28 MARZO 2018

Attivi dal 1999, i tedeschi Battlesword vengono a proporci “Banners of Destruction“, secondo lavoro ufficiale dopo “The 13th Black Crusade” del 2008. La discografia del quintetto teutonico è completata da due demo, “Crusade of Steel” del 2001 e “Failing in Triumph” del 2003, e l’attuale line-up è composta da Axel alla voce, Christian e Béla alle chitarre, Ben al basso e Andreas alla batteria: negli anni la band è stata molto attiva negli show dal vivo, suonando anche in apertura a band di livello internazionale. Già programmate alcune date live per il 2018, tra le quali spicca la presenza al Metal Inferno festival di supporto a Grave e Holy Moses. Dopo aver dato uno sguardo alla copertina del disco (semplice ma ad alto impatto visivo, corredata anche da una scena di battaglia in sottofondo, il che mi sembra coerente, dato il nome della band) passiamo all’ascolto. La produzione è di alto livello, molto belli i suoni di ogni singolo strumento e ben equilibrati tra loro. Registrazione e mixaggio degni di un disco di primissima fascia.  Anche a livello artistico le canzoni decisamente non deludono: il melodic death metal suonato dai nostri varia da parti molto serrate a ritmiche più cadenzate, nelle quali, ovviamente, prevale la sfumatura melodica, anche se il quintetto tedesco non perde mai di vista questo aspetto neanche durante i riff più veloci. Infatti, quasi sempre, una delle due chitarre effettua un fill melodico a supporto della parte ritmica e dello screaming del cantante, dando respiro alla brutalità e consentendo anche a chi non è un deathster estremo di potersi avvicinare alla loro musica. Di solito non amo fare paragoni, ma ascoltando i Battlesword non ho potuto fare a meno di pensare ai miei amati Amon Amarth, sia per gli arrangiamenti, sia per le tematiche delle lyrics dell’album. Mi sento di segnalare in maniera particolare la titletrack, “Banners of Destruction “, che ha delle parti cadenzate da pelle d’oca, ottimi scambi e parti veloci accompagnate da un particolarmente ben riuscito fill melodico di chitarra. 

Che dire, forse non saranno originalissimi (e chi se ne frega, meglio qualcosa già sentito ma fatto come si deve, piuttosto che una forzata, assolutamente priva di gusto e insensata proposta originale) ma tutti e cinque sono tecnicamente più che preparati, il songwriting è molto curato e ho trovato le melodie accattivanti: quindi,a parere mio, l’ascolto delle 12 tracce (11 canzoni più un breve intermezzo strumentale) risulta estremamente gradevole all’orecchio dell’ascoltatore. Sono trascorsi diversi anni dal loro esordio ufficiale targato 2008, ma vista l’attenzione meticolosa con cui hanno curato ogni dettaglio, possiamo sicuramente affermare che sia valsa la pena di attendere al 100%. Se continueranno su questa strada, potranno senza alcun dubbio togliersi delle soddisfazioni.  Davvero un ottimo lavoro che mi sento di consigliare non soltanto a chi ama il death metal, ma agli amanti del metal in generale. 

 

Alessandro Briganti

95/100