1 MARZO 2018

Machina Coeli è un progetto italiano di musica Ambient dalle forti tinteggiature ancestrali ed orchestrali, nato nel lontano 1997. Nel loro palmares hanno 2 release disponibili ad oggi: "Finitor Visus Nostri", MiniCd uscito nel 1999 distribuito dalla californiana Moonchild Records, grazie alla quale uscirono molte recensioni in attesa di realizzare il full-leght di debutto e “Gnosis”, realizzato con la label italiana Masked Dead Records. Nel 2012, Giallo Records distribuisce la prima release  in versione digitale e, nel 2015, la Masked Dead Records ristampa ufficialmente "Finitor Visus Nostri" in edizione deluxe (custodia di legno con chiave antica) e mini-dvd case. E nel 2017 la grande sorpresa: l’ album “Gnosis” è un vero gioiellino ambient, di grande talento non solo per quanto riguarda la qualità della produzione ma anche al livello di composizione e songwriting,  ed è un disco di ricerca non solo musicale, ma spirituale, un lavoro sullo scontro tra decadenza e perfezione, fatto con molta fantasia e cognizione di causa, che ci offre una musica di ambito sacro e di taglio mistico.  Con “Gnosis” entriamo in un mondo magico grazie ad una musica solenne ed evocativa, molto atmosferica e dai tratti ancestrali, in perfetto stile Summoning e Die Verbannten Kinder Evas. L’intero lavoro, realizzato prevalentemente con le tastiere e synth, riprende tra un brano e l’altro numerose sfaccettature caratteristiche di quella tipologia di ambient che si affaccia alle correnti pagane, spirituali e medioevali tralasciando il mondo dell’occulto e con richiami melodici tendenti all’ atmospheric o al post black. Le sonorità offerte risultano particolarmente calde e di tanto in tanto riconducono alla mente un senso spirituale e filosofico diretto alla fine al raggiungimento di un qualcosa che va in ogni caso al di là del materiale e del comprendibile.

La prima canzone, “Easter, 367 AD-December,1945 AD”, ci porta in un tempo antico, con synth dalle melodie sacre, un tappeto percussivo cerimoniale, un profumo veramente antico, con un organo che denota ancora di più il carattere della musica e un sapore medievale. La seconda traccia, “Pleroma”, è ambient puro, con dei sintetizzatori che evocano epoche al di fuori del tempo e dello spazio, un’atmosfera sonora deliziosa, ariosa, che comunica spiritualità e pace interiore. “Sophya achamoth (separation)”, è un brano anch’esso ricco di ispirazione sacra, con delle tastiere che svolgono un compito eccellente, dando fascino alla musica con una testura percussiva che da ancora di più verso il tono santo e mistico del taglio musicale proposto sul album. “Eve and the snake (dialogue) è un pezzo stupendo, aperto, quasi psicologico, dal firmamento spirituale molto profondo, un’opera sinfonica molto evocativa e magica. “Creation“ col suo organo sacrale ci apre le porte di un respiro divino, una struttura di tastiere che ha un taglio occulto ed introverso, da riflessione interiore con la parte più profonda dell’anima umana, e proprio in questo brano si nota bene un legame col brano precedente, un filo sottile che lega tutta l’opera, sottolineando alcuni passaggi. “Re-integration of Sophya” è cadenzata, un’ ode elogiativa e cinematografica nei tempi percussivi e nel tappeto delle tastiere, che prendono poi una piega più aperta con degli arpeggi di sintetizzatori melodici e un giro di fisarmonica, che rende l’ album ancora più enigmatico e multilaterale dal punto di vista delle influenze e sottogeneri. Il conclusivo “Unity” è una chiave pervasa di sacralità, una sorta di inno agnostico, che conclude un viaggio verso il nostro ego più profondo. 

Un disco di spessore, fatto di musica dal taglio sacro e spirituale, che sicuramente è un must per chi sa apprezzare una musica dalle mille sfaccettature, che illumina la mente di ogni uno di noi e ci indirizza verso nuovi orizzonti e nuovi mondi.

 

Dmitriy Palamariuc

80/100