11 GIUGNO 2017

Dura la vita del recensore, sempre con il dito puntato contro per qualsiasi cosa esso scriva. Sarebbe da aggiungere anche l’aggettivo impossibile alla lunga via che il sopra citato personaggio deve compiere durante l’esistenza. Tale concetto viene ben espresso quando ci si trova ad ascoltare materiale di questo tipo ossia l’EP chiamato “A Glimpse into the Absurd” a cura principalmente di una persona (Paolo Ferrante) che si nasconde sotto il monicker The Voices. Il dischetto in questione segue il disco di debutto “Oneiric Anthem” proponendo nuovamente sonorità totalmente vocali senza nessun ausilio strumentale. In questo caso viene meno la componente più grottesca e parodistica per dar vita a qualcosa di più serio e curato.
Avvalendosi di numerosi ospiti (tra tenori, voci femminili ed addetti a vocalizzi più estremi), il buon Paolo tenta la strada della sperimentazione avanguardistica con cinque brani, come già detto interamente cantati senza nessuno strumento di accompagnamento, o meglio, la stessa voce viene usata in vari modi per dare sia il ritmo che la melodia. Per fare ciò, ogni traccia prevede l’uso combinato di parecchie linee vocali combinate tra loro che però si assestano, per la maggior parte, su una linea invisibile fin troppo marcata. Una linea composta da cori, melodie e cantati a cappella che inneggiano armonie quasi liturgiche (molto usato il cantato lirico) inserendoci in taluni casi anche growl vocals (“The Beast Inside”), oppure anche lo scream (“A Glimpse Into The Absurd” dove alcune voci ricordano lo strumento a fiato didgeridoo ed altre strumenti ad arco). Ciò che in primis non funziona del tutto nelle canzoni è la troppa similitudine in quanto troppi passaggi si assomigliano e dopo qualche minuto, la noia non tarda ad arrivare risultando difficili da digerire. Stesso discorso vale per “La Notte si Accendono”, dove c’è un continuo mescolamento di cori e voci tra la musica classica/lirica e qualche punta sperimentale, che però non riescono a tenere attento l’ascoltatore causa forse ad una mancanza visiva. E’ un modo di fare musica che forse si adatta ad un qualche tipo di colonna sonora e che preveda un qualche tipo di supporto che sostenga quello audio.
Le rimanenti tracce “Sap Of The Oasis Of Life” (con vocalizzi che cercano di riproporre il suono delle chitarre e di un certo tipo di percussioni) e “Spiritual Guide” (con un mix di atmosfere orientali di meditazione combinate a strofe più crude e talvolta melodiche), sono gli esempi più fulgidi di una certa inventiva più interessante e stimolante. In qualche modo si pensi all’opera come un ibrido tra i Van Canto, meno ignoranti e più colti, che contenga al suo interno anche una visione più personale che ricorda qualcosa dell’istrionismo vocale già operato negli anni 70’, da cantanti jazz come Meredit Monk. Non è un idea totalmente originale, però allo stesso tempo, ci sono diverse idee che meritano di essere sviluppate.
Genio o pazzo? Disco capolavoro o ciofeca? Ogni ascoltatore ci troverà qualcosa di diverso ma oggettivamente parlando c’è ancora molto da fare. Un’opera interessante ma che a causa di alcuni problemi non riesce a farsi ascoltare senza distrarsi. Buon lavoro e buon ascolto!

 

Enzo 'Falc' Prenotto
 65/100