31 DICEMBRE 2017

Quest’ oggi ci troviamo a recensire un’altra band nostrana, 'Ilienses Tree' è il loro nome, che deriva dal nome di una popolazione, appunto gli Iliensi, pastori/guerrieri che vissero in Sardegna nel 2000 a.C., ma, passiamo al loro disco.

''Edda'' si apre con un intro intitolato “Edda”, un focolare acceso unito al sibilo del vento, niente di particolarissimo, mi aspettavo qualche accenno per il disco che stava per iniziare.

Passiamo alla seconda traccia, “The Birth”, si parte con un riff trascinante, suoni abbastanza curati, ed ecco che fa la sua comparsa il primo urlato di questo dico, sulla voce nulla da dire, growl definito e pulito, riff che ricordano molto gli svedesi Amon Amarth, in sostanza un pezzo un pò monotono, ma che non stufa, anzi intrattiene molto bene l’ascoltatore, anche il solo di chitarra trova il suo spazio all'interno di questo pezzo monolitico, niente di ultra tecnico ma di impatto, in poche parole, bello.

Passiamo al terzo pezzo, “Ragnarok”, brano tipicamente doom, anche qui gli strumenti fanno il loro dovere, con ritmi trascinanti, anche in questo pezzo mi è particolarmente piaciuto il growl, insomma, questo cantante non vuole farsi criticare nulla dai, a parte gli scherzi, questo pezzo non annoia ed è molto fluente, nonostante la lunghezza, e il pezzo dell’album che preferisco. Ottimo lavoro.

Siamo arrivati al quarto pezzo, “Agony”, pezzo che si muove fra gli spazi del black e del doom, anche questo pezzo presenta un’ ottima struttura, non annoia anche se è di una distinta lunghezza, riff pensati e non messi a caso per riempire, voce potente e ben definita, come il resto del disco d'altronde. Intermezzi e preludi chiari e diretti, negli ultimi due pezzi il disco ha raggiunto il suo climax.

Siamo arrivati all'ultimo pezzo, un outro intitolato “Dark Age”, composto da un feedback e rumori di sottofondo quali fruscio di alberi e suoni temporaleschi, per chiudere questo bell’album.

In sostanza, “EDDA” è un ottimo EP, si sente che la band è matura ed è pronta per un full-lenght a piena potenza, i brani sono tutti ben strutturati, pensati, nonostante qualche giro uguale, non annoia  ma anzi, porsi la domanda “E adesso cosa ci attaccano?” viene naturale. La produzione del disco non è male, si sente bene, tutto, anche se avrei dato qualche attenzione alle distorsioni delle chitarre e del basso che, alcune volte, è poco presente, resta comunque un ottimo lavoro e una buona prova.

Che dire, attendiamo il prossimo disco e vediamo cosa succede.

 

Line Up:

-Maurizio Meloni (Voce)

-Claudio Kalb (Basso)

-Simone Milia (Chitarra)

-Francesco Carboni (Chitarra)

 

Gabriele Orlando

80/100