio o l’ascolto su Youtube o altre piattaforme possa essere dannoso, il vero appassionato di musica, di qualunque età, andrà sempre alla ricerca dell’originale. Poter sentire musica nel formato migliore, leggere i testi e godersi un libretto fatto bene è ben diverso dall’mp3.

 

Che piani hai per il prossimo futuro come Mors Spei? Possiamo aspettarci del nuovo materiale?

 

Direi che l’esistenza di “Necrocosmos Genesis” risponda alla domanda. È un disco di cui vado molto fiero. È il mio modo di omaggiare la scena black degli anni novanta senza,credo, esserne una mera fotocopia. Pur non innovando (non era mia intenzione farlo, tra l’altro) credo che ogni pezzo abbia una sua identità ben definita. Tra l’altro, anche se non è la prima volta che registro nel mio home studio, è la prima in cui uso un vero amplificatore al suo interno invece di un plug-in. Inizialmente non era stato registrato con un amplificatore reale, per cui ho deciso di riregistrare interamente le chitarre. Ad un ascolto successivo alla registrazione, la voce non mi convinceva più e ho rifatto pure quella. Ha avuto una gestazione abbastanza lunga perché volevo un prodotto che mi convincesse..e devo anche ringraziare E. Ingvar, batterista con cui suono nei Gort da 13 anni nonché amico di ancor più lunga data, per i suoi consigli sulla programmazione della batteria e su alcuni arrangiamenti che hanno fatto suonare meglio alcuni pezzi, soprattutto su “1000 Burning Suns” (il cui titolo, trasformato, è stato ispirato dal romanzo “Mille splendidi soli”).

 

Mors Spei, morte della speranza, come è nato questo nome?

 

Come la maggioranza delle mie cose, è nato per cause che niente avevano a che fare con la musica. È nato in un momento in cui niente andava come doveva ma in cui avevo deciso di allontanarmi un po’ dal progetto Vita Odiosa, visto che l’uscita di “Vita?” mi aveva lasciato emotivamente a pezzi. Per cui incanalai la rabbia in una nuova forma, a cui diedi il nome Mors Spei. Sul finire dell’anno scorso, poi, ho iniziato a concepirlo come il primo tassello di un mosaico più grande, che includerà altri due progetti, uno funeral doom (che dovrebbe uscire in estate) e uno ambient (che prevedo di far uscire il prossimo anno).  I nomi di questi due progetti saranno, rispettivamente, Luctus Spei e Finis Spei. Vanno visti come se fossero le fasi di elaborazione del lutto. Si passerà dalla rabbia di Mors Spei al dolore e alla rassegnazione di Luctus Spei all’accettazione di Finis Spei.

 

Hai un sogno in particolare da voler realizzare sempre come progetto solista?

 

Lo stesso che ho pure coi Gort. Suonare quanto più possibile. Con Mors Spei ho suonato alla prima edizione del Cult Of Parthenope Black Metal Fest, il primo festival completamente black mai fatto a Napoli, organizzato insieme a Giulian, il creatore del progetto Scuorn, e che ha  visto come headliner i Negura Bunget. La gente apprezzò lo show e quando partì “Transylvanian Hunger” non si capì più niente (io mi beccai una microfonata sui denti mentre cantavo). Ecco, spero di tornare di nuovo sul palco quanto prima e quante più volte possibile.

 

Rimpiangi qualche cosa della vecchia scena black metal?

 

Probabilmente l’unica cosa che rimpiango è il piacere della scoperta difficile..ora è tutto troppo fruibile, per via di internet. Negli anni ’90, quando, cioè, mi sono avvicinato a questo genere, internet non esisteva e per scoprire qualche gruppo o leggevi su riviste e fanzine o lo ascoltavi in qualche negozio di musica. E se per strada incontravi qualcuno con una maglietta black potevi stare sicuro che quel genere lo ascoltava..oggi, manca poco che pure il bambino di 7 anni sappia chi siano certi gruppi. E questo non va affatto bene.

 

Vuoi aggiungere qualcosa per i lettori di Insane Voices Labirynth?

 

Voglio ringraziare te per l’intervista e invitare tutti quelli che la leggeranno a dare un ascolto al mio disco.. Se sono amanti del black metal, non credo resteranno delusi.