Gli Slayer sono un gruppo thrash metal nato nel 1981 a Los Angeles, da Kerry King e Jeff Hanneman, entrambi chitarristi, a cui si unirono in seguito Tom Araya e Dave Lombardo, rispettivamente cantante/bassista e batterista. Conosciuti per le tematiche dei loro testi che riguardano satanismo, nazismo, guerra, violenza e morte, questi stessi temi, li misero al centro dell’attenzione per svariate critiche. La caratteristica musicale della band sono veloci assoli e doppia cassa martellante, che hanno reso gli Slayer una delle band di riferimento per il metal estremo. La band firma un contratto con l’etichetta Metal Blade, pubblicando nel 1983, il loro debutto con caratteristiche musicali vicine alla New Wave Of British Heavy Metal. Il disco, nonostante le pecche qualitative di produzione, ebbe un ottimo successo. Fa seguito una tornée in cui nei primi shows della band sono contraddistinti dal look satanista con tanto di trucco horror che viene accantonato quasi subito. Al termine del tour, Kerry King accettò di suonare con i Megadeth, senza però lasciare gli Slayer e dopo cinque shows con Mastain e soci, abbandonò questa esperienza. 

Esce l’album dal vivo “Live Undead” e l’EP “Haunting the Chapel” di tre brani. Segue nel 1985, l’album “Hell Awaits”, con una sonorità più veloce e con una produzione decisamente più nitida. Con il cambio di label, passando alla Def Jam Recordings, nel 1986, esce “Reign In Blood”, il primo vero e proprio album di thrash metal. Seguite alla pubblicazione del disco, notevoli le polemiche e le accuse contro i testi e gli Slayer vengono additati come simpatizzanti nazisti e con la campagna del Parents Music Resource Center, capitanata dalla moglie del Vicepresidente Al Gore, l’album ha difficoltà ad essere pubblicato. Polemiche o censure a parte, l’album diventa il capostipite del genere Black Metal. Al termine del tour che supporta l’uscita di “Reign In Blood”, Scaglione lascia il posto nuovamente a Dave Lombardo, che aveva abbandonato gli Slayer tempo addietro. È il 1988, gli Slayer danno vita a “South of Heaven”. Un’altra svolta nella sonorità il ritmo è più tranquillo e fa capolino musica più melodica, nonostante inferiore al precedente disco, viene accolto positivamente. Segue nel 1990 c’è il cambio nuovamente di label, gli Slayer passano con la Def American, “Seasons in the Abyss” è il nuovo album, segue il tour mondiale Clash of the Titans, con loro altri nomi di spessore: Megadeth, Anthrax ed Alice in Chains nel Nord America, mentre in Europa con Megadeth, Testament e Suicidal Tendencies. Gli show degli Slayer sono raccolti nel doppio live album “Decade of Aggression”, del 1991. Lombardo lascia ancora una volta il gruppo a causa di conflitti interni. Viene sostituito da Paul Bostaph che si differenzia molto dallo stile di Lombardo.Proprio il suo personale stile, da all’album “Divine Intervention”, del 1994, più violento e possente del precedente lavoro. Siamo nel 1996, anno in cui il gruppo incide un album di cover hardcore punk “Undisputed Attitude”, con tre brani inediti. Il disco mette in subbuglio i fans ed è un flop. Al termine delle registrazioni, Bostaph lascia il gruppo e arriva Jon Dette, ma anche questi ebbe vita breve negli Slayer, dopo l’Ozzfest nel 1996 infatti, Dette se ne va e rientra Bostaph. Con lui alla batteria, nel 1998 esce “Diabolus in Musica”. Un disco con sonorità lente e dark, affacciandosi al groove metal, un lavoro comunque massiccio ed irruente che mette però i fans in disaccordo.

“God Hates Us All” del 2001 riprende la vecchia strada, gli Slayer lasciano le nuove sonorità per tornare alle radici della loro musica. Nello stesso anno Bostaph abbandona di nuovo il gruppo, durante il tour di “God Hates Us All”, e Lombardo ne prende il posto provvisoriamente solo per portare a termine il tour.  Non trovando il sostituto adatto, alla batteria torna definitivamente Lombardo nel 2002. Dopo quattro anni esce “Christ Illusion”, disco nuovamente preso di mira, questa volta dalle comunità religiose, per le tematiche anti-religiose. Il groove metal viene messo da parte, il thrash ritorna più potente, ma anche con il cambio di rotta, i fans non sono soddisfatti. Nel 2009, la band pubblica “World Painted Blood”. 

Nel 2013 muore per cirrosi epatica, il chitarrista Jeff Hanneman. 

“Repentess” del 2015 è l’ultimo album rilasciato dagli Slayer, via Nuclear Blast. 

  

Discografia:

1983– Show No Mercy

1984 – Live Undead

1985 – Hell Awaits

1986– Reign in Blood

1988 – South of Heaven

1990 – Seasons in the Abyss

1991 – Decade of Aggression

1994 – Divine Intervention

1998 – Diabolus in Musica

2001 – God Hates Us All

2006 – Christ Illusion

2009 – World Painted Blood

2015 – Repentless


Slayer, band thrash metal di Los Angeles formatasi nel lontano 1981. 

Noti per i loro testi a sfondo satanista, nazista e  di violenza in genere.

Sin dagli esordi sono stati al centro di varie polemiche, da notare anche le copertine tetre dei loro album. Tra le altre cose, in quegli anni, il gruppo è stato citato anche in alcuni episodi di cronaca nera. 

Assieme ad altre band di quella epoca, quali Megadeth, Anthrax, Metallica…, si sono da subito inseriti nel panorama metal mondiale, distinguendosi per gli assoli molto veloci, groove batteristici e doppia cassa martellante. 

