8 LUGLIO 2017



La mia è una grande fortuna.
 Suonare, leggere e recensire l'underground mi mette di fronte a gruppi fantastici, italiani e non, mi regala perle che se fossi “mainstream“ mi perderei sicuramente.
 Questo è il motivo per cui invito tutti ad ascoltare di più ed essere più curiosi.
 Negli ultimi anni il mio rapporto con la Germania Metal, tra festival, date con la band  e amicizie è diventato indissolubile, e come una specie di “legge del contrappasso al contrario” ecco capitarmi tra le mani l'ultimo disco di un gruppo tedesco, estremamente promettente! 
Questi quattro ragazzi della Baviera hanno il loro personalissimo modo di reinterpretare il Thrash della Bay Area, in cui si possono sentire chiaramente riferimenti ai 4 cavalieri ed ai Megadeath, senza dimenticare tutti i capisaldi di quella scuola, ma reinterpretatiti con gusto e melodia classici del vecchio continente.
 Prodotto in maniera superba e con ottimi suoni , le canzoni, mai scontate  anche se con quel retrogusto che cerca i riferimenti nella memoria di ognuno di noi metallari.
 Passiamo alla recensione track to track prima di trarre le conclusioni.

1. Courageous Minds, 
aprie il disco con un breve solo di batteria che da il via ad una chitarra molto U.s.a. , e un incipit accattivante, fino alla prima strofa dove le ritmiche si fanno un po' più tirate e molto thrash. La voce e molto particolare, chiara, pulita (ma sempre thrash) e su basse tonalità, che incita se l'ascoltatore a cantare sui ritornelli, mai difficili e mai pesanti.
 Il pezzo scorre bene fino all'assolo di gran gusto, che si divide in due parti prima di riprendere l'up tempo. 
Il ritornello fa proprio la sua funzione di tornare e, già alla terza volta, vi verrà scontato cantarlo a squarciagola. 
Un ottimo inizio
2. Dressage
, la titletrack ci aspetta già al secondo pezzo, con un intro travolgente in classico Thrash Style.
 Qui le influenze di Dave e soci sono più evidenti, il basso sotto regala una base tosta su cui le chitarre fanno un ottimo lavo, e portano ad un  ritornello anch'esso da cori
 anche qui si ha quel retrogusto di già sentito che però non rovina il pezzo.
 Questi ragazzi ci sanno fare e il brano passa scorrevole senza mai annoiare, un'ottima apertura su cui assolo e ritmica travolgono, lasciando lo spazio ad un bridge prima del secondo assolo, che ha il suo sfogo naturale nel ritornello.
 Anche in questo pezzo c' è la giusta dose di cattiveria e melodia
.

3. Delusive Silence
 Ecco il classico intro thrash, ma visto che amano stupire, in questo pezzo oltre alle voci più pulite, si denota un gusto particolare per contro-tempi e tecnicismi alla velocità della luce. Il pezzo più “storto” per ora proposto , senza che comunque influire sulla linearità dell'ascolto. Qui viene dato anche ampio spazio al solo di batteria, cosa molto particolare, che comunque non da l'impressione di una forzatura, ma scorre naturale nel brano.


4. Heroes Of The Hour, eccoci ad un pezzo molto  particolare, 
l'incipit è di classica scuola teutonica, melodico e potente, ed anche quando entra la voce, la canzone non si perde e fa potenza melodica del pezzo, che da realmente il suo meglio nel ritornello. Nell'aria si sente l'influenza di Peavy Wagner e soci, che lasciano un buonissimo gusto in bocca al recensore.
 Il pezzo per quanto melodico non perde mai di cattiveria e di tiro, ma anzi diventa un vero macigno verso la metà, quando le ritmiche si fanno più rocciose e la voce si incattivisce.
 Un vero capolavoro.
5. Duty Of Beauty, 
dopo un intro roboante entra la voce e la ritmica a far scapocciare l'ascoltatore , prima che si trasformi in un mid tempo dall'incedere massiccio, 
anche qui l'assolo ci regala momenti di “tiro” senza dimenticare le ottime armonizzazioni delle due chitarre.
 Alla fine il bello del ritornello rimane sempre quello, ti fa cantare il titolo del pezzo ed anche qui non si smentisce. In questo brano, la scuola cambia e si passa da quella americana a quella europea (che forse il sottoscritto preferisce), la cosa più bella rimane comunque la non forzatura delle canzoni che rimangono lineari e ben strutturare, senza assoli messi per caso o senza che uno strumento prenda il sopravvento.

