8 MARZO 2019

Amataster è un giovane progetto italiano, formato nel 2018 in Basilicata, che ci porta un po’ di freschezza e novità sulla scena Depressive Black Metal nostrana con questo suo primo EP intitolato “Frammenti”, che sin dalle prime note ci spaesa con le sue 4 tracce. Al di là della buona produzione e di un artwork in linea con le rigidità di questo stile oscuro e grottesco, questo EP ci delizia soprattutto con la sua sostanza, ovvero con la sua musica imbevuta di dolore e di desolazione, accompagnata da dei testi profondi e pieni di varie sfumature emotive. Le chitarre ruvide e taglienti, il basso profondo ma allo stesso tempo aggressivo, la batteria abbastanza prevedibile ma efficiente sono i componenti base di queste tracce tetre e ree, però la ciliegina sulla torta è lo scream stridente e pieno di lamenti, che travolge letteralmente l’anima di ogni ascoltatore e lo porta a fare una profonda introspettiva dentro i suoi ricordi ed emozioni, a riflettere sul vero senso di tutto ciò che compone la nostra esistenza.

L’opener “L’anima è in fiamme” inizia con uno splendido intro melodico, con delle magnifiche atmosfere neoclassiche e con un cantato femminile quasi celtico che spiazza un po’ il pubblico, però a breve i riff pesanti e malefici creano un’atmosfera incandescente, lontana dal gelo dei big di questo genere, ma di sicuro non meno tumultuosi e macabri. La prossima traccia, “Perché” affonda l’uditore in una strana filosofia sul senso e sulle dinamiche di tutta l’esistenza ed è forse la canzone che riflette meglio di tutte la sostanza di questo brillante EP. Il prossimo brano, chiamato “Il dono delle ombre” è un continuo crescendo di intensità, atmosfere tenebrose e tanta angoscia, che riempie di brividi e ci porta direttamente nell’inferno, nel mezzo dei pianti e dei rimpianti degli angeli caduti e di chi è condannato all’eterna sofferenza. E in chiusura il brano “A.T. The Heart” ci riporta su sonorità più grezze ed aggressive, tipiche di un Black Metal vecchio stampo, dove la dominanza netta delle chitarre e batteria creano un muro sonoro più duro di un mattone in faccia e più pungente di una spada conficcata nel cuore dell’ascoltatore, che finisce in un’agonia destabilizzante e desolante prima del Rigor Mortis finale.

Insomma, la varietà di emozioni e sentimenti che ci trasmette questo breve ma intenso release rendono quest’esordio degli Amataster un vero successo, e ci promette delle buone aspettative verso eventuali futuri lavori del progetto. Nel frattempo non ci resta che assaporare attentamente e con tanta pazienza questo primo gioiello.

 

Dmitriy Palamariuc

80/100