15 LUGLIO 2018

Tornano gli svizzeri Infinitas dopo la relase del loro primo vero album, “Civitas Interitus”, l’anno scorso. Stiamo parlando di un piccolo bonus, tre brani più uno nascosto(difatti “Conclusio” altro non è la parte finale dell’opener “Skylla”), dove la title track viene riproposta in una versione identica rispetto al precedente lavoro; “Samael”, invece, trova maggior gloria, data la sua nuova variante in salsa acustica. Infine “Leprechaun”, ovvero l’unico pezzo nuovo del terzetto oggi sotto analisi.

Così come “Civitas Interitus”, questo piccolo spin – off mantiene lo stile folk\rock, con qualche vena di sinfonico, del predecessore, sfruttando anche strumenti quali violino e clarinetto per aggiungere sostanza ad una formula semplice ma funzionale. La prima traccia, “Skylla”, non brilla di originalità, questo è vero, né la struttura, né le linee di chitarra la elevano a salvatrice della musica, ma si lascia ascoltare. A rendere quanto meno interessante il pezzo è l’uso del violino, in questo caso parte integrante dello spartito. Come è facile intendere dal titolo, il tema della traccia, teoricamente, si rifà alla creatura mitologica Scilla, affrontando il concetto del divenire un mostro(nella mitologia greca, Scilla, all’inizio era una bellissima ninfa, tramutatasi poi in una orribile bestia marina per mano di Circe, in seguito ad un classico triangolo amoroso andato storto). Peccato che le liriche, in quanto testo e non cantato, cozzino completamente con l’argomento, scadendo in una becera banalità e vanificando il comunque discreto lavoro strumentale. “Conclusio”, a differenza di Skylla, restituisce tutta la malinconia, la potenza e le emozioni che i circa quattro minuti precedenti si erano quasi dimenticati di fare. Sessantasette secondi davvero di livello, dove a farla da padrone sono pianoforte e violino, sessantasette secondi dove è veramente possibile ammirare Scilla intenta a gettarsi in mare, grazie al male arrecatole da Circe. Una piccola perla strumentale, semplice quanto bella. “Samael” in questa sua nuova veste funziona anche di più dell’originale, creando un’atmosfera amara, quasi da falò in mezzo alla foresta. La bella voce di Andreal Boll funziona, nonostante le liriche in alcuni punti incespichino, ben amalgamandosi con le voci di background e gli intrecci tra chitarra classica, violino e percussioni. In questo caso gli Infinitas hanno osato, proponendo un pezzo che riesce, ancora più facilmente della traccia di riferimento, ad intrattenere e che non difficilmente entra in testa. In conclusione “Leprechaun”. L’unico pezzo nuovo, e probabilmente il migliore dei tre, trasuda l’essenza di un classico ballo irlandese. Questa natura da canzone popolare danzereccia funziona alla grande, come le suggestive inserzioni di clarinetto.  Non c’è molto da dire su “Leprechaun” se non che va ascoltata, una gemma strumentale di rara bellezza, dal sapore delicato, a tratti malinconico, a tratti gioioso(off-topic, in un qualsiasi Final Fantasy vecchia scuola non avrebbe per nulla sfigurato). Skylla, in conclusione, contiene una decina di minuti tutto sommato gradevoli, dove i momenti migliori li si vivono quando la band decide, sino in fondo, di osare. Di contro delle liriche rivedibili, una produzione un pochino troppo impastata e qualche linea musicale sin troppo scolastica, minano un buon lavoro.

 

Jonathan Rossetto

65/100


16 AGOSTO 2017

Band: Infinitas     


Titolo: Civitas Interitus


Genere: Melodic Thrash Metal - Folk Metal

Produzione indipendente

Data di pubblicazione: 5 maggio 2017

Tracklist:

1.The Die Is Cast

2.Alastor

3.Samael

4.Labartu

5.Aku Aku

6.Skylla

7.Rudra

8.Morrigan

9.Amon

10.A New Hope

 

Line-up:


Andrea Böll – Voce, Percussioni

Laura Kalchofner – e-Recorder, Background Vocale


Pauli Betschart – Basso, Background Vocale


Pirmin Betschart – Batteria, Voce, Percussioni, Clarinetto


Selv Martone – Chitarra, Strumenti virtuali 

Gli svizzeri Infinitas, nati nel 2009, un EP alle spalle e che si presentano con il concept album di debutto “Civitas Interitus”, auto prodotto ed auto distribuito, uscito il 5 maggio scorso. Singolare disco questo, composto da dieci brani, in cui la musica thrash si dipinge di folk medievale, con la melodica voce femminile di Andrea Böll che risulta essere impetuosa nei tratti in cui si destreggia con la musica, che va detto, riesce ad incantare per l’atmosfera. 
L’album inizia con un intro in lingua tedesca, che ahimè non capisco, per poi passare al primo e vero proprio brano dell’album, “Alastor”, un pezzo decisamente heavy metal, graffiante e granitico in cui la cantante accenna anche un growl iniziale. "Samael” è orientato già alle note medievali in cui si affacciano anche il violino e la voce maschile ed è un brano veramente ottimo sia per composizione che per esecuzione.
Ancora medievale la traccia "Labartu", uno di quei brani in cui chiudendo gli occhi si può immaginare di essere ovunque, cullati dalla musica, in special modo nella prima metà della canzone poiché si trasforma poi in un vortice più veloce fatto di chitarre e ritmo sostenuto.
Si passa alla tranquillità con la traccia "Aku Aku", brano totalmente musicale, quasi onirico, in cui si riesce ad apprezzare l’ariosità degli strumenti fino ad ora sempre irruenti.  Una sorte di pace attraverso la quale gli Infinitas accompagnano alla sesta traccia “Skylla”. Questa risulta essere più mainstream rispetto alle canzoni fino ad ora ascoltate, diciamo che risulta essere un po’ fuori posto nel contesto dell’album ma nella quale si può sempre apprezzare i vocalizzi.
Si torna all’atmosfera heavy folkoristico misto a thrash con "Rudra", così come nella traccia successiva "Morrigan". Quest’ultima si avvale persino di un gorgheggio lirico, sempre ad opera della frontwoman Andrea.
La nona traccia, "Amon", è aperta dal violino ed in cui non si può non notare l’eleganza con la quale la band riesce a trasmettere alcune emozioni.
Al decimo brano, "A New Hope", è dato il compito di chiudere questo album, una traccia che inizia con un parlato in lingua tedesca e prosegue con arie che danno l’idea di essere immateriali tanto riescono ad essere leggere. Il suono delle onde che accarezzano, dalla metà del brano, esplodendo poi in una roboante ripresa.
“Civitas Interitus” è un buon prodotto, un ottimo biglietto da visita per gli Infinitas, un debutto molto interessante con cui la band si presenta al pubblico.
Sicuramente questo disco piacerà a chi è solito ascoltare epic metal e a chi ama il thrash con differenti influenze.

 

Valeria Campagnale
78/100