6 APRILE 2018

Gli italiani Silent Scream si formano nel 2105 e dopo un periodo passato a suonare cover dei propri idoli decidono di dedicarsi a forgiare musica propria. Il quintetto bolognese passa un paio d’anni circa alla composizione dei primi brani e dopo qualche cambio di formazione ed alcuni live arrivano al primo EP di cinque tracce (pubblicato a marzo 2018) di cui ci si occuperà in questa sede, ossia My Dark Side. A livello sonoro ci si trova ben piantati nel metallo classico puramente anni 80’. 

Suonare metal classico nel 2018 è spesso un azzardo data ormai la povertà di idee che il genere, ormai stanco ed invecchiato, si porta sul groppone. Fin dall’opener “Falling Star”, deflagrante e veloce, si capisce chiaramente che ci sarà poco spazio per l’innovazione lasciando invece un portone spalancato alla voglia semplice e genuina di suonare e trasmettere energia. Partendo da una buona produzione, il disco si snoda su binari fin troppo abusati con le solite cavalcate maideniane, qualche concessione alle derive melodiche tipiche del power metal (o meglio neo-power) ed un approccio compositivo basilare, forse anche troppo. “Born in the Storm” ed “Anger” soffrono di riffs chitarristici piatti e nonostante la sezione ritmica dia una buona botta, con delle vocals tutto sommato potenti ed incisive, non lasciano tanto dietro di sé. “My Dark Side” purtroppo peggiora le cose presentando un improbabile miscuglio tra la N.W.O.B.H.M. e parti più aggressivo/violente specie nei cori. Il groove sarebbe anche buono ma nel complesso il brano è fin troppo lungo. “One More Chance” ricorda gli Hammerfall in maniera fin troppo palese sia nelle melodie che nei cori ma inspiegabilmente sembra un collage maldestro di pezzi di canzone mal collegati. La tecnica della band è buona e si percepisce lo spirito che anima i ragazzi come pure la passione che però porta solo una traccia a spiccare realmente ossia la finale “Not in My Name” traccia potentissima con un ritornello davvero riuscito e coinvolgente con in più un riffing serrato dal groove davvero ottimo e coinvolgente. 

Un esordio un pochino sotto le aspettative dato che la band non è nata da pochi mesi e che arriva, a quanto pare, da altre esperienze e che avrebbe dovuto impegnarsi parecchio di più. La concorrenza è tanta e cattivissima e come detto, il genere non vive esattamente di buona salute e ci vogliono davvero degli attributi d’acciaio per entrare nel cuore degli ascoltatori, troppo legati ai nomi del passato oppure poco interessati al classico. 

 

Enzo 'Falc' Prenotto

50/100