3 GIUGNO 2018

Oggi mi trovo davanti a un EP intitolato “A Morte Ad Mortem”, presentatoci dai Gort, band black metal italiana. La band nasce nel 2002 come studio project per poi divenire una band attiva a tutti gli effetti. La formazione attuale, dopo molti cambi di line up, vede Illness alla voce, Wolf alla chitarra, Eurystheus al basso e Einherjar Ingvar alla batteria. Negli anni sono state molte le registrazioni della band, tra demo, split con altri gruppi e album veri e propri, e, dal punto di vista dell’attività live, spicca il supporto del 2009 ai Dark Funeral, cosa che ha dato non poca visibilità ai Gort. Una curiosità: la band è stata indicata nel 2006 da Fenriz (Darkthrone) come una delle migliori realtà black metal italiane. 

Dopo aver dato un'occhiata alla copertina, perfettamente in stile true black metal, andiamo a valutare lo stato di salute dei nostri dal punto di vista musicale. 

La produzione è old black metal style (a molti non piaceranno i suoni, ma per me è sempre una scelta graditissima). Il primo pezzo, “Black Glorification”, si apre con un blast serratissimo per poi arrivare a una parte più riflessiva e dall’atmosfera malinconico/depressa, per arrivare a un finale di nuovo veloce dopo una serie di scambi. I riff hanno belle melodie e lo screaming del cantante è disperato e sofferente al punto giusto, adattissimo al genere proposto dalla band. 

Il secondo pezzo si intitola “Nigra Imperatrix”, canzone con un timing piuttosto veloce dall'inizio alla fine, piuttosto lunga (7:10) ma tutt’altro che monotona, grazie ai frequenti cambi di riff e di pattern di batteria.

Passiamo ora a “Sealer of Pestilence”, anch’essa oltre i sette minuti, durante i quali c’è un alternanza di parti veloci e di altre che definirei mid time, nelle quali viene fuori una sfumatura “depressive”, sempre apprezzatissima dal sottoscritto. 

L’ultimo pezzo, dal titolo “The Last Flight of the Crow”, è nella sua parte iniziale il pezzo più serrato dell’EP, per poi passare a una seconda parte quasi doom e un finale di nuovo velocissimo. In ogni caso, in ogni singola parte, i nostri non perdono mai di vista le interessanti melodie dei riff che rendono vario il loro essere dirompenti e blasfemi. 

Tutti e quattro sono sicuramente all’altezza della situazione in ogni loro sfaccettatura, una band  di grande esperienza che mi ha incuriosito molto, essendo il black metal il mio genere preferito. 

Concludendo, devo dire che “A Morte Ad Mortem“ dei Gort forse non piacerà ai più, ma chi, come me, è amante del true black metal, li apprezzerà molto e si perderà nell’oscurità musicale  creata dal quartetto italiano. Decisamente promossi in questo loro EP, aspetto di poter ascoltare un loro full-length per poter fare un’analisi più accurata sulla lunga distanza. 

 

Alessandro 'Asator' Briganti

90/100

 


12 GIUGNO 2017

Oggi andiamo ad analizzare un altro gruppo del genere black metal nostrano, secondo prodotto dei Gort, fondati nel lontano 2002, si sono fatti attendere per ben otto anni dopo "Sixth's Day Cancer", per questo comeback ma il risultato ripaga senz'altro l'attesa e fa ben sperare per la nostra scena nazionale. Abbiamo comunque avuto modo di ritrovarli in alcuni split album.
L'etichetta è sempre la Lupus Niger, il suo curatore è ormai un vero habituè della scena black. Il quartetto partenopeo ci regala quarantacinque minuti di black old school, riporta direttamente alla fine degli anni novanta, inizialmente nascondendo le proprie qualità e rendendo tutto essenziale, creando un vero e proprio punto di forza, esimendo quei suoni confusionali e creando atmosfere ragionate.
L'uso dei medici della peste come immagine di copertina, ci dava già un piccolo anticipo di ciò che avremmo potuto trovare come tematica dei testi, relazioni con odio, morte e correlazioni notevoli in latino. Estratti interessanti su come il singolo individuo debba sfoggiare una padronanza di sé in rapporto con ciò che lo circonda (Epicureismo). Il tutto accompagnato ed enfatizzato dallo screaming straziante della voce di Lord Lemory.
Tutto il prodotto, dalla tempra un po' Scandinava, riporta alla mente delle band specifiche quali Nargaroth, Bathory, Judas Iscariot e Celtic Frost. Il gruppo ci propone anche delle digressioni che rendono questo disco una piccola perla del genere. Particolare anche la scelta di sfoggiare un bel basso, cosa purtroppo non scontata, in quanto messo sempre in secondo piano come strumento, soprattutto in "I Am Thy End", si percepisce particolarmente questa idea, oltre che un notevole rimarcamento del lato emotivo che questo disco vuole portare avanti. Lo ritroviamo infatti anche in "Odium Vincit Omnia" e nella conclusiva "Miasma". In tutti gli altri brani è presente questa percepibile solidità della band, con delle "selvagge" linee di chitarra, batteria e basso, tutto incorniciato dagli scream strazianti che citavo poche righe sopra.
In conclusione, questo è senza dubbio alcuno un album riservato ai nostalgici ma anche alle persone che approdano per la prima volta in un genere che da sempre fa parte della storia della musica.

 

Noemi Di Marco
70/100