4 MARZO 2018

Gli Hortus Animae (espressione latina che significa “il giardino dell’anima”) non sono certo una band di novellini in quanto nata nel lontano 1997 (Rimini) e che vanta collaborazioni e concerti assieme ad innumerevoli nomi della scena sia italiana che straniera. La band nostrana, dopo diverse pubblicazioni, uno scioglimento nel 2006 ed un ritorno sulla scena nel 2014, decide di festeggiare il ventesimo anniversario della fondazione con la pubblicazione di questo album chiamato “Piove Sangue”. Il disco in questione è stato registrato durante l’ultima data del tour del 2017 a nome Total Metal over Europe Tour Pt.2 (assieme ai tedeschi Necronomicon). 

Il sestetto si presenta al suo pubblico con un live di soli sei brani, che però sono di durata medio alta, arrivando a sfiorare anche i 10 minuti. Andando nello specifico, l’opera è registrata in maniera più che buona anche se nei momenti più violenti, come nella feroce opener “Furious Winds – Locusts”, l’ascolto si rivela ostico e confusionario. Il black metal proposto dal gruppo assume diverse sembianze (da non trascurare l’uso massiccio di tastiere), avvalendosi a volte di melodie epiche e talvolta teatrali come pure qualche innesto di heavy metal classico negli assoli (“Chamber of Endless Nightmares”) per non parlare poi delle vocals che spaziano dal classico scream dilaniato ad un cantato tenebroso in pulito che tende a portare la musica del combo verso atmosfere più gotiche (la sinfonica “Doomsday”). Per non farsi mancare nulla, la setlist comprime in pochi brani tutti i tasselli sonori che negli anni la band ha portato avanti con costanza e tra questi vi è anche un approccio alla composizione decisamente elaborato e complesso, prog metal si potrebbe affermare. A tal proposito un ascolto alla doppietta “Medley (In Adoration of the Weeping Skies + Cruciatus Tacitus + Souls of the Cold Wind)” e “There’s No Sanctuary” è d’obbligo per capire quanto una ricerca di personalità e di varietà sia una prerogativa dei musicisti. In entrambe le tracce si trova di tutto, dalla sezione ritmica sempre in evoluzione con continui cambi di tempo, sfuriate massicce, intermezzi cantati in italiano, esplosioni sinfoniche, un cantato variegato e pure tanto groove. 

Il brano finale è la cover degli Slayer “Raining Blood” assieme al cantante dei Necronomicon (compagni di tour) come special guest, rivisitata in maniera ancora più violenta ed allo stesso tempo più elaborata. 

Il lavoro sicuramente offre una buona dose di qualità e di intrattenimento ma, allo stesso tempo, sembra un prodotto finalizzato principalmente ai fans della band che non ai curiosi o appassionati di metal. Può essere un buon biglietto da visita per conoscere una valida realtà italiana, però ci si sente di consigliare di partire dai tre album della band finora pubblicati in passato per farsi un idea migliore (se ancora disponibile c’è anche un box che li contiene tutti).

 

Enzo 'Falc' Prenotto

75/100