Il fenomeno musicale del solo-project è una pratica largamente diffusa, oramai, attorno il black metal. Burzum e l’ultimo periodo dei Taake sono solo due fra svariati e talvolta esemplari nomi, a livello internazionale. Come loro, anche il greco “Keveros” (Enshrine) sceglie di presentarsi col suo solo-project, Athos. Proveniente da Kalamata e all’attivo dal 2004, appone subito il suo timbro di originalità col suo demo “Return to the Hellenic Lands”, fatto seguire poi da un EP del 2005, “The Awakening of Athos”, che nel 2007 diventerà il primo full-length (uscito con la Candarian Demon Productions e il quale aggiunge solo 2 tacce nuove alle 6 già in EP). Inizialmente, il sound utilizzato da Keveros risuona aggressivo e, al contempo, rozzo (tipico del raw black metal di impianto norvegese, di cui ricordiamo Ljå, ex Zyklon-B e primi Dødheimsgard). Nel 2008 è il momento di “Crossing the River of Charon”, uscito sempre con Candarian Demon Production e dove Athos cerca di curare di più missaggio ed equalizzazione dei volumi degli strumenti, passando ad un uso di sample più melodici e meno crudi. Passano 5 anni e nel 2013 viene pubblicato sul bandcamp di Athos “Dreadnought”. Rilasciato dalla Sephira Daath Productions, con questo full-length, Keveros si ripulisce di qualsiasi impronta raw black metal, avvicinandosi ad un sound più affine al black metal classico. Si possono citare analogie con richiami all’esotismo dei kirghisi Darkestrah, mischiate alla stessa aggressiva cupezza di un più attuale “Ash” del solo-project tedesco Nargaroth.

Tuttavia, è proprio quando sembra che Athos abbia raggiunto un suo equilibrio nel sound che nel 2016 interviene il quarto full-length, intitolato “Noht Lehrapot”. L’album viene rilasciato e distribuito dalle label Symbol of Domination, bielorussa, e Lupus Niger, italiana. Si può affermare ch’esso rappresenti la pecora nera delle release di Athos. Innanzitutto, spunta subito all’occhio l’adozione della lingua madre di Keveros, liberandosi di un ormai troppo moderno inglese e così riconfermando quanto messo subito nero su bianco con “Return to the Hellenic Lands”. Tuttavia, la caratteristica più importante di “Noht Lehrapot” è la scelta di un sound ben lavorato – missaggio ed equalizzazione strumentale sostanzialmente impeccabili – e che risultasse, al contempo, poco moderno, ben più affine al cosiddetto Trve Norwegian Black Metal. L’introduzione “E Uevserp Elot Sopael Uapeiga” fornisce all’ascoltatore la percezione di essere in un cimitero, nella scena di un dissotterramento di una tomba [interpretazione soggettiva, ma utile a fornire un’idea il più accurata possibile all’ascoltatore], fatta seguire in men che non si dica da “Enaht Ep Iesp Etsip”. Il sound del pezzo è chiaro, dove un perfettamente distinguibile e singolare basso fa da ottimo cicerone a chitarre tipicamente black metal. A comporre il tutto, si appongono una batteria discretamente sincronizzata con i sample “a corda” ed uno scream deciso e aggressivo, sottoposto ad effetto echoing per ricreare quell’atmosfera tipica da cattedrale [obbligatoriamente sconsacrata, profanata e condannata, ndr]. Ne consegue una diversa e interessante serie di tracce dotate delle stesse caratteristiche della seconda, fino a giungere a “Anap Uotif Ort Sipei”, ultima ed ottava traccia a concludere di “Noht Lehrapot”. Nel complesso, il sound black metal dell’album si rifà alle prime armi di Taake, Darkthrone, Svartrit e Nattefrost, senza escludere somiglianze con i brasiliani Agouro, specie in “Io Livev Io Sake”, “Noht Lehrapot (Siesk Atiok Aniep Erpaieht Ilanit Siervan Aig)” e “Uoeht Uoiar Veson E Amonot Sie”, brani interessanti e originali. Unica nota di demerito attribuibile a Athos potrebbe scriversi sul piano del sincrono in batteria, a volte non sempre perfettamente programmato a tempo di voce, chitarra e basso. Nonostante questa marginale piccolezza, “Noht Lehrapot” risulta essere un ottimo prodotto in campo Athos, poiché è in grado di ricoprire qualsiasi lacuna sia dal punto di vista del sound, sia dal punto di vista della sfumatura atmosferica, d’intenzionale assunzione “trve”. Si può quindi, ed infine, dire che Keveros abbia dato vita ad un autentico leviatano black metal, migliorato gradualmente nel corso di tutto il suo percorso musicale con Athos.

 

 

Alexander Daniel

78/100