Avete voglia di deliziarvi con un po’ di black metal senza barriere e con sonorità cupe e ben delineate? Felis Catus è ciò che state cercando! Dal 2010 il cuore, l’anima e la mente di questo solo project è Francesco Cucinotta, che negli anni ha già ammaliato l’udito dei suoi fan con lavori come il primo “Dirty Tricks”, il successivo “Answers to Human Hipocrisy”, il primo EP “When if not Now” e l’ultimo lavoro “Transition” nel 2013. Ma durante questo arco di tempo non è rimasto con le mani in mano, collaborando con svariati artisti e divenendo il frontman degli Sinoath nel 2015.

Oggi Felis Catus ricompare con il suo EP “Megapophasis”, un disco contenente quattro tracce di puro black capace di creare un atmosfera dark unica nel suo genere. Uscito nel 2011, l’EP verrà stampato a dicembre e distribuito da Masked Dead Records in venticinque copie numerate.

La prima track dell’EP è “Beyond The Veil”, che spalanca i cancelli dell’oscuro mondo di Megapophasis. Un ritmo energetico ci accompagna verso l’oscurità di queste profonde sonorità. La scarica adrenalinica viene emanata dai primi riff di chitarra molto heavy, un inizio epilettico carica a dovere l’ascoltatore per poi farlo placare nella metà del pezzo, quando marcate sonorità goth/black si mostrano con leggiadri veli di emotività per aprire gli animi dell’uditore. L’etere sonoro finisce negli ultimi istanti del pezzo, quando la scarica sonora riprende di nuovo il timone per chiudere la track in bellezza. Il disegno di un paesaggio desolato, che descrive una pesante brezza accompagnata da ululati lontani apre “The Melancholy Remains”. Un ambient ad effetto crea un atmosfera decisamente oscura prima che venga introdotto un riff profondamente black, non molto veloce ma soavemente distorto, accompagnato da una trasportante percussione ritmica ed effetti sonori melanconici, mentre un graffiante cantato in growl riecheggia in questa oscura caverna d’emozioni. A metà pezzo cala la notte, le tenebre prendono il sopravvento con un altro ambient dolcemente tetro, che spalanca di nuovo le porte al cantilenante riff di chitarra per pochi secondi. Nella seconda metà della track torna la quiete per qualche secondo, prima che il sonoro growl del degno frontman accompagni un solo di una bellezza unica, dolcemente caliginoso, che rende degna fine al pezzo. Ecco che si riapre la ‘danse macabre’ con “Holycaust”. Un ritmo molto più spinto crea il giusto equilibrio tra corpo e anima.  Lo spirito dell’ headbang possiede l’ascoltatore per oltre un minuto, senza poter essere esorcizzato. Il ritmo della batteria rimane invariato e senza scambi ritmici, ma chitarra e basso si attenuano per dar spazio ad un piccolo ‘discorso’, pochissimi secondi prima che un energico scream lo interrompa per dar spazio a riff seriamente aggressivi senza sosta. Cupe sonorità black miscelate ad un pesante heavy danno vita a sei minuti di pura aggressività. Nell’intera track non esiste cantato, ma solamente un paio di scream ben adattati che sanno riempire in maniera idilliaca l’intero pezzo, completamente strumentale. Le note corte e massicce di una chitarra ben distorta aprono la strada a “Psalm of Solemn Wrath”. L’intro è composto da un cupo riff ed un synth che sa come centrarsi. L’intera track è decisamente più lenta delle altre, ma sa come entrare dentro e scavare nel cuore dell’uditore. Un imponente e maledettamente mostruoso growl si fa sentire verso la metà del pezzo, mentre l’ambient black rimane lungo i bordi della traccia, mostrandosi di tanto in tanto in maniera divina. La track scorre lentamente fino alla fine, al contrario delle emozioni che si scatenano nell’animo dell’ascoltatore. Ed è così che si spengono le candele poste sul candelabro di questo album.

Un lugubre ritorno per Felis Catus con il suo “Megapophasis”, che anche questa volta ha saputo unire i pezzi di un puzzle sonoro in maniera estremamente perfetta, dando vita ad un quadro musicale di una bellezza unica. L’album si chiude e le porte di questo castello colmo di sensazioni si accostano, il sole comincia a sorgere lentamente, mentre la magia di queste sonorità notturne va man mano scemando, attendendo il nuovo inizio di un leggiadro tramonto e creando il principio di un nuovo scenario, che Felis Catus saprà darci.

 

Marco Durst

80/100