21 DICEMBRE 2017

C’è poco da fare, i tedeschi il metal lo sanno fare per bene. Non fanno quindi eccezione i melodic black metaller Atrium Noctis, in giro dall’ormai lontano 2002. I nostri, nel corso degli anni, si sono dimostrati molto prolifici, pubblicando ben quattro full-lenght: “Blackwards” nel 2004, “The Eyes of Medusa” l’anno successivo, “Home” nel 2010 e, dopo una pausa più lunga, “Aeterni”, pubblicato nel 2017 dall’attivissima label lettone Splitrick records, che conta ad oggi più di 150 releases. La band nel corso degli anni ha visto alcuni cambi di line-up, e la formazione attuale, realizzatrice di “Aeterni” di cui ci occupiamo in questa sede, è un quintetto composto da Hydra (tastiere e voce narrante), Sturm alla chitarra, Thyratus a chitarra e basso, Hein alle extreme vocals e Kalliope alle female vocals. “Aeterni” si presenta con un artwork semplice ma di grande effetto, e con un booklet molto curato… e la musica contenuta è di ugual spessore. L’album, composto da sette tracce, di durata medio-lunga, si apre con “Datura Noir”, e fin da subito è possibile notare un grande gusto per la sinfonia e le melodie decadenti. La singer non ha l’estensione vocale di altre illustri colleghe del settore, ma svolge bene il suo lavoro, mentre le graffianti screaming vocals di Hein sono azzeccatissime per il genere proposto. Complessivamente il brano è godibile, ma forse viziato da una drum troppo artificiosa e da una durata (08:20) leggermente eccessiva. Si passa alla seconda traccia “Awakening of Zerberon”; qui una oscura intro ci proietta in un nuovo brano altrettanto lungo ma più variegato ed eterogeneo, aggressivo e melodico al tempo stesso, che con una maggiore velocità avrebbe, a tratti, ricordato i migliori Unanimated. Il terzo brano è “AD I”, prima parte di una suite suddivisa in due (o tre?) tracce. Il dungeon synth di burzumiana memoria che apre il brano si fonde magistralmente con un arpeggio sognante, prima che la magia si dissolva con l’avanzata di una terremotante sezione ritmica ed una melodia portante quasi folkloristica. Brano molto conciso ed apprezzabile. Hydra svolge il suo ruolo di narratore in “Leviathan”, quarto brano del lotto, e ci accompagna nei meandri di una nenia dall’incedere lento, oscuro e psicotico, che mostra la buona varietà del songwriting del combo teutonico. Si passa alla seconda parte di “AD”; qui a differenza della prima sezione l’incedere metallico la fa da padrone, nonostante sia sorretto da un imponente tappeto di tastiere. Il brano è interamente strumentale, e per quanto sia difficile mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore in tali situazioni, i nostri riescono ottimamente nell’intento. Il sesto squillo è un omaggio della band alla loro affascinante lingua. “Die Nacht Des Falken” si apre con magniloquente epicità, tale da ricordare, non troppo velatamente, le sonorità proposte da epic folk metal band del profondo Nord. Tuttavia, nonostante il promettente avvio, nel prosieguo il pezzo perde colpi in quanto a coinvoglimento. Il brano conclusivo è “ADE” (presumibile terza ed ultima parte dei brani precedenti), ed è una breve outro strumentale, integralmente acustica, che pur nella sua semplicità cancella del tutto il mezzo passo falso del brano precedente. Di band valide ne è pieno il mondo; non tutte riescono ad arrivare alle orecchie degli appassionati, a scapito di altre band meno originali ma di maggior successo. Gli Atrium Noctis non hanno di certo fatto il grande salto, nonostante i 15 anni di carriera, ma ciò che è indiscutibile è la qualità della loro proposta musicale, che grazie a “Aeterni”, seppur con notevole ritardo, potrebbe finalmente ottenere il meritato riconoscimento.

 

Luigi Scopece

90/100