7 GENNAIO 2019

Anche spulciando sul web, risulta davvero difficile trovare informazioni su questa oscura nuova entità a nome UNSEEN ABYSS, di cui questo BLACKBIRD, pubblicato da Le Creations Underground, rappresenta l'ep di debutto.

Tutto ciò che ci è dato sapere è che si tratta di un trio dislocato geograficamente fra Francia e Russia, formatosi nel 2018 e composto da Mercury alla chitarra e batteria,Mitchel al basso e Zémus alla voce e tastiere.

E' evidente come, nella migliore tradizione del black metal più misantropico ed elitario cui questo progetto fa palesemente riferimento, il trio desidera che sia la musica a parlare per loro, e allora addentriamoci senza indugio tra le note di questo ep.

L'onere e l'onore di aprire alle danze spetta a BALLADA CORAM TEMPESTADE (INTRODUKSJON) che,come suggerisce il titolo, altro non è che un'intro di breve durata incentrata su trame di chitarra pulita (registrate non solo con un sound piuttosto artigianale, ma addirittura nemmeno accuratamente accordate, il che, visto il prodotto e il target dello stesso, potrebbe essere una cosa voluta) a stagliarsi su tetri suoni di pioggia e gracchiar di corvi, ottimo preludio alla deflagrante HERE COMES THE RAIN, feroce assalto dai toni tanto raw quanto industrial non scevro da rimandi death di matrice Deicide, il tutto reso delirante da inquietanti inserti cantilenanti di tastiera e dall'approccio vocale di Zémus, urlato e lacerante. Balzano subito alla mente rimandi a acts quali Ildjarn o primissimi Carpathian Forest per quanto riguarda le parti più raw e Mysticum e primi Black Funeral (quelli americani) per quanto riguarda le parti più vicine tanto al black-industrial quanto alla dark-ambient, elemento che, unitamente ad alcune parti più raw, chiama in causa anche Burzum tra le indiscusse influenze di questo progetto.

Il suono della batteria, pesantemente triggerato, crea un contrasto decisamente marcato col suono della chitarra, impostato invece su coordinate decisamente minimali, scarne e poco lavorate, ed il tutto contribuisce a creare un'atmosfera davvero disturbante quando viene coadiuvato da inserti ambient e da evocative quanto inquietanti voci femminili, chiamate a fare da trait-d'union fra questa traccia e la successiva, altrettanto disturbante, title- track BLACKBIRD.

Ecco nuovamente il gracchiare dei corvi, unito ai suoni di un poco rassicurante eccesso di tosse assai poco salubre, ad accoglierci all'inizio di questa traccia dal tono decisamente più marziale e malato, in questo caso più vicina a Burzum, per atmosfera ( e anche per l'uso delle aperture dal tono ambient), anche se i suoni dai connotati industrial della sezione ritmica rimangono terreno comune anche per questa traccia, e, con essa, di tutto il lavoro.

La seconda parte del brano, contrassegnata da soavi voci femminili che vanno via via ad assumere toni sempre più strazianti e malati, quando non magnificamente salmodianti, accompagnate da un lavoro di tastiere dai toni quasi sacrali (e, per tal motivo, assolutamente dissacranti) è davvero spettacolare per atmosfera e resa emotiva, e costituisce senza dubbio uno dei highlights assoluti dell'intero ep.

Si passa quindi alla strumentale THE CRYING SOUL, magistrale nella sua apertura dai connotati orchestrali avvolgenti ed evocativi, successivamente implementati dagli immancabili rimandi dark-ambient (che riconnettono nuovamente la musica dei nostri a quella proposta in passato dal Conte Varg), ottimo interludio prima di ripiombare nel gorgo black-industrial della band con la successiva, scurissima, WHORE (brano che vede la partecipazione dell'ospite Nyghlfar dei Nuit Macabre), aperta da un disperato sample di stampo horroristico e contrassegnata da un inquietante quanto incisivo lavoro di basso, oltre che da un disturbante uso di suoni improvvisi e destabilizzanti e da un'interpretazione vocale seriamente agghiacciante, concluso degnamente da voci femminili intente a recitare dissacranti preghiere mentre qualcuno è evidentemente intento a scavare terra in sottofondo.

Un brano davvero riuscitissimo, pur nel suo dipanarsi irregolare dettato più dal flusso narrativo che dallo sviluppo strumentale in se.

Sample da guerriglia urbana aprono la successiva ULTRAVIOLENT BLACK METAL, e qui affiorano anche rimandi ai Beherit del capolavoro Drawing Down The Moon nella commistione fra suoni algidamente industrial e sfuriate di black metal tagliente (benché, nonostante la dichiarazione di intenti del titolo, nel brano non si raggiungano mai vette di parossismo esecutivo estremo).

Ad una prima parte più scarna e diretta fa seguito una seconda parte di brano più ragionata e atmosferica, allorquando riaffiorano le influenze più industrial e ambient della band, unitamente all'uso prepotente di sample nuovamente richiamanti poco rassicuranti scenari metropolitani, per una composizione in cui le atmosfere macabre e malsane tipiche della musica del gruppo vengono calate in uno scenario un po' diverso da quelli fin'ora evocati dal resto delle composizioni, senza per questo perdere nulla della loro efficacia.

L'ep si conclude con la delirante e malata interpretazione della celeberrima filastrocca per bambini RING AROUND THE ROSIE (conosciuta anche come Ring A'Ring O Roses), outro perfetta per un ep che fa della sua carica disturbante e malata il suo più palese vessillo, e che chiunque ami il black metal più contaminato e deviato, ma dai tratti peculiari profondamente affondati nella tradizione più raw ed elitaria del genere, farebbe bene ad ascoltare.

Un ottimo inizio davvero.

L'underground estremo ha partorito un nuovo progetto di grande interesse.

 

Edoardo Goi

75/100