Necrocosmos Genesis è la concretizzazione di un progetto molto interessante, quello dei Mors Spei.

 

Sebbene la band napoletana sia nata nel 2013 in realtà si porta dietro una storia ben più lunga e travagliata, infatti, come specifica l’unico componente del progetto Black partenopeo, le canzoni che riguardano il demo dei Mors Spei sono state composte prima del 2002, mentre le altre sono recenti; questo fa quindi facilmente intendere che la one-man band sia un progetto che vede la propria concretizzazione nel suo primo full lenght: Necrocosmos Genesis.

L’album inizia con un’angosciante intro che apre le danze a quello che in un primo ascolto può apparire qualcosa di confusamente fuori luogo, ma è in questa piega anacronistica che i Mors Spei toccano punte di genialità.

Nella comprensione di questi sei brani viene in nostro aiuto il primo demo di Wolf, l’ideatore di tutto il progetto; infatti, De Humanitatis Caede, rilasciato nel 2013, presenta quattro brani registrati su cassetta, scelta molto insolita visti gli anni in cui sono avvenute le registrazioni; proprio per questo motivo si comincia ad intravedere il vero fine dei Mors Spei: esaltare le origini del Black Metal.

Necrocosmos Genesis è un’ode al Black Metal old school; c’è tutto, a partire dal sound che, in maniera davvero inaspettata, riesce a trasportare indietro negli anni l’ascoltatore, riportando alla luce un suono dove chitarre lontanissime, distruttive, grezze e batterie ovattate dominano. Riaffiorano dunque sensazioni che il black più moderno ha spazzato via.

L’album parte in modo davvero incalzante, con due brani tanto distruttivi quanto solenni: Born To Hate e 1000 Burning Suns (il titolo potrebbe richiamare il brano A Thousand Suns, degli Abigail Williams, ma basta un rapido ascolto per capire che non centrino nulla l’uno con l’altro).

Il ritmo comincia a frenare con The day The Earth Died, dove il riff che apre la canzone risuona insistentemente senza però risultare troppo ripetitivo o fastidioso.

La battuta d’arresto avviene con The Litanies Of Satan, l’imponente suite di 9.42 minuti che spezza definitivamente l’incalzare dell’album, regalando una danza macabra all’insegna di ciò che è più caro al black metal vecchia scuola.

La title track è la canzone che chiude l’album e lo fa troncando di netto l’accordo finale, lasciato lungo di proposito, lasciando come intuire che ci sia qualcosa dopo ad attenderci.

 

Beh, che dire in conclusione di questo Necrocosmos Genesis, una piccola perla nostrana che omaggia le origini del Black Metal, un progetto che sembra avere un obiettivo e che, facendoci percepire che è un qualcosa di premeditato, ci fa assaporare ogni sfaccettatura creata nel Wolf Lair’s studio. Consigliato a tutti gli amanti del genere.

 

 

Francesco Goi

78/100