6. Numbers
, altro incipit di batteria, un vero must per i nostri, che stavolta tornano dall'altra parte dell'oceano, rispecchiando in maniera personale gli Horseman che cavalcavano il fulmine...
anche se lasciano il loro segno nelle aperture più melodiche. Altro pezzo da scapoccio, qui avrebbero molto da insegnare ad Ulrich e soci...
come al solito il loro marchio di fabbrica rimangono i ritornelli cantabili (che deve fare di loro delle vere e proprie macchine da live!
 Il pezzo si fa più massiccio sulla parte finale, in cui basso e batteria danno il via ad una parte più incalzante prima di chiudere con un assolo in stile Wilde che lascia poi spazio a ritornello e strofa...sempre con gusto.

7. Beneath The Surface, un intro di chitarra acustica, che apre la strada  ad una marcia di batteria, supportata da un riff “macabro” prima che sia apra il vero pezzo dai sentori southern/blues, nei quali non si può non citare i Testament. Lo stile è quello , anche se reinterpretato con classe e gioventù da questi matti bavaresi...
sembra un pezzo che starebbe bene come colonna sonora di un funerale metallaro, dove alle lacrime ci si accompagna con birra e racconti di aneddoti metallici. 
Nell'ultima parte anche la voce si sporca, lasciando al basso grugnoso la melodia principale.
8. Anthem Of Madness
, si torna al metallo di più Musteiniana trama , veloce e melodico.
 In questo pezzo sarà difficile rimanere immobili durante i live, un misto tra thrash e power sempre di scuola teutonica, che non lascia spazio alla voce, ma ci fa concentrare sulle belle trame di chitarre e sulla sezione ritmica che rimane sempre sugli scudi, fino a chiudere con una melodia di chitarra accompagnata prima da un basso in accordi e poi da tutti gli strumenti...
Un “instrumental” che lascia voce ai sentimenti e al gusto
.

9. Safety Second
, altra perla che si apre con una profondissima voce, che a tratti ricorda gli ultimi Sentenced. Un pezzo che realmente si rivela come un capolavoro di melodia, qui si torna indietro e anche se non so quanto i quattro ragazzi bavaresi abbiano sentito il gruppo di Oulu, ma vi posso assicurare che questo pezzo sembra una bonus track di Funeral Album. 
La voce fa un lavoro superbo ad amalgamarsi con lo spirito del pezzo, le trame di chitarra sono melodiche e malinconiche , mentre basso e batteria danno il giusto accompagnamento, strofe e bridge notevoli, lasciano spazio al un ritornello da “cantare col magone”, poichè un'atmosfera tristemente cupa anche se speranzosa lo pervadono.
 Alla fine  canticchio il ritornello con quella sensazione che mi fa rimpiangere i tempi andati, in cui ascoltavo quel metal di stampo finnico che Ville Laihiala mi ha regalato. 
Il passaggio dopo il terzo ritornello, sembra il momento più buio prima che “sorga il sole” , ed il pezzo ci lascia con un'altra apertura fino ad arrivare a quello finale da cantare a voce altissima:
 Un vero capolavoro! Sicuramente il pezzo più distante del disco ma a mio parere il migliore!.
10. Refuse To Kill
, dopo la breve parentesi “melodica” si torna a picchiare col thrash più duro. 
Si prende aria per poco prima del ritornello  in cui si fa sentire una voce sporca al limite del growl.
 Qui, i nostri si sfogano e picchiano forte, pesante anche se non veloce, come se volessero incidere nel cervello il “refuse to kill” che da il titolo al pezzo. 
Lo sfogo veloce sul finale, e solo per far capire che se devono andare a 200 per non far dimenticare di esserne capaci, lo sanno fare e anche con classe.
 L'ultimo ritornello e una specie di inno a Refuse to Kill. In conclusione, un bellissimo disco, non solo degno di essere ascoltato, ma che dovrebbe portare questi ragazzi a livelli ben più alti dell'underground in cui viaggiano!
 Una parola su tutte direi “classe”, classe e gusto da vendere per una reinterpretazione molto personale del Thrash metal.
 Dal punto di vista del suono, produzione e arrangiamenti, direi perfetto, senza la minima sbavatura, con tutto giustamente dosato e messo al posto giusto, senza andare a discapito l'uno dell'altro.
 L'unico appunto, ma  quello è gusto personale, l'artwork, che non rende minimamente giustizia al disco che contiene. 
Lo stile scanzonato e “cartoon“ della copertina fa sembrare questo “capolavoro” una vera sorpresa al proprio interno.

 

Roberto Crisci

80/100