Band: SOBER TRUTH

Album: LOCUST LUNATIC ASYLUM

Etichetta: TAKART RECORDS

Data di uscita: 29 GENNAIO 2017

 

1. Introduction 00:55  

2. Leave the Locust in the Lunatic Asylum 04:48  

3. Paragon 04:38  

4. Murphys Law 04:15  

5. Powergenerator 04:54  

6. Welcome to Majula  03:33  

7. Collapse 04:02  

8. My Enemy 03:48  

9. Layer of Self 03:33  

10. Procrastination 04:50  

11. Cold Chapter 03:48  

12. Sober 03:36

 

A 10 anni dal loro esordio, i SOBER TRUTH celebrano l’anniversario con l’uscita del loro 4° album “Locust Lunatic Asylum”. 

La formazione tedesca propone un album moderno, dalle sonorità pulite e veloci, che però è difficile da catalogare per genere e stile. 

Possiamo tranquillamente dire che “Locust Lunatic Asylum” è un album melodic death metal, dove convivono gothic, trash e prog, visto che alcune sonorità ricordano tanto i SOAD quanto i Rotting Christ.  

Le tracce, per un totale di poco più di 45 minuti di ascolto, entrano subito nella testa, questo per far capire quanto la parte melodica sia stata egregiamente sviluppata, soprattutto nella prima parte dell’album. Troviamo la lunga (non solo per il titolo) e melodica “Leave the Locust in the Lunatic Asylum” dove la voce si fa graffiante e pesante accompagnata da pesanti e ritmati riff di chitarre (appunto i rimandi ai Rotting Christ); “Paragon” e “Murphys Law” entrano subito nella testa già al primo ascolto, segno che si è lavorato davvero molto bene sulla melodia. 

“Powergenerator”, “My Enemy” potenti; “Collapse” e “Sober” sono le canzoni che più racchiudono tutte le tonalità dell’album. 

Verso la fine dell’album troviamo brani dalla composizione più destrutturata, meno veloci ma ugualmente potenti, come “Procrastination” e “Layer of Self”, che danno più movimento e che richiamano i già citati SOAD. 

Nel complesso l’album è progettato e realizzato molto bene, come già detto suoni puliti, potenti con un’attenta composizione delle melodie.

 

Anche l’aspetto grafico non è stato trascurato, regalandoci una bella copertina fredda, con un prato nero che accoglie un albero ormai spoglio e privo di foglie. Solo una fogliolina, rossa, sembra resistere ad un (apparente) vento gelido.

Siamo sicuri che il nostro Ungaretti avrebbe apprezzato... 

 

 

Mazia 

80/100