30 MAGGIO 2018

"Centre Of The Grave" è il primo album di inediti degli Evilizers, band piemontese che nasce dalle ceneri dei Priestkillers, tribute band ai Judas Priest. Non a caso le influenze priestiane sono piuttosto forti, in particolare, in alcuni tratti vocali del cantante Fabio Attacco, e in parte nel riffing incendiario, ad opera della combo Fabio Novarese e Davide Ruffa, che troveremo spesso durante l'ascolto di questa prima fatica discografica per degli Evilizers; la sezione ritmica a cura di Alessio Scoccati (basso) e Giulio Murgia (batteria e piano in "The End is Near") decisamente non risparmia cartucce in puro stile heavy metal. L’album è stato registrato, mixato e masterizzato da Paolo Tubia nei Dharma studios di Vercelli ma ora addentriamoci in questo .  Iniziamo con l'intro, “Machinery of Evil”, un minuto di rumori di ciò che sembrano essere macchinari industriali, facilmente immaginiamo pistoni idraulici, fuoco, scintille e calore, ferro che sbatte contro altro ferro, sempre allo stesso modo, con lo stesso vigore, che sia un modo per annunciare all'ascoltatore che ha a che fare con un prodotto fatto di metallo duro e puro? Crediamo di si, e infatti con “Evilizers” un riff e un drumming in puro stile speed-thrash apre il pezzo, subito dopo un breve fill di batteria di quelli che tirano come una molla la voce tuona, timbro ruvido reminiscente di rob halford della prima metà anni 80, ritornello in puro stile heavy metal seguito dai soli decisamente coerenti a tutto il contesto che abbiamo ascoltato finora, la voce ha il compito di chiudere questo pezzo con un botta e risposta tra i cori e il solista che con urla laceranti ricorda a tutti noi con chi abbiamo a che fare, gli Evilizers si presentano chiaramente, schietti e senza troppi fronzoli. Continuiamo con la terza traccia “Final Goal” apre con la chitarra solista che canta una melodia di quelle semplici fatte per rimanere in testa al primo ascolto, ci troviamo davanti a un pezzo heavy metal senza compromessi, una strofa serrata seguita da un breve bridge il cui groove non potrà risparmiare a chi ascolta un forte headbang, ritorna il ritmo serrato, il ritornello si distende ancora una volta in modo da lasciare il giusto spazio alla voce che ondeggia fino a chiudere il ritornello con un acuto che aiuta benissimo a fomentarci per l'arrivo dei soli, groove serrato, chitarre che strillano ma che non mancano di melodia assolutamente, sopratutto nell'ultima sezione solistica in cui torniamo a una melodia semplice orecchiabile di quelle che potrai ricordare per sempre, l'influenza priestiana si sente e non ci dispiace affatto, anzi. Puro speed thrash quello di questa "Metal is Undead", ritmiche senza respiro, serrate e senza compromessi, riff scuri e taglienti nella migliore tradizione heavy thrash, la voce nemmeno si risparmia e non prende respiro un attimo fino al momento in cui tuona con il ritornello semplice e efficace "Metal Is Undead". Entrano le chitarre soliste a infuocare l'ambiente, si ritorna nel mosh pit fino ad arrivare un breakdown di quelli scuri, nefasti, un certo ricordo di slayer e overkill fa capolino in questa sezione fino alla sezione finale in cui l'inno di immortalità del metal viene ripetuto più volte, la marcia dell'esercito in sottofondo potrebbe essere un tributo a metal militia dei mitici 'tallica? Lo facciamo decidere agli ascoltatori. Siamo giunti a circa metà del tragitto, continuiamo il nostro viaggio passando per la title track, “Center Of The Grave”. Intro oscuro di basso, risuona una campana di morte, il groove è lento e pesante, il tutto diventa funereo, un panorama sonoro che ricorda gli Overkill di "the years of decay" quando le chitarre iniziano a far sentire tutta la loro cattiveria. Il basso continua a guidare il tutto, le chitarre creano il muro di suono, la voce si ripresenta forte e decisa, con la fine del ritornello i toni funerei ci lasciano per dare spazio a un groove sempre lento e pesante ma con un basso e delle chitarre decisamente più thrash, qualcosa qui mi ricorda gli Slayer di "god hates us all", chiudiamo di nuovo con i toni funerei e il ritornello. Passiamo ora a qualcosa di più morbido (almeno all’inizio) infatti due minuti di intro di pianoforte (ad opera del batterista Giulio Murgia) con chitarra acustica e sezione di archi a fare da riempimento ci preannunciano un cambio di direzione, almeno momentaneamente. Possiamo immaginare dal titolo di cosa si parli, difatti a seguire l'ultimo accordo di pianoforte entra un riff di chitarra elettrica che sembra uscire dall'82 ma con una certa freschezza,il groove che lo accompagna è decisamente meno "straight-forward" questa volta, almeno nella prima strofa, sul ritornello si ritorna a sbattere la testa e così sarà fino alla fine del pezzo, passando per i soli infuocati (una menzione per i chitarristi in fase solistica si deve fare) la voce tuona sul finale ricordando decisamente un Rob Halford maturo. Procedendo verso la fine andiamo su “Break Up”, qui Il primo impatto ti fa venire voglia fin da subito di sbattere la testa avanti e indietro con grandi e lenti movimenti, il groove aperto diventa subito più serrato nel momento in cui le chitarre iniziano i loro canti a cui stiamo iniziando ad affezionarci. Subito dopo un riff palm muted velocissimo sembra preannunciare una guerra, e la sensazione nel momento in cui la voce entra è proprio che ci sia un carroarmato che avanza lento e inesorabile, il ritornello torna su un groove rapido, con un certo botta e risposta che più lo ascolti più funziona. Segue un ritorno alle sensazioni iniziali per un breve momento di chitarra acustica che subito lascia di nuovo lo spazio al bridge solenne e infine al ritornello che nel finale non potrai fare a meno di ricordare già e probabilmente cantare. Continuaimio ed è il momento per “Death Of The Sun” introdotta da un riff vagamente sabbathiano e con forti reminiscenze 70's si presenta sfacciato ad aprire questo pezzo che scorre rapido, la voce incalza prestissimo, sempre con qualche reminiscenza dei mitici anni 70, il ritornello chiude con il titolo del pezzo e lascia lo spazio alle chitarre che cantano, subito dopo un altro riff incendiario ci fa ritornare a correre sull'autostrada del metallo fino alla fine della canzone che di nuovo col ritornello chiude senza fronzoli il penultimo pezzo di questo album. Andiamo alla chiusura, “Survival” si presenta fin da subito come un pezzo heavy metal decisamente classico, la voce troneggia su tutto in questo pezzo, dall'inizio alla fine dell'album è stata sempre più convincente per esecuzione e timbro, il ritornello è nato per essere cantato da tutti ai live risuonando della sola parola "survival" accompagnata da una melodia di chitarre che ci colora il tutto, al momento dell'assolo si passa su sonorità decisamente più hard rock che a mio parere diventa assolutamente coerente con il significato della canzone, empowering, seguito dall'ultimo ritornello chiude la canzone, e l'album, quella stessa melodia di chitarre che possiamo ascoltare nel ritornello. Un disco di buona fattura, per fan di Judas Priest, Iron Maiden, Overkill, un sound compatto e duro, diretto e senza troppi compromessi, anche i pezzi più lunghi si fanno ascoltare senza fatica. Infuocati e oscuri ma al contempo anche attenti alle melodie e all'orecchiabilità delle strumentali.

 

Massimiliano Lepore

 70/100