Il 1986 vide la luce “Reign in blood”, terzo album, grazie al quale i nostri coronarono la loro fama anche per le influenze death metal, presenti nei 30 minuti circa del concept in questione.

Reign in blood è un concentrato di brutalità, di violenza, di velocità. Mentre altre band di quella epoca si accingevano a “sfornare” album più melodici, tecnici, gli Slayer percorrevano una strada differente. Il loro sound era caratterizzato da aggressività, da un cantato colmo di rabbia del grande Tom Araya (anche bassista), da assoli chitarristici a tutta velocità, da un battere continuo e martellante della batteria. L’album, infatti, parte già molto carico con la magnifica “Angel of death”, che marca molto tali caratteristiche musicali. E a parte le sonorità, la canzone in particolare, nonostante una delle più famose della band, è quella che ha portato loro numerose accuse di nazismo. Alcuni, invece, credono che il loro messaggio sia l’opposto di quello usato per le accuse. Quindi un messaggio in cui addirittura citano nel ritornello il medico nazista Josef Mengele, urlando: “infame macellaio”.

"Piece by Piece" parte meno aggressiva della precedente, anche se la potenza e la velocità non tarda ad arrivare. Ancora i nostri ci fanno assaporare la loro rabbia, con suon di tamburi martellanti. 

Andando avanti con l’ascolto ci si rende conto che l’ugola di Araya continua il suo assalto, caratterizzato perlopiù da grida e voce alta, carico di adrenalinica potenza. Di tanto in tanto le sue urla accompagnano un contorno di suoni grezzi, per certi aspetti primordiali, ma non privi di tecniche comunque. Gli assoli ultra veloci non cessano, le sfuriate chitarristiche ci deliziano l’udito quasi di continuo.

Seppur le tracce sono di corta durata, la brutalità trasmessa in essa fa si che ci soddisfa l’ascolto, trasmettendoci la sensazione di completezza musicale, tanto che arrivati oltre la metà dell’album si ha un senso di stordimento a causa dei ripetuti assoli veloci ed aggressivi. La voce di Tom ci rimbomba nelle orecchie quasi a ritmo della batteria. Un Lombardo martellante come non mai, furioso contro i suoi tamburi, quasi a darci la sensazione di voler spaccare i timpani dell’ascoltatore.

Devastante, sporco, personalissimo sound di una band che, nonostante alle prime armi, ha saputo creare un album destinato a restare nella storia del thrash. Già dall’ artwork ci si può immaginare a cosa si va incontro ascoltando  “Reign in blood”. Odio, tanto odio espresso in queste note. Malsano, cupo, perverso. Come si suol dire: provare per credere. 

Ma il culmine della loro magnificenza si raggiunge nell’ultima traccia, "Raining blood". Malefica, tanto malefica nel suo inizio; altrettanto "maligna" nel proseguire, con suoni meno speed e più marcati. Un susseguirsi di effetti alternati a riff più moderati e controllati. Ma la sensazione non cambia, si ha sempre l’impressione di essere trascinati in un tunnel di morte. Angosciante, con tanto di tonfo finale accompagnato da un forte temporale e tuoni malefici.

In soli 30 minuti c’è racchiuso tutto ciò di cui si ha bisogno per essere catapultati nell’oscuro mondo degli Slayer. Nonostante il loro esprimersi in un tempo così ridotto, fanno captare alla perfezione il loro essere distruttivi. Proponendoci note cariche di rabbia e di potenza. Sicuramente un suono non pulitissimo, e questo è comprensibile dal momento che si parla di un album di oltre trenta anni. Così come sicuramente su questo lavoro sono state scritte così tante cose che non è cosa facile recensirlo. Quantomeno non senza correre il rischio di ripetere termini già scritti da tante altre persone in tanti anni. Ma alla fine Reign in blood è questo, un classico, uno di quegli album che dopo tantissimo tempo si sente la necessità, a volte, di riscoprire e riascoltare proprio per la sua assoluta creatività musicale. Una band che ha saputo offrire un qualcosa di diverso da tutti gli altri. Un gruppo di musicisti che hanno fatto della propria rabbia e aggressività il loro credo musicale. Ed in soli trenta minuti, giusto per ripetermi, di assoli devastanti, di voce urlante e impeccabile, di martellamento di tamburi a ritmo forsennato, credetemi, ce ne sono a dire davvero basta. Si giunge alla fine dell’ascolto con una sensazione elettrizzante. Si rimane storditi e alquanto “fracassati” moralmente. Ciò che prima era dubbio, alla fine si rivela certezza: il thrash è questo, un genere nel quale si deve saper racchiudere tante sensazioni, un genere che ha bisogno di incanalare e trasmettere appunto rabbia e potenza. Un tunnel che va attraversato senza indugio e con la consapevolezza che giunti alla fine, non tutto resterà uguale a prima. Questi sono i capolavori, questo  è quello che un buon “classico” deve riuscire a trasmettere. Lasciare un segno indelebile che ci accompagnerà per il resto dei nostri giorni. 

N.D.R. In seguito a Reign in blood, viene rilasciato South of heaven, altro grande album di indiscussa creatività che ogni amante del genere dovrebbe ascoltare e riascoltare. Due grandi concept i quali, se mi è concessa la presunzione di dare un consiglio soprattutto ai giovani di questa epoca, bisogna avere e recepire nel migliore dei modi prima di proseguire la propria cultura musicale con tante altre band da quella epoca ai giorni nostri. Perché, come per tutti i generi, ci sono i "maestri" e a seguire ci sono tutti coloro che proseguono il cammino a proprio modo. Ma da che mondo è mondo, bisogna imparare ad apprezzare una corrente artistica sin dalla sua nascita. 

 

Fabio Sansalone

95